Il dragone ti spia

Redazione
19/10/2010

Di Gianluigi Negro Da una settimana è in atto uno scontro molto duro tra due dei due software più utilizzati...

Il dragone ti spia

Di Gianluigi Negro

Da una settimana è in atto uno scontro molto duro tra due dei due software più utilizzati in Cina: Tencent Qq, il programma di messaggeria istantanea utilizzato ogni giorno da oltre 100 milioni di utenti cinesi e Qihoo 360, un’azienda molto famosa per aver realizzato uno degli antivirus di maggiore successo nella Repubblica popolare. Un colosso con oltre 250 milioni di abbonati.
Nei giorni scorsi Qihoo 360 ha accusato Qq di aver violato la privacy di molti utenti aggirando, di fatto, la legge. In seguito al controllo eseguito da Qihoo 360 alla fine di settembre scorso è emerso, infatti, che Qq in soli 10 minuti è capace di monitorare oltre 913 file di cui ben 64 privati. Tencent, l’azienda sviluppatrice del programma di messaggeria istantanea, ha smentito tale assunto il tutto accusando a sua volta Qihoo di pubblicizzare alcuni dei suoi prodotti su siti web ritenuti pornografici.

Tra ganster e tartarughe

Nel frattempo, la disputa si è spostata in tribunale, e non solo. Il 18 ottobre i due colossi del web cinese hanno dato vita a un acceso confronto televisivo ospitato dalla Cctv, l’emittente di Stato.
Se da una parte i portavoce del programma di messaggeria istantanea hanno accusato i loro interlocutori di essere dei «ganster», dall’altra Qihoo 360 ha paragonato il comportamento dei quadri dirigenziali di Qq a quello di una «tartaruga che infila la testa nel guscio».
Similitudini a parte, l’argomento sembra aver suscitato l’ilarità di alcuni netizen. A tal proposito va segnalata la simpatica vignetta del fumettista cantonese Liu Xiaoguai e tradotta da Tommaso Facchin per Cineresie.info.

Mancano privacy e sicurezza

La disputa fa emergere due criticità presenti nel web cinese: da una parte l’assenza di privacy che si manifesta attraverso fenomeni come il motore di ricerca di carne umana, che l’enciclopedia online Baidu (baidu baike) definisce come “un meccanismo che approfitta della forza umana per rintracciare informazioni dalle informazioni fornite dai motori di ricerca tradizionali”; dall’altra, la mancanza di sicurezza che ermerge soprattutto dalle stime del 26° rapporto Cnnic sullo stato di sviluppo di internet in Cina, secondo il quale il 59,2% dei netizen cinesi è stato vittima di attacchi virus o malware solo nel primo semestre del 2010.

Le voci dei microblog

L’assenza di una struttura internet sicura è denunciata, in maniera meno scientifica, anche da molti messaggi ospitati dai mircoblog cinesi come SinaWeibo (popolare almeno quanto Twitter dalle nostre parti) dove alcuni utenti manifestano le loro perplessità su come alcuni post e dati personali vengano inspiegabilmente manipolati o distrutti.
L’impressione è che mentre le aziende di settore cercano di salvare la faccia in battaglie all’ultimo sangue, allo stesso tempo una sparuta ma agguerrita nicchia di netizen cinesi avverte sempre di più la necessità di un servizio web più affidabile e ossequioso di un contesto legislativo ancora lontano da una definizione chiara e precisa.