Il Cav non è poi così male

Redazione
15/12/2010

Contrordine compagni. Silvio Berlusconi non è poi così male. Il giorno dopo il voto di fiducia ottenuto dal Cavaliere alla...

Il Cav non è poi così male

Contrordine compagni. Silvio Berlusconi non è poi così male. Il giorno dopo il voto di fiducia ottenuto dal Cavaliere alla Camera, uno dei giornali finora più critici con il premier, il Financial Times, ha fatto marcia indietro (leggi gli altri commenti sul giorno della fiducia).
«Bisogna dare credito a Silvio Berlusconi», è l’inizio del commento pubblicato il 15 dicembre. «Il primo ministro italiano ha governato meno peggio di quello che sostengono i suoi detrattori. Il Paese tiene, il sistema bancario si è scoperto essere poco invischiato nello scoppio della bolla del credito, la crescita del Pil, seppur lenta, è rimasta costante, l’inflazione è moderata, il rapporto tra debito e Pil è cresciuto in misura minore rispetto a quello di altri Paesi ricchi, e gli italiani stanno regolarmente acquistando quasi tutto il debito (anche se lo spread con i bond tedeschi è aumentato)».
Il dietrofront è totale, e arriva a toccare anche gli aspetti meno “politici” della condotta del presidente del Consiglio: «Le incrinature morali, i dubbi accordi economici, le idiosincrasie politiche di Berlusconi non sono attraenti. Ma anche se un uomo politico meno auto-indulgente di lui avrebbe forse potuto raggiungere traguardi migliori nella soluzione dei grandi problemi istituzionali italiani (corruzione politica, il Sud permanentemente povero, la troppa evasione fiscale e il crimine organizzato), bisogna riconoscere che nessuno di questi aspetti è peggiorato dal 2001 a oggi».
Anche sulle difficoltà economiche del Paese, il Ft ha sottolineato come Berlusconi si sia tenuto alla larga da politiche populiste in grado di avvicinargli l’opinione pubblica a scapito dei conti: «Spesso la sua politica interna è debole, ma Berlusconi non si è rifugiato in un pericoloso populismo finanziario. Quando la recessione ha colpito in modo più duro, d’accordo con Giulio Tremonti (e grazie a una competente burocrazia non politica), il Primo ministro italiano ha capito che un sostanzioso pacchetto-stimolo gli avrebbe consegnato soltanto i titoli dei giornali. Non avere ceduto all’ipotesi di montagne di soldi a prestito gli ha portato invece il ringraziamento degli investitori».