Il debito pubblico impone scelte dolorose

Roberto Mazzotta
03/02/2011

La condizione disastrosa dei conti dello Stato non può aspettare soluzioni a lungo termine.

Il debito pubblico impone scelte dolorose

Le sortite di Amato e di Capaldo hanno provocato le reazioni facilmente prevedibili. Ad alta voce quelle degli attori politici che, in un periodo probabilmente pre-elettorale, hanno trattato nel modo ovvio uno degli argomenti più impopolari che si possano immaginare. In silenzio quelle degli osservatori, ben consapevoli dell’ineluttabilità di dare risposta alla sgradevole questione.
Il costante aumento relativo del debito italiano (vai all’approfrondimento) è figlio della bassa crescita, ormai quasi ventennale, dell’economia. La medesima è, a sua volta, figlia in buona parte dell’eccessivo debito e della quota mostruosa di risorse destinate al suo servizio.
Il cane si morde la coda. Con una prospettiva di tassi crescenti, l’idea di migliorare il rapporto debito-pil anno dopo anno, anche stringendo i denti è poco persuasiva. Il recupero di capacità competitiva necessario si potrebbe forse ottenere trasformando gli italiani in una nuova popolazione ibridata, mezza malese e mezza cinese. Nella patria dei festini la cosa non appare probabile.
D’altra parte, bisogna considerare che, proseguendo nel declino, il valore degli attivi che formano la ricchezza privata è destinato a contrarsi.
In prospettiva si accentuerà quanto è già cominciato, poichè il valore dei cespiti mobiliari e immobiliari è una variabile sostanzialmente dipendente dalla capacità competitiva del Paese e dalla crescita della sua economia.
ANTICIPARE BRUXELLES. Sono del parere che mobilitare oggi la ricchezza privata per ridimensionare il vincolo del debito sia un proposito corretto e totalmente in linea con il possibile e auspicabile percorso di integrazione progressiva delle politiche fiscali e di bilancio nell’eurozona.
Bisogna vedere se siamo in grado di anticipare in via autonoma quanto ci potrà venire imposto nel futuro prossimo da regole esterne in modo più doloroso e costoso, sia in termini economici che politici.
La selva di proteste che si è levata da destra e da sinistra all’insegna del “mai e poi mai” è totalmente comprensibile ma altrettanto irragionevole.
Del resto, pretendere che il malato abbia simpatia per il chirurgo è eccessivo.
Il problema vero sta tutto nel “come”. È utile quindi che si apra una discussione attenta e competente sulle possibili strumentazioni operative, tenendo conto dei problemi connessi alla loro applicabilità ed efficacia, agli effetti distorsivi, al potenziale recessivo nel breve termine.
SOLUZIONE TECNICA. La questione ha un peso politico dirompente, ma la parte più delicata e decisiva riguarda la sua strumentazione tecnica. Avendo acquisito il dissenso quasi universale della rappresentanza politica, sarebbe molto utile mettere a punto possibili alternative tecnicamente efficaci ed equilibrate.
È noto che quando la politica giudica che il tempo sia maturo, lo spazio per la riflessione non è concesso e l’emergenza produce mostri.
Naturalmente, un’operazione assai complessa come quella indicata non potrà vivere in solitudine. Dovrà essere accompagnata da una revisione strutturale dei meccanismi di spesa. La richiesta tedesca di dare rilievo costituzionale all’equilibrio di bilancio va nella direzione giusta.
Così come dovrà essere ripresa l’azione di dimagrimento dello Stato padrone, anche se le condizioni della ricchezza pubblica che esistevano nel ’92 non le abbiamo più.
Purtroppo quindici anni di bassa crescita e di mancata liberalizzazione dell’economia presentano un conto molto salato.