Il costo della protesta

Redazione
19/10/2010

di Denise Faticante Pagare una tassa per manifestare, sfilare in corteo schivando il centro storico e seguire un calendario prestabilito...

di Denise Faticante

Pagare una tassa per manifestare, sfilare in corteo schivando il centro storico e seguire un calendario prestabilito per far sentire la rabbia della popolazione nelle piazze. Non c’è più tempo: Roma, i cittadini, ma soprattutto il Campidoglio sono esausti.
«La Capitale non può più essere ostaggio di manifestazioni, sit-in e proteste», ha dichiarato dopo la grande adunata della Fiom di sabato 16 ottobre a Piazza San Giovanni, il sindaco Gianni Alemanno, lanciando ancora una volta il suo grido d’allarme.
Stando ai dati forniti dal Campidoglio, negli ultimi sei mesi, a Roma, ci sono state più di 500 manifestazioni.
Secondo i dati ufficiali di questura e prefettura, nel 2009 ci furono 37 cortei tra nazionali, regionali e provinciali. Per non contare i sit in che nello stesso anno furono 184, per un totale di 221 appuntamenti autorizzati. Manifestazioni di protesta ed eventi che nei primi sette mesi del 2010 sono lievitate a 567. Pur contando i tre mesi estivi e la tregua natalizia, fanno quasi due proteste al giorno.

Non possono rimetterci solo i cittadini romani

Da qui l’esasperazione di Alemanno che questa volta, per raggiungere l’obiettivo ha messo alle strette il prefetto, Giuseppe Pecoraro, con il quale ha aperto un tavolo di trattativa.
Non solo: se anche questo incontro finirà con un nulla di fatto, il primo cittadino romano è intenzionato a usare i suoi poteri speciali, come commissario straordinario per l’emergenza traffico.
Insomma, il sindaco ha fretta e mette sul tavolo subito le proposte della sua amministrazione. Prima fra tutte quella del balzello. Un “obolo” per la protesta? «Certo» risponde Alemanno. «Non possiamo pagare solo noi, non può pagare solo il cittadino romano». Una tassa, quindi, che possa, secondo il sindaco, “risarcire” i servizi della città, come quelli della pulizia delle strade.

I circuiti della protesta

Alemanno, ma anche Fabrizio Santori, presidente della commissione sicurezza,  parlano di diritto alla mobilità e alla libera circolazione», che però in questo caso cozza con il diritto costituzionalmente garantito a manifestare.
Ancora non è stata resa nota la cifra, ma sicuramente le spese andranno a carico degli organizzatori. Dagli agricoltori, quindi, agli studenti, passando per i precari e gli insegnanti: prima di dissentire mettano mano al portafoglio.
Ma sul tavolo ci sono anche altre proposte, come quella di restringere il raggio di azione dei manifestanti. Solo cinque percorsi, in centro ma fuori dal circuito turistico: da piazza della Repubblica a piazza di Porta San Giovanni. Da piazza della Repubblica a piazza Madonna di Loreto. Da piazza della Repubblica a piazza Bocca della Verità. Da piazza dell’Esquilino a piazza Bocca della Verità e da piazza Bocca della Verità a piazza Navona.
Itinerari disponibili però solo il fine settimana. Diversa storia per i sit-in, i luoghi deputati sarebbero: piazza Bocca della Verità, piazza del Campidoglio, piazza Ss. Apostoli, piazza della Repubblica, Circo Massimo, piazza Farnese, piazza Navona e piazza del Popolo (oltre alle sedi istituzionali coinvolte nelle proteste). Ora tutto è nella mani di prefetto, Campidoglio, partiti e sindacati che in settimana dovrebbero partorire un protocollo di intesa.