Il badante del Pdl

Alessandro Da Rold
26/01/2011

Chi è Mario Mantovani, nuovo coordinatore lombardo.

Il badante del Pdl

I maligni nel Popolo della Libertà un soprannome gliel’hanno
dato da tempo: «Il badante di mamma Rosa». Perchè Mario
Mantovani, classe 1950, nato e residente ad Arconate, cittadina
in provincia di Milano di cui è stato sindaco, il rapporto di
fiducia con Silvio Berlusconi se l’è guadagnato proprio al
fianco della madre del presidente del Consiglio: esperto di
assistenza agli anziani l’ha seguita fino agli ultimi giorni
di vita.
L’UOMO DELLA RIORGANIZZAZIONE. Fondatore di
Sodalitas, coorperativa sociale che gestisce alcune residenze per
ottuagenari, Mantovani sarà il nuovo coordinatore regionale
lombardo del Pdl al posto di Guido Podestà. Già sottosegretario
alle Infrastrutture, tra i fondatori di Forza Italia, esponente
della cosiddetta ala «movimentista», avrebbe già incassato
l’investitura ufficiale di Berlusconi. Non è una sorpresa
per gli addetti ai lavori: Mantovani, insieme a Denis Verdini e
Mario Valducci, deputato del Pdl, fu scelto dal Cavaliere già a
ottobre 2010 per riorganizzare il partito.

Podestà: la vicenda Minetti non c’entra

Podestà, fedelissimo di Berlusconi, già vicepresidente del
Parlamento europeo, ha lasciato il posto di coordinatore nel
pieno della
bufera Ruby
(leggi l’articolo), con Nicole Minetti,
consigliere regionale, nell’occhio del ciclone per le
indagini della procura di Milano.
Si è molto discusso in queste ore sui motivi del suo addio.
C’è chi ha ricondotto tutta la questione sotto la troppa
libertà lasciata a Sara Giudice, giovane militante che ha dato
il là alla
raccolta di firme per le dimissioni di Minetti
(leggi
l’articolo); chi invece ha ricordato che l’ex dirigente
della Edilnord era dato in uscita da diverso tempo, fin da dopo
le elezioni amministrative del 2008.
«TROPPI RUOLI, NON HO TEMPO». Lo ha chiarito lo stesso
Podestà il 26 gennaio. «Non c’entra la Minetti. Il discorso
è che avendo tanti ruoli, l’ultimo come presidente del
Consiglio delle autonomie locali della Lombardia di una settimana
fa, e in previsione di una campagna elettorale pesante a Milano e
provincia vedi Mantova, Pavia, Varese e altre città, uno deve
anche rendersi conto del fatto che alla fine il tempo è quello
che è. È più utile invece avere un coordinatore regionale che
non abbia altri impegni».
Insomma impegni che si sommano a impegni, ma anche un minore
feeling con il presidente del Consiglio. Nonostante le smentite
ufficiali, infatti, la vicenda Minetti, secondo il premier, non
sarebbe stata gestita a dovere dal partito lombardo, lasciando
troppo spazio alle critiche e poco alla
difesa dell’igienista dentale
(leggi l’articolo). Non
solo. Si racconta che Podestà non abbia digerito la sua
esclusione all’ultima riunione a porte chiuse a Villa San
Martino, il 24 gennaio, dove il sindaco di Milano, Letizia
Moratti, ha incontrato Berlusconi per pianificare le prossime
elezioni comunali.
Anche se va detto che il nome di Mantovani era in stand by da
tempo, cristallizzato in questa delicata fase politica per il
centrodestra. Poi, dopo la vicenda Ruby, l’improvvisa
accelerazione.

Obiettivo: contrastare l’avanzata della Lega

Secondo alcuni osservatori, la scelta di Mantovani come nuovo
coordinatore regionale sarebbe dettata da un motivo molto
semplice: il Cavaliere vedrebbe le elezioni nazionali vicine. In
realtà, come spiegano dal Pdl, le due vicende non sarebbero
direttamente collegabili, anche perché la tenuta
dell’esecutivo è tuttora oggetto di lunghe elucubrazioni tra
Roma e Milano.
Più probabilmente, aggiungono altri, la nomina di Mantovani
potrebbe inserirsi in un quadro di più ampio respiro, quello del
rafforzamento di un partito che in questi ultimi mesi ha perso
sempre più appeal sul territorio lombardo in favore della Lega
Nord di Umberto Bossi. Insomma, c’è da rimboccarsi le
maniche e portare avanti la riorganizzazione del partito.
Il 5 ottobre 2010, il premier riunì a Palazzo Grazioli i vari
responsabili organizzativi del Pdl: presenti il coordinatore
Denis Verdini, Mario Mantovani, che guidò i ’difensori del
voto’, e Mario Valducci, fondatore dei club della Libertà. A
loro il presidente del Consiglio chiese un impegno massiccio
nella riorganizzazione territoriale del partito con
l’obiettivo di arrivare a una presenza capillare sul
territorio: il momento è arrivato.
LA SORPRESA DI GELMINI E IL SILENZIO DI CL. Il
blitz del Cavaliere avrebbe colto di sorpresa perfino Mariastella
Gelmini, ministro dell’Istruzione molto ascoltata in
Lombardia, che negli ultimi tempi aveva continuato a sostenere
Podestà. In questo senso c’è persino chi aveva ipotizzato
di riaffidare a Gelmini il ruolo di coordinatore, mansione che
aveva svolto con capacità fino alla nomina ministeriale. Nessuna
possibilità, invece, per Licia Ronzulli, europarlamentare,
rimasta anch’essa scottata dal Rubygate.
Tra le frange del Pdl c’è chi avrebbe preferito la nomina di
Giancarlo Abelli, potente parlamentare pavese, molto vicino al
presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni. In realtà,
in un momento così delicato l’ala ciellina del partito
preferisce mantenersi defilata in attesa dell’evolversi della
situazione.
Meglio uno come Mantovani, insomma. Che alle scorse elezioni
formò l’esercito dei 120 mila ‘difensori del voto’
che presidiarono i seggi dei comuni italiani scongiurando il
paventato rischio di brogli. Berlusconi si convinse che questa
«grande operazione di democrazia e libertà» fece guadagnare al
Pdl oltre un milione di voti.