Il Carroccio fa il bunga bunga federalista

Mario Sechi
04/02/2011

Il decreto sul federalismo e le votazioni su Ruby al centro dei quotidiani del 4 febbraio.

Il Carroccio fa il bunga bunga federalista

Siamo al bunga bunga federalista, versione riveduta e scorretta del credo incarnato in Alberto da Giussano.
É la nuova frontiera della politica che il giornalismo registra, amplifica, sottomette al lessico sincopato e al titolo da prima pagina. Repubblica si ‘messaggerizza’ e fa una parola e una virgola nella sua apertura: «Federalismo, stop in Parlamento».
Dettaglio tecnico: il decreto va avanti lo stesso. Lo stop non funziona. Il connubio tra sesso e potere nel giornalone di Ezio Mauro emerge nel combinato-disposto con il catenaccio dove compare lei, la Nuova Opposizione interna al Cav dopo Fini: «Ruby, la Camera boccia le richieste dei pm».
Sorpresa del giorno, il Corriere della Sera quasi riesce a fare un titolo d’apertura che ha un’anima: «Sul federalismo Bossi non rompe». Chi legge doppi-sensi e controsensi é fuoristrada. Trattasi di deragliamento involontario ‘de colore’ per un giornale che si sente a suo agio nel grigiore.
Il resto? Notizie del giorno prima giá viste in rete, o ripubblicazioni di cose già macinate dalla storia quotidiana.
Ah, i dolori del giovane Internet. Il Giornale ci delizia con il neorealismo del riscatto sociale associato al misfatto editoriale: «Vi racconto la vera Ruby». Parla l’amica di Messina e per noi questo è sufficiente per vedere cosa combinano a Il Fatto.
IL FATTO COME ELLROY. La fusione delle anime giacobine ha prodotto un marcantoniotravagliopadellaro che erutta (con la ‘e’ davanti, of course) un eloquente «Il re nudo (con le ragazze)» e così siamo al raccontino del Silvio che sta insieme alle girls, viene immortalato e, flash! flash!, la storia assume il tono di un libro di James Ellroy in cui il direttore della rivista Hush Hush ricatta tutta Hollywood.
Qui nella realtá del Belpaese si dice che le foto vengano offerte ai giornali a cifre astronomiche. Ah, dettaglio tecnico: non sono quelle «irrilevanti ai fini dell’inchiesta» che ha in mano la procura di Milano.
Messa così la situazione per Silvio é disperata, ma a Il Tempo abbiamo individuato una soluzione molto pia: «Berlusconi prende i voti». No, non si fa prete e d’altronde ha sempre detto «non sono un santo», é che in Parlamento i voti continua ad averli.
Registra lietamente il momento magico Il Foglio: «L’aria buona di Roma». Silvio c’é e senza voti non lo schiodano. It’s all? È tutto? Nel mondo accadono cose grosse, yes, ma noi ne siamo fuori o meglio ci siamo più che dentro, ma in maniera lievemente distratta e molto bislacca.
Be’ di dritto e di rovescio la cronaca nazionale é questa, inutile girare la frittata e altre paginone. E non dite che è colpa dei giornalisti.

Mario Sechi è direttore del quotidiano Il Tempo