Il Colonnello previene

Vita Lo Russo
04/02/2011

Gheddafi spende 90 miliardi per evitare rivolte.

Il Colonnello previene

Muammar Gheddafi, 69 anni, fa l’equilibrista. Tripoli sembra avvolta da una calma surreale e il Colonnello ha stanziato il 3 febbraio 90 miliardi da investire in case, occupazione e sussidi. Una cambiale che ha staccato ai suoi sudditi con la quale ha cercato di ravvivare il consenso ed evitare pericolose ondate di protesta che gli potrebbero far fare la fine di Ben Alì (leggi l’articolo sul contagio della rivolta nordafricana).
La Libia, stretta a ovest da Algeria e Tunisia e a Est dall’Egitto, a rigor di logica potrebbe essere la prossima “vittima” del vento rivoluzionario che da fine dicembre sta sconvolgendo il Maghreb. Per questo Gheddafi da un mese, a cadenza quasi settimanale, elargisce regali ai suoi.

Una pioggia di dinari per consolidare il consenso

La prima operazione popular è datata 9 gennaio: il governo di Tripoli dalla sera alla mattina ha soppresso i dazi e tutte le tasse sui prodotti alimentari di prima necessità, compreso il latte per bambini. Una misura eccezionale spinta ufficialmente dalle impennate dei prezzi dei generi alimentari sui mercati internazionali, ma che cadeva nei giorni più caldi della rivolta del pane di Tunisi e Algeri (leggi l’articolo della guerra del pane in Tunisia).
AIUTI AGLI STUDENTI. Dopo qualche giorno arrivò il secondo regalo. Gli studenti tunisini iscritti all’Università Al Fatah della capitale libica, il 20 gennaio sono stati sollevati dal pagamento delle tasse universitarie. La spiegazione ufficiale è stata quella di garantire gli studi ai giovani e far vedere al mondo di essere un governo attento all’istruzione. Ma il sospetto è che l’operazione sia servita anche sedare contagi sessantottini di matrice universitaria.
Erano giorni caotici e la posizione del leader libico non era chiara. In un primo momento Gheddafi aveva espresso il suo sostegno all’ex presidente Ben Ali, per poi dichiarare altrettanto pubblicamente la sua vicinanza ai rivoluzionari. «Il popolo ha il diritto di darsi un governo», sentenziò in un intervento alla tivù tunisina Nesma lo scorso 25 gennaio. «Non posso che sostenere il potere delle masse».
SILENZIO SUL CAIRO. Aperture minori sono state mostrate agli egiziani. Dall’inizio della rivolta del Cairo, Muammar non ha aperto bocca. Le agenzie stampa di Tripoli hanno riferito di tre colloqui telefonici con Hosni Mubarak nel corso della scorsa settimana, di cui si ignorano i contenuti (leggi la cronaca degli scontri in Egitto).
E mentre in Egitto le tensioni diventavano incontrollabili, in Libia è partita una seconda ondata di riforme che ha tagliato, grazie allo stanziamento di 4 miliardi di euro, i prezzi di benzina e farmaci, e ha risposto all’emergenza abitativa del Paese.
Nella notte fra il 13 e il 14 gennaio, infatti, alcuni cittadini libici avevano occupato diverse centinaia di alloggi ancora non terminati sulla strada che collega l’aeroporto alla capitale.
Gheddafi, dal canto suo, ha prima dichiarato che «la casa è un diritto»; poi ha ordinato lo sgombero delle occupazioni abusive, infine ha creato un fondo di 15 miliardi di euro destinato alla costruzione di nuovi alloggi popolari.
IL MAXI PIANO DA 90 MILIARDI. Tanto il piano casa quanto quello per la stabilizzazione dei prezzi, il 3 febbraio si sono rivelati essere solo una piccola parte del piano di investimenti che le autorità libiche hanno varato, in via del tutto straordinaria e inattesa, per rilanciare il Paese.
Il Colonnello ha tirato fuori dal cilindro dei fondi sovrani la cifra record di 150 miliardi di dinari (circa 89 miliardi di euro) destinandoli a un piano infrastrutturale senza precedenti che comprende la costruzione ex novo di tre aeroporti, dieci porti e 300 mila di abitazioni, centinaia di scuole e ospedali, centrali elettriche, per un totale di 40 mila nuovi posti di lavoro.

«I libici soddisfatti restano con il Colonnello»

Gheddafi sa quello che fa. Ne è convinto Paolo Greco, l’unico avvocato italiano che è stato ammesso nel foro libico. «Nel giro di 30 giorni il leader ha abbassato il prezzo di riso, farina, olio e zucchero», ha raccontato a Lettera43.it. «La benzina, che qui non è mai stata cara, è scesa a nove centesimi di euro a litro».
Se anche i libici fossero disorientati dalle rivoluzioni di Cairo, Tunisi e Algeri, ecco il poker d’assi fatto di sussidi, case e posti di lavoro, calato dal governo per consolidare il consenso. E comunque il malcontento popolare a Tripoli, secondo Greco, non è paragonabile alla rabbia del Cairo. «Questa non è la Tunisia né l’Egitto: il reddito pro-capite libico è di 15 mila dollari l’anno, quello dei vicini oscilla tra i 4 e i 5 mila dollari»
PIÙ BARILI CHE ABITANTI. La Libia è nata fortunata, ha ricordato il legale: «Il Paese ha un territorio vasto sette volte l’Italia dove vivono sei milioni di persone e si producono due milioni di barili di petrolio al giorno».
Le risorse naturali sono fonte costante di profitti che le autorità dosano, a seconda delle necessità, investendo nei servizi sociali e nello sviluppo economico.
Con l’aumentare delle violenze e del numero delle vittime in Egitto, anche i distratti e soddisfatti libici hanno cominciato a drizzare le antenne. «I cittadini», ha spiegato ancora il legale, «leggono le rivolte con occhi diversi. Quella tunisina è vista come una rivoluzione francese, che nasce dal basso mossa da un forte impeto democratico e si teme possa influenzare la parte ovest del Paese; quella egiziana viene interpretata come una resa dei conti spinta dagli Stati Uniti d’America che hanno favorito il rientro Mohamed El Baradei».
I libici, che in questo momento scenderebbero in piazza solo in nome della democrazia, sono troppo pochi. E quindi, se soldi lavoro e casa fanno la felicità, allora la Libia è destinata a restare con il Colonnello.