Il federalismo è decretato

Redazione
03/02/2011

A darne notizia è stato Umberto Bossi, con una nota entusiasta. «Il federalismo è finalmente approvato». Il consiglio dei ministri...

Il federalismo è decretato

A darne notizia è stato Umberto Bossi, con una nota entusiasta. «Il federalismo è finalmente approvato». Il consiglio dei ministri straordinario convocato in fretta e furia dopo lo stop della commissione Bicamerale non era ancora finito, ma l’obiettivo raggiunto.
Così, la sera di giovedì 3 febbraio, il Carroccio ha coronato un sogno. Silvio Berlusconi, invece, ancora una volta ha salvato il governo. E poco importa se per farlo ha dovuto forzare la mano una volta di più, approvando ciò che poche ore prima era stato bocciato dalla Bicamerale (leggi la decisione della Bicamerale e l’intervista Mario Baldassarri).
«Un inaudito schiaffo al Parlamento», ha denunciato il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani. E pare che anche il Colle non abbia apprezzato l’intervento manu militari. Proprio a Giorgio Napolitano tocca però ora emanare il provvedimento, per farlo entrare in vigore.

Una serata concitata: pressing della Lega e il rifiuto della decisione della Bicamerale

Il testo approvato giovedì sera, nonostante la bocciatura della commissione parlamentare, è quello contenente le modifiche discusse in questi mesi dalla stessa commissione, e che aveva avuto il via libera dell’Anci, l’associazione dei comuni.
Il governo ha deciso di forzare la mano, interpretando il voto di parità 15 a15 registrato nel pomeriggio alla Bicamerale – che alcuni politici e analisti hanno battezzato come un no definitivo al provvedimento –  come una scelta della Commissione di non esprimere un parere. La tesi sostenuta è che il Parlamento si fosse comunque pronunciato su un testo contenente le nuove misure (rispetto a quello emanato il 4 agosto), con il parere favorevole  della commissione Bilancio del Senato, la mattina prima del voto della Bicamerale e «in esito alle votazioni conclusesi nella seduta pomeridiana del 2 febbraio 2011». Insomma, un ok di qualche tipo, secondo il governo, c’era già stato.
«Finalmente i comuni avranno le risorse senza andarle a chiedere col cappello in mano. I soldi resteranno sul territorio dove sono stati prodotti», è stato il riassunto di Umberto Bossi.
Lo stesso Senatur si era speso in prima persona per ottenere un risultato più netto in bicamerale, incontrando di prima mattina Gianfranco Fini, per chiedergli l’appoggio di Fli in commissione. Durante il colloquio Fini avrebbe ribadito che, finché la Lega continua a fare asse con Berlusconi, i margini di trattativa sono molto limitati. Un’ipotesi, quella di lasciare Berluconi, che non è stata presa in considerazione dal leader del Carroccio.
ALLEANZA COLLAUDATA LEGA-BERLUSCONI «Se continua così, la prossima volta facciamo cappotto…». Silvio Berlusconi ha scherzato con i deputati di Iniziativa Responsabile per il voto positivo ottenuto alla Camera sulla richiesta per il caso Ruby. In serata, durante la cena a Palazzo Grazioli, i cronisti hanno registrato le reazioni positive del premier: «Si va avanti. La Lega è un alleato collaudato». Berlusconi è sicuro della stabilità della legislatura: «Abbiamo la maggioranza sia alla Camera che al Senato, la Commissione bicamerale è un artificio». Di conseguenza si aspetta che il Colle firmi il decreto sul federalismo senza problemi. 
SI ATTENDE LA DECISIONE DI NAPOLITANO. Per varare il testo, infatti, manca solo la firma di Giorgio Napolitano e non sarebbe così scontata come dicono gli ambienti del governo. I collaboratori del presidente si sono limitati a dire che prima di decidere il Capo dello Stato deve aver modo di valutare il contenuto del provvedimento. Per questo, e anche per il fatto che materialmente il testo non è stato ancora trasmesso, il Colle resta in attesa di elementi di valutazione.
Il 4 febbraio da Bruxelles, Berlusconi ha dichiarato di sperare che per il decreto sul federalismo non ci saranno problemi da parte del capo dello Stato. «Non lo so, spero di no», ha risposto a una domanda su possibili stop da parte del Quirinale. «Il federalismoè il target più importante della Lega», ha spiegato, riferendosi al decreto approvato in Consiglio dei ministri la sera del 3 febbraio dopo la frenata nella ‘bicameralina’, «mi è sembrato logico e naturale procedere con un decreto dopo il nulla di fatto in Commissione con il 15 a 15». E ha prospettato il proseguimento della legislatura per andare avanti con le altre riforme: «C’é più spazio per intervenire e metteremo in moto un piano di rilancio per tutto il Sud».

Le reazioni politiche: «Uno schiaffo al Parlamento»

Ma l’entusiasmo non è condiviso dal resto dell’arco politico. «Un inaudito schiaffo al Parlamento, una lesione senza precedenti delle prerogative delle commissioni parlamentari fissate per legge. Un vero atto di arroganza. Il governo Berlusconi-Bossi, dopo tanta propaganda, finisce per approvare con un colpo di mano il federalismo delle tasse». Con questa parole ha commentato la notizia il segretario del Partito democratico (Pd), Pierluigi Bersani.
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA. Nemmeno Gianfranco Fini, come facilmente prevedibile, ha approvato il gesto.  «È una situazione senza precedenti. Chi conosce le regole della Bicamerale sa che in caso di pareggio il provvedimento si intende respinto». Soprattutto, ha osservato il Presidente della Camera, sul fisco municipale c’è stata una bocciatura che non è solo politica ma di merito».

Tremonti e Calderoli presentano il decreto

Nella mattinata del 4 febbraio, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e quello della Semplificazione, Roberto Calderoli, hanno presentato presentando il decreto sul federalismo fiscale municipale. Questa riforma «è una svolta storica, la più grande e storica riforma strutturale mai avviata nel Paese», ha dichiarato Tremonti.  «Questi provvedimenti sono basati su una legge delega che è stata votata nel maggio del 2009 dal Parlamento con un’amplissima maggioranza, con una maggioranza molto più ampia di quella di governo. Questa riforma basata su quella delega sta arrivando al termine e chiude un periodo che è iniziato da metà anni ’70». In tutto questo periodo, ha aggiunto, l’Italia era l’unico Paese che «non aveva una vera finanza locale». La votazione in commissione bicamerale sul federalismo sul fisco municipale «ha preso una curva che dipende da fatti politici esterni» ha aggiunto il ministro dell’Economia.
TOTALE COINVOLGIMENTO DEL PARLAMENTO. Il coinvolgimento del Parlamento sul federalismo municipale «è stato totale», ha assicurato il ministro della semplificazione Roberto Calderoli. «Credo che oggi sia il giorno della liberazione, della liberazione dalla spesa storica». Nessuno ha fatto nascere nuove tasse,« sono tutte tasse che già esistevano che un Comune può o non può attivare», ha assicurato.