Trailer e recensione de “Il campione”

Il film di D'Agostini con Stefano Accorsi racconta le due facce di un calciatore di successo. Da una parte la fama e i soldi dall'altra la solitudine. Nessuna originalità, ma una riflessione sulle contraddizioni d'oggi. 

21 Aprile 2019 14.00
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Il regista Leonardo D'Agostini debutta alla regia di un lungometraggio con Il campione, film sul rapporto tra un giovane calciatore di talento, ma dalla vita privata complicata, e un professore di liceo che si occupa di lui in vista dell'esame di maturità. Christian Ferro (Andrea Carpenzano) a soli 20 anni conduce un'esistenza che molti ragazzi sognano: vive in un'enorme villa e ha macchine di lusso, la sua fidanzata è una celebrità sui social e ha un contratto stellare con la AS Roma. Eppure la sua vita privata nasconde dei lati oscuri. La sua infanzia tra povertà e degrado ha lasciato il segno e deve fare i conti con un padre assente e una madre uscita dalla sua vita troppo presto. Il presidente della sua squadra decide e lo obbliga a diplomarsi, affiancandolo a Valerio Fioretti (Stefano Accorsi).

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La sceneggiatura del film, firmata da Giulia Steigerwalt – che ha sviluppato un soggetto di Antonella Lattanzi e D'Agostini – non brilla per originalità e porta inevitabilmente a un confronto insostenibile con Will Hunting – Genio ribelle. Resta la buona interpretazione dei protagonisti: Carpenzano si cala bene nelle contraddizioni e nelle vulnerabilità del giovane Christian, mentre Accorsi mette a frutto tutta la sua esperienza nel rendere tutte le sfaccettature del prof. L'incontro-scontro tra i due protagonisti è fatto di momenti leggeri che si alternano a occasioni di riflessione sulla solitudine.

Regia: Leonardo D'Agostini; genere: drammatico (Italia, 2019); attori: Stefano Accorsi, Andrea Carpenzano, Ludovica Martino, Mario Sgueglia, Anita Caprioli, Massimo Popolizio, Camilla Semino Favro.

TI PIACERÀ SE: ami i film che sviluppano gli aspetti psicologici dei personaggi e affrontano i problemi della società contemporanea.

DEVI EVITARLO SE: non ami il calcio o ti aspetti una storia in grado di sorprendere.

CON CHI VEDERLO: con gli appassionati di calcio, per riflettere sulla vita dei campioni.

PERCHÉ VEDERLO: per apprezzare le buone interpretazioni dell’intero cast e un esordio alla regia convincente.

LA SCENA MEMORABILE: il primo incontro tra il campione e il professore.

LA FRASE CULT: «Non gliene frega a nessuno di questo ragazzo».

1. ACCORSI E IL LATO OSCURO DEL SUCCESSO

Stefano Accorsi ha raccontato di sentire proprie le tematiche affrontate da Il campione, in particolare ripensando a quando l'improvvisa popolarità gli aveva fatto provare la sensazione che gli fosse stata rubata l'intimità: «Ho sentito un impatto forte dopo alcuni film di grande successo, allora ho avuto bisogno di ritrovare la solitudine, me ne sono andato all'estero e quello mi ha placato».

2. UNA INIEZIONE DI REALISMO

Il film è stato girato sui campi sportivi di Trigoria e dello stadio Olimpico di Roma ed è stato realizzato compiendo un attento lavoro sulle biografie di grandi sportivi, considerati dei ribelli come George Best, Antonio Cassano e Mario Balotelli. La squadra della Roma e tutto il team dei dirigenti della società hanno aiutato la produzione: una iniezione di realismo nel racconto della vita quotidiana dei campioni e del mondo del calcio che conta.

3. PROTAGONISTA E TIFOSO

Il giovane Andrea Carpenzano ha vissuto l'interpretazione di un giocatore della sua squadra del cuore sentendo una grande responsabilità. Per dare vita alla sua interpretazione di Christian Ferro, l’attore si è ispirato, dal punto di vista sportivo, a celebrità come Cristiano Ronaldo e Francesco Totti, mentre le sequenze dedicate alla sua vita privata sono maggiormente legate ai colpi di testa di Balotelli e Cassano.

4. LA LEZIONE DI FRANCESCO TOTTI

Francesco Totti ha visto il film in una proiezione privata organizzata per lui e per la moglie Ilary Blasi. Il campione si è riconosciuto in molte situazioni, in particolare nel fatto che in campo e in pubblico si è spesso adorati, poi a casa si resta soli se non si ha una famiglia che offre sostegno.

5. I TIMORI PER LA CARRIERA

Stefano Accorsi ha ammesso di aver temuto che la sua scelta di vivere in Francia lo avesse un po' limitato nella carriera: «Per ben nove anni sono stato in Francia e ho girato in Italia solo quattro film. Gli ultimi anni in cui ho vissuto a Parigi avevo paura che il cinema italiano non mi cercasse più. Magari dall’esterno non si percepisce, ma il mio è un mestiere dove non si è mai al riparo. Io mi diverto molto e non vorrei perderlo quel divertimento».

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