Il carrello dei bolliti

Bruno Giurato
15/10/2010

Da star della televisione a icone patetiche.

Sono i veri grandi, ma ormai soprattutto d’età. Sono le cariatidi su cui si regge la repubblica tivù. Sono il carrello dei professionisti a lunghissima bollitura. Sempre lì, di anno in anno. Tutto scorre, ministri, consiglieri d’amministrazione e i direttori generali Rai. Loro non scorrono, restano. Sfidano le leggi della fisiologia.

L’isola dei furono famosi

Maurizio Costanzo, per esempio, commentava i mondiali 2010 insieme a Giampiero Galeazzi. Diceva cose come: «La levate la canzoncina? Sta parlando Galeazzi… ma robba da matti e “pi pi pi pi”, allora quando parlano loro me metto a fa’ “pri pri pri” con le mani di plastica!». Sorvoliamo sulle mani di plastica, il fatto è che in sottofondo non c’erano canzoncine. 
L’autore di Una giornata particolare, il domatore degli ospiti che sfilavano, a volte come imputati, sulla passerella del Parioli, sembra un po’ appannato, anzi parecchio. Ed è comprensibile a settantadue anni d’età, di cui quaranta in onda tra radio e tv. Ma Costanzo non se ne accorge o non vuole accorgersene, non molla e non vuole mollare. La luce rossa della telecamera per lui è come la mutua.
Alberto Arbasino diceva che si nasce “giovane promessa”, poi si passa alla categoria “solito stronzo” e si finisce a quella “venerato maestro”, ma se il venerato maestro lo ritroviamo in televisione oltre le condizioni psicofisiche, si rischia l’effetto carrello di bolliti. Assistendo un paio d’anni fa a una puntata di Tutte le mattine in cui Costanzo s’infilava le dita nel naso per minuti interi in diretta (scena riproposta a iosa da quei sadici di Blob) sembrava di assistere a una sorta di nuovo tipo di reality per anagraficamente avvantaggiati: L’isola dei furono famosi.

Il bisnonno

L’altro esempio autorevole è Pippo Baudo. Da sempre «sintonizzato sul penultimo paradigma del consenso popolare» (come scrisse Edmondo Berselli), da un po’ sembra essere sceso per lo meno al terzultimo. Memorabile il litigio con i giornalisti a Sanremo 2008, quando Baudo gridò che vogliono imbarbarire il pubblico e che viviamo in un «paese di merda». Detto da uno che ha fatto vanto di essere nazionalpopolare suonava come una manifestazione di elitismo quantomeno bizzara, o poco lucida.
Anche SuperPippo risulta appannato. Il suo Novecento di nuovo in onda su Raitre fa share da nicchia, 7%, ma la notizia vera è che il Pippo non più nazional-popolare ha dichiarato in questi giorni che presto potrebbe diventare bisnonno. Auguri.

Ottant’anni suonanti

Aldo Biscardi poi è uno che offre dati vertiginosi. Ottant’anni “suonanti” (è nato il 26 novembre 1930), trentuno (31) edizioni del Processo, il programma che dopo la scomparsa dei bar sport ha portato la caciara calcistica nelle case degli italiani. Il programma che è transitato per più canali, anche: Raitre, Tele+, Telemontecarlo, La7 e adesso 7 Gold.
E poi c’è la presenza biscardiana nella squadra di Quelli che il calcio. Ma è difficile stabilire se Biscardi sia o meno in calo di performance. La sua sintassi fu tutta una vertigine già dall’inizio, un brivido anche linguistico senza età e «cerchiamo di non provocare scintille polemiche, altrimenti si provocano polveroni che intorbidano le acque».

La «vecchia mitraglia»

Luciano Rispoli, 78 anni è entrato in Rai nel 1954 e nel marzo 2010 è approdato all’emittente Roma 1, sul digitale terrestre. Per il conduttore del Tappeto Volante, regolarmente massacrato da Enrico Lucci a Le Iene che lo pizzica nel punto x e lo chiama «vecchia mitraglia», si potrebbe ipotizzare un eterno ritorno. Ricomicerà da stagista a TeleCorace, nella natìa Calabria, riprenderà la carriera, e andrà avanti in un ciclo di tempo infinito.

Sereno invariabile

Ulteriore presenza inquietante del palinsesto Rai è Osvaldo Bevilacqua. Sempre più secco, con i capelli di sfumatura sempre più sull’arancione. Classe 1940, ha dichiarato «Sereno Variabile? Non lo lascerò mai» e ci crediamo tutti. Maria Giovanna Elmi, che co-conduceva il programma, nel 1990 ha pensato di mettersi da parte, ma il Bevilacqua continua.
La cosa fa riflettere sul fatto che il carrello degli stagionati non comprende donne: è un carrello tutto andrologico. Il pellegrinaggio infinito di Osvaldo per piazze, colline, ristoranti, sagre della fontina in Val D’Aosta e del Cous Cous a Trapani comincia ad assomigliare a quello dell’ebreo errante come lo raccontava Apollinaire, destinato e camminare per il mondo fino al Giudizio Universale.

Star Trekka

E poi c’è il professor Fabrizio Trecca, anche lui del 1940, che con il suo Vivere meglio su Rete4 fa sempre effetto, specialmente per le goffe e imprescindibili performance che hanno fatto la fortuna anche di Striscia La Notizia. Trecca si occupa di medicina, sport, cosmesi estetica, fitness e chirurgia plastica.
Il programma ha il suo bravo successo grazie anche alle immancabili modelle in costume da bagno distese sul lettino, che fungono da figuranti nelle “dimostrazioni” di questo o quel medico con tanto di inquadrature che indugiano sulle curve. Trecca è e resta un alieno della tivù soprattutto perché in gioventù ha scritto un libro di fantascienza, e sul suo camerino ha fatto scrivere: «Star Trekka».

Maestri in salsa piccante

«Sono malati di televisione» ha detto il critico televisivo Aldo Grasso a Lettera 43. «Non è bello generalizzare, ma molti di questi personaggi televisivi nella vita normale sentono il peso degli anni. In certi casi la Tv fa da “camera di rianimazione”. A volte uno studio televisivo si trasforma nella casa perfetta per anziani». Aggiunge Grasso: «Ci sarebbe da notare anche che i conduttori stagionati sempre in video sono il contrappeso perfetto alla tv reality, al velinismo e al tronismo. In entrambi i casi più che una performance, un lavoro, si mostra un personaggio in quanto personaggio. Conta sempre meno ciò che uno sa fare».
Come diceva il papagallo del pasoliniano Uccellacci e uccellini: «Bisogna mangiare i propri maestri in salsa piccante». Era una citazione del filologo Giorgio Pasquali. In certi casi di mostarda ne serve davvero tanta.