Il Fedele di Piersilvio

Redazione
26/01/2011

di Morpheus Un giovanotto volenteroso, negli anni del craxismo, tenta di farsi strada nel mondo della comunicazione. Militante nel Movimento...

di Morpheus

Un giovanotto volenteroso, negli anni del craxismo, tenta di farsi strada nel mondo della comunicazione. Militante nel Movimento studentesco già al liceo, lo ritroviamo giornalista nell’emittente di quel gruppo, Radio Città. Nel 1984 passa in Ibm. Tre anni dopo, 28enne, sbarca in Mondadori.
Gli occhiali, il baffo, cerca di darsi un tono.
Si fa le sue fidanzate aziendali, cerca amici. Non sgomita, non s’arrischia. Si muove con cautela estrema. Eppure, certe sue domande ingenue tradiscono l’interesse spasmodico per le segrete strategie, per le sottili reti del potere. E già manifesta la sua dote precipua: il culo di pietra.
LA GUERRA DI SEGRATE. La Mondadori, in quegli anni, è terra di conquista. La guerra di Segrate infuria. Nella primavera del 1989 la fusione con l’Espresso sembra segnare il definitivo trionfo di De Benedetti. Ma nell’autunno Silvio Berlusconi, conquistato con il suo charme il favore di Cristina e Luca Formenton, rovescia a suo favore la situazione.
Il Cavaliere giunge all’improvviso con il suo lussuoso bus-ufficio. Inalberato un sorriso a 36 denti si aggira per i corridoi aziendali, con le tasche piene di biglietti per la prossima partita del Milan. Appare d’improvviso nell’open space, e anche nella remota Sottofoglia. Si siede affabile in mensa.

Dalla Mondadori a Forza Italia

Ci sono occasioni in cui, durante riunioni di dirigenti e quadri, con innegabile fascino, Berlusconi invita coloro che pensano di poter fare qualcosa di meglio e di più a farsi avanti. Propone luminose carriere, alla faccia dei percorsi disegnati dalla direzione del Personale. Ma il giovanotto non è pronto. Chiunque avrebbe previsto per lui una grigia carriera.
LA NASCITA DI FORZA ITALIA. Ma in ogni vita si apre una finestra. Siamo ormai agli inizi degli anni Novanta. La Procura di Milano indaga. Nell’autunno del 1993, Berlusconi prende posizione a favore di Gianfranco Fini candidato a sindaco di Roma. Negli stessi giorni, l’amministratore delegato del gruppo Fininvest Franco Tatò, di fronte ai conti dell’azienda, consiglia a Berlusconi di portare i libri in Tribunale. Il 18 gennaio 1994 appare sulla scena Forza Italia.
IL SALTO DI QUALITÁ. È allora che, inopinatamente, il giovanotto di seconda schiera, con gran meraviglia di chi lo conosce, scompare dalla scena mondadoriana. Si viene a sapere che lavora alla campagna elettorale del magnate. Con tempismo e inatteso coraggio, scommette e vince. Scavalca così schiere di attendisti e temporeggiatori. Quando, in quello stesso 1994, si viene a sapere che ha assunto la carica di direttore dei rapporti con la stampa del Gruppo Fininvest i giochi ormai sono fatti, il salto di qualità è compiuto.
DIRETTORE GENERALE. Di lì in poi, la posizione di potere si consolida nella continuità. Fino all’attuale ruolo di direttore generale dell’informazione di Mediaset. Posizione che non dice molto, perché il potere di Mauro Crippa, che è riuscito a stabilire anche un ottimo rapporto con vicepresidente dell’azienda Piersilvio Berlusconi, va ben al di là del definire cosa passa e cosa non passa sulle reti televisive berlusconiane. 
È qualcosa di più dell’erede di Confalonieri. Il Fedele, come dice la parola, non tradirà l’amico d’infanzia. I vecchi tempi dell’Isola e gli anni dell’incredibile ascesa non possono essere dimenticati. Ma il Fedele è stanco e si è anche un po’ rotto le scatole.

Un manager che serve alla causa

Di tutt’altra pasta è fatto il Crippa. Lui viene dalla scuola dell’extrasinistra che resta, con buona pace di Bocconi e McKinsey, la vera fucina dei manager più adatti alla degenerata scena italiana. Manager col pelo sullo stomaco: si dice e si fa ciò che serve alla causa.
Nella lontana primavera del 1988 a tutti era ormai noto che Disney non avrebbe rinnovato il contratto che dal 1935 concedeva alla Mondadori i diritti per l’edizione italiana di Topolino.
SUPPOSIZIONI E ILLAZIONI. Eppure si legge sulla Repubblica del 10 marzo 1988: «Mauro Crippa, capo ufficio stampa del gruppo periodici Mondadori, stronca queste supposizioni come pure illazioni destituite di fondamento». Il disinteresse per l’evidenza dei fatti non è mutato. Enormemente cambiato è il peso degli interessi in gioco.
Se un virgolettato che lo riguarda appare sui giornali, attenzione: qualche nervo scoperto del gran corpaccione berlusconiano è stato toccato. Se poi capiterà di vederlo assiso in qualche talk show, o se lo si vedrà dichiarare qualcosa in un telegiornale, attenzione: vorrà dire, al di là delle forse caute parole, che i confini del sacro recinto sono veramente in pericolo.