Il contro-scisma britannico

Redazione
18/10/2010

di Lorenzo Berardi Uno scisma in piena regola. È quello che sta portando alcuni sacerdoti della chiesa anglicana verso il...

Il contro-scisma britannico

di Lorenzo Berardi

Uno scisma in piena regola. È quello che sta portando alcuni sacerdoti della chiesa anglicana verso il Vaticano.
Come riporta il Guardian del 18 ottobre, padre Stephen Bould e i suoi parrocchiani della chiesa di Folkestone, nel Kent, potrebbero essere i primi a separarsi dalla Chiesa d’Inghilterra mentre altri sacerdoti anglicani sarebbero in procinto di seguirli. Padre Bould è stato il primo ad avere confermato la propria decisione di ripudiare l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, a favore di papa Ratzinger.
Domenica 17 ottobre è toccato al vescovo del quartiere londinese di Fulham, Joan Broadhurst, dichiarare la propria intenzione di entrare a fare parte dell’ordinariato, un’organizzazione creata da Benedetto XVI per consentire agli uomini della chiesa anglicana di sposare la Santa Sede, senza smarrire le proprie radici protestanti.
L’edizione domenicale del Times ha inoltre confermato che almeno altri due importanti prelati anglicani, Andrew Burnham e Keith Newton, vescovi di Ebbsfleet e Richborough si uniranno alla protesta e sono già in procinto di rassegnare le proprie “dimissioni pastorali” dalla chiesa d’Inghilterra. I reverendi Burnham e Newton pare siano seguiti da «dozzine di esponenti del laicato anglicano» intenzionati a esprimere il proprio risentimento verso le posizioni della chiesa britannica.

Questioni di campanile

Un vero e proprio schiaffo alla regina quello orchestrato dai sacerdoti anglicani ribelli. Visto che Elisabetta II è quello formalmente a capo della chiesa anglicana.
Il motivo principale della protesta, culminata nel clamoroso riavvicinamento alle posizioni della chiesa cattolica è l’opposizione dei padri contestatori al sacerdozio femminile. Ma vi è di più. Se una delle ragioni fondanti di questo slancio ecumenico verso Roma è legata all’apprezzamento per il tradizionalismo di Ratzinger in opposizione alle posizioni progressiste di Williams, il Times ha rintracciato anche motivazioni economiche.
I sacerdoti ribelli non intendono, infatti, rinunciare al proprio patrimonio economico e immobiliare che, nel caso di un loro passaggio a Roma, deve tornare nelle mani dello Stato britannico.
Fino a ora, le proprietà della chiesa nazionale hanno goduto di una serie di speciali agevolazioni fiscali nota come VAT Refund Scheme, ma questa politica potrebbe presto finire e mettere in pericolo la stessa sopravvivenza di alcune congregazioni del Regno Unito. Ecco perché, da un lato i transfughi anglicani si rifiutano di cedere alla regina le proprie parrocchie e, dall’altro, per la Church of England può essere più conveniente non entrarne in possesso. 
Tuttavia la chiesa anglicana vuole impedire per principio ai sacerdoti ribelli di trattenere il patrimonio immobiliare. Un tipico caso di dog in the manger, espressione idiomatica che può tradursi con il concetto di “impedire a qualcuno di godere di ciò che ad altri non serve”.

La santa indignazione

Il vescovo Broadhurst non ha usato mezzi termini: «Il sinodo generale della chiesa anglicana è divenuto vendicativo e malvagio. Ha adottato un comportamento fascista nei nostri confronti, mettendo ai margini coloro che si sono opposti al sacerdozio femminile. Non ci hanno dato alcuno spazio di discussione». Veri e propri toni da crociata che vengono ripresi da padre Bould, intervistato dal Guardian nella sua parrocchia abbarbicata sulle scogliere del Kent: «Oggi stiamo combattendo una battaglia. E ci batteremo con stile, energia e immaginazione».
Il blogger cattolico conservatore Chris Gillibrand, lui stesso convertitosi dall’anglicanesimo, ha definito la situazione come «la Dunkerque anglo-cattolica» riferendosi alla storica battaglia della Seconda Guerra mondiale che vide le forze tedesche circondare quelle britanniche. La decisione di Hitler di temporeggiare consentì agli inglesi di riparare in madrepatria e segnò un momento di svolta del conflitto.
In questo caso, invece, i sacerdoti ribelli non paiono non avere alcuna intenzione di allentare la morsa sferrando un attacco diretto alla Church of England che, a sua volta, non intende fare un passo indietro.
Lo scontro sta già avvenendo senza esclusione di colpi. Ed è una blitzkrieg, una guerra lampo. Le defezioni dalla Chiesa anglicana stanno infatti seguendo un pecorso anomalo e una procedura d’urgenza. Come ha fatto notare Ruth Gledhill, corrispondente del Times, i tradizionali canali ecumenici sono stati bypassati con la creazione dell’ordinariato.
La possibilità di passare da Canterbury a Roma per un sacerdote anglicano è in realtà sempre esistita, ma l’iter era finora condotto in maniera più cauta dal concilio per l’unità cristiana. In questo caso tutto si è svolto nella massima segretezza, sotto il coordinamento della congregazione per la dottrina della fede, a capo della quale sedeva proprio l’attuale Papa Benedetto XVI.

Lo scambio dei prelati

In tutto questo, il casus belli ufficiale è rimasto il sacerdozio femminile. Christina Rees, membro del sinodo generale della Church of England e portavoce di Watch, gruppo a favore del sacerdozio femminile, non si è stracciata le vesti: «Mi rattrista che alcuni vogliano lasciare la chiesa anglicana per via della presenza di donne parroco. Ma se il vescovo di Fulham considera la chiesa d’Inghilterra fascista dopo avervi svolto il proprio ministero sacerdotale stipendiato, allora cosa dirà a proposito della chiesa cattolica?».
Citando una propria fonte anonima, il Times ha preannunciato che la separazione fra gli ex sacerdoti anglicani contrari al sacerdozio femminile e la Church of England avverrà entro Natale. Fra il serio e il faceto, lo storico quotidiano londinese si è chiesto se «i cattolici non possano cedere agli anglicani alcuni dei loro sacerdoti più liberali in compensazione».