Il Caso Ruby e la voce chiara della Chiesa

Edoardo Caprino
21/01/2011

Attesa per le parole di Bagnasco, che il 24 aprirà la conferenza Cei.

Dall’editoriale di Marco Politi, vaticanista de Il Fatto, fino al pezzo in prima pagina di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, i giornali di giovedì 20 invocavano, o attendevano, ­ un intervento della Santa Sede che puntualmente si è materializzato nel segretario di Stato Tarcisio Bertone.
IL RICHIAMO ALLA MORALITÁ. Il numero due del Vaticano, il più stretto collaboratore di Papa Ratzinger, ha usato parole chiare e perfettamente in linea con gli auspici espressi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nell’ordine il richiamo, anzi l’invito a «un impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità». Perché «moralità, giustizia e legalità siano i cardini di una società che vuole crescere». La preoccupazione è l’immagine che si trasmette alle famiglie e alle giovani generazioni, da sempre oggetto di attenzione e premure da parte della Chiesa.
SPETTACOLI INDECOROSI. L’impressione generale è che, stavolta, la misura sia colma anche per le personalità ecclesiastiche finora più riottose a biasimare i comportamenti e le azioni di cui è accusato il presidente del Consiglio. Diversi vescovi, come per esempio su La Repubblica Giancarlo Bragantini, ex prete operaio, alla guida della diocesi di Campobasso e Boiano dopo anni di “trincea” a Locri, parlano esplicitamente di «spettacoli indecorosi»  legati all’avvilimento della figura femminile, con l’esaltazione della corsa al denaro, alla ricchezza, al potere. Tutti aspetti contrari all’insegnamento promosso dalla Chiesa.

Il ruolo di Angelo Bagnasco

Il cardinal Bertone non ha mai chiuso, in passato, le porte del dialogo con l’attuale governo. Si sa che il primo interlocutore per le questioni delicate Stato-Chiesa è Gianni Letta, stimatissimo oltre Tevere (e non solo). È lui che in passato ha compiuto “miracoli” nel ricucire i rapporti con il Vaticano e la Chiesa italiana.
GLI INTERVENTI DI LETTA. Basti solo pensare alla cerimonia della Perdonanza a L’Aquila il 27 agosto 2009 quando, per volere del Vaticano, saltò la cena tra il segretario di Stato Bertone e il premier Berlusconi e il capo del Governo venne sostituito proprio dall’abruzzese Letta. Erano quelli i giorni delle pesanti accuse de Il Giornale al direttore di Avvenire Dino Boffo con l’invito da parte della Chiesa, pubblicato da L’Osservatore Romano, a non essere coinvolta in situazioni politiche contingenti. I contatti, gli incontri si sono ripetuti anche con cene informali, come quella a casa di Bruno Vespa con commensali Berlusconi, Bertone e altre autorevoli figure istituzionali come il governatore Mario Draghi.
OCCHI PUNTATI SU BAGNASCO. Quanto sta avvenendo in questo periodo è cosa ben diversa rispetto al passato: lo testimoniano gli editoriali del direttore de L’Avvenire Marco Tarquinio, quelli del direttore del Sir, l’agenzia stampa della Conferenza episcopale italiana (Cei), Paolo Bustaffa, e le dichiarazioni del presidente della Cei Angelo Bagnasco. L’arcivescovo di Genova avrà gli occhi puntati lunedì 24 gennaio quando, con il suo discorso, aprirà i lavori del consiglio permanente della Cei.
NUOVE FIGURE DI CATTOLICI. Più volte Bagnasco, nel recente passato, ha invocato una nuova stagione della politica, con un rinnovato impegno dei cattolici in quella che Paolo VI chiamava «la più alta forma di carità». Bagnasco ha chiaramente auspicato che nuove figure di cattolici, in particolare giovani, decidano di impegnarsi per il bene del Paese. Dietro queste parole non è corretto leggere una preferenza di campo. Sono finiti i tempi dell’unità politica dei cattolici, anche se molti presuli italiani non vedrebbero di cattivo occhio il ritorno a una politica di centro moderata, avendo per ora mal ingoiato un bipolarismo che ha provocato la diaspora dei cattolici.

In attesa di una voce forte e chiara

Nel fine settimana del 22 e 23 gennaio il cardinale Bagnasco, come consuetudine prima di ogni Consiglio permanente Cei, sarà in Vaticano ed è facile intuire che l’oggetto dell’incontro sarà quanto dirà il 24 ai suoi colleghi vescovi. La “base” locale delle Diocesi è il termometro più sensibile degli umori cattolici; il sentimento generale è non solo lo stupore per le accuse, ma in particolare per il decadimento morale che questa vicenda sta portando all’attenzione dell’opinione pubblica. È per questo che occorre correre subito ai ripari facendo sentire alta e forte, da parte della Chiesa italiana e non solo, la voce di condanna e di giudizio morale.
IL DISAGIO DI CL. Diverse associazioni cattoliche italiane hanno già manifestato apertamente il loro disagio. In altre per ora si nota un assordante silenzio (Comunione e liberazione prima di Natale ha diffuso il tradizionale volantino in cui si accennava ai problemi che attanagliano la nazione, in particolare il calo di desiderio di cui parla l’ultima analisi Censis). 
Appaiono però lontani i tempi delle standing ovation e le acclamazioni che il premier aveva avuto al meeting di Rimini. Già nel corso della passata edizione agostana si erano rincorse le voci in sala stampa di un possibile arrivo del premier alla ricerca di un bagno di folla, pare che il blitz sia stato sconsigliato dagli stessi organizzatori (così riportavano le cronache). Al contrario, si fece vedere il leader del Partito democratico Pierluigi Bersani, da sempre presenza fissa agli incontri riminesi.
L’IPOTESI FORMIGONI. E se poi si concretizzerà l’ipotesi di Roberto Formigoni come possibile premier post Berlusconi, voce che incomincia a circolare con i nomi di Tremonti e Alfano, è probabile che il mondo cattolico non avrà problemi a identificarsi in una figura, quella del presidente della Regione Lombardia, ben diversa rispetto a quella di Berlusconi. Anche per i settori più riottosi a rompere i canali di comunicazione con il premier Berlusconi è finita la politica delle concessioni contro silenzio. Il limite ormai è stato superato e il feeling, lo testimoniano Bertone e l’Osservatore Romano, è solo con il Colle.