Francesca Buonfiglioli

Il Fertility Day? Pare un manifesto del Ventennio

Il Fertility Day? Pare un manifesto del Ventennio

31 Agosto 2016 11.46
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La fertilità va riletta come «bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione».
Per riscoprire il «Prestigio della Maternità». Maiuscole d’obbligo.
Ricordando, attenzione, che la «sessualità non è un accessorio del nostro comportamento avulso ed enucleabile dalla funzione riproduttiva, a cui biologicamente è destinata».
Si mettano il cuore (e non solo) in pace gay, lesbiche e  trans. Ma anche banalmente le tante coppie sterili, che a questo punto potrebbero pure smettere di fornicare.
IL PIANO DEL MINISTRO. L’ennesimo manifesto del Popolo della Famiglia?
Un’omelia o intervista di qualche crociato della trinità Dio-patria-famiglia? Una dichiarazione di Erdogan?
No. È tutta farina del sacco del ministero della Salute che ha pubblicato un Piano nazionale della Fertilità. Sottotitolo: «Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro».
Procreate, dunque. E fatelo finché siete giovani. Del resto «La bellezza non ha età. La fertilità sì».
UNA QUESTIONE DI BENE COMUNE. E guai a tirarsi indietro, donne. Si potrebbe essere tacciate di diserzione o di alto tradimento.
Perché «la fertilità è un bene comune». Un po’ come l’acqua.
Resta da capire se utero e ovulazione saranno regolati dalla volontà popolare, da un referendum. O, peggio, da un decreto ministeriale. E addio autodeterminazione e libertà di scelta.
In altre parole, «non lo fo per piacer mio ma per far piacere allo Stato».
A rispondere in merito dovrebbe essere il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, visto che quelli tra virgolette sono slogan utilizzati per pubblicizzare il Fertility Day fissato per il 22 settembre.

 

 

SESSO SOLO PER PROCREARE. Il ministro dovrebbe pure dare conto della concezione biblica di sesso che utilizza per portare avanti la causa delle aspiranti mamme.
«Anche quando non esiste un’esplicita volontà di procreare, la sessualità è una elevatissima forma di comunicazione umana che coinvolge l’interezza dell’essere. Spesso, inconsapevolmente, è tesa proprio alla trasmissione della vita».
Non solo: «Siamo spinti dagli stessi ormoni che guidano le cosiddette specie inferiori come una sorta di trappola riproduttiva, ne siamo più o meno consapevoli», si legge nel suddetto Piano. «Ma le nostre pulsioni sessuali, l’attrazione e la tensione tra i sessi, non sono, da un punto di vista biologico, un comportamento che si esaurisce in se stesso».
Amen o eia-eia-fertilità, visto che i toni usati non sono molto distanti da quelli del Ventennio e della politica natalista di Mussolini. Stiano ben attenti i sostenitori dell’one shot e della ‘botta e via’.
DIRITTI, CHI LI HA VISTI? Il fatto è che al di là delle convinzioni religiose, etiche e così via che appartengono alla stretta sfera individuale, sarebbe auspicabile che uno Stato laico garantisse le stesse libertà e lo stesso sostegno a tutti i cittadini, come previsto dalla legge. Anche a chi, per esempio, un figlio non lo vuole e decide di ricorrere alla 194.
Più facile a dirsi che a farsi visto il costante boicottaggio dell’applicazione della legge.
Dei ginecologi operativi nelle strutture pubbliche il 70% è medico obiettore (con punte in Molise e a Bolzano del 90%). Una percentuale cresciuta sensibilmente dal 2015, quando – stando ai dati del ministero della Salute – era al 59%.
IL BOICOTTAGGIO DELLA 194. Non solo. Come aveva spiegato a Lettera43.it Silvana Agatone presidente della Laiga, Libera associazione italiana ginecologi per l’aplicazione della 194/78, «solo il «60% degli ospedali italiani effettua l’interruzione volontaria di gravidanza, ma non viene precisato se si tratti di Ivg o aborti terapeutici».
Insomma: una buona parte delle strutture italiane è, di fatto, fuori legge.
Tanto che il 5 agosto di quest’anno il Tar del Lazio ha vietato l’obiezione di coscienza nei consultori, respingendo il ricorso dei movimenti pro-vita.
Forse il ministro Lorenzin dovrebbe varare un bel piano anche per sanare questa illegalità.

Poco è stato fatto per favorire la creazione di focolari domestici

Una cosa è vera però. L’Italia necessita (anche) di sostegno alla maternità e alla famiglia.
Nel 2015, il nostro Paese ha registrato il tasso di natalità più basso tra quelli dell’Ue: 8×1000 contro il 14,2 x mille dell’Irlanda, il 12 della Francia e l’11,9 del Regno Unito. Prima di noi solo Portogallo e Grecia con rispettivamente l’8,3 e l’8,5 x 1000.
A tenere a galla la demografia sono i migranti.
E, infatti, come non sottolineare l’urgenza di una fertilità autarchica nei cartelloni dell’iniziativa cingendo un paio di scarpine da neonato con un bel fiocco tricolore?
SOSTEGNI IN ARRIVO. Peccato che, oltre al fertility game – sì, la comunicazione ministeriale prevede anche una sorta di Pacman di ovuli e spermatozoi e sarebbe bello conoscere quanto questa genialata è costata alle casse dello Stato quando per sapere che fumare diminuisce la fertilità basta leggere le indicazioni su un pacchetto di sigarette – e il bonus bebè di 80 euro al mese per tre anni, in Italia non si sia fatto molto per favorire la creazione di focolari domestici.
Poco tempo fa il ministro per gli Affari sociali con delega alla Famiglia, Enrico Costa, ha annunciato il lancio di un testo unico «per rendere strutturali tutte le misure a sostegno della natalità e delle madri-lavoratrici e favorire una prima maternità più precoce rispetto all’attuale età media di 30 anni». Tra le proposte ci sarebbero anche voucher mandare i bambini all’asilo nido, «la cui accessibilità oggi è solo del 20%» e la sempreverde semplificazione. Perché «troppe misure sperimentali o a termine non danno sicurezza e stabilità ai giovani per mettere al mondo dei figli».
La presentazione è prevista per la seconda settimana di settembre, vedremo.
DISOCCUPAZIONE, IL MIGLIOR CONTRACCETTIVO. Vero è che allo stato delle cose, più che quelli per gli asili, per dare una spinta alla natalità bisognerebbe arginare l’abuso di voucher con cui i potenziali genitori sono pagati ogni giorno. Quando va bene
La disoccupazione giovanile che si è assestata (dati Istat) al 39,2%, in crescita di 2 punti percentuali rispetto al mese precedente, e l’aumento della precarietà rappresentano infatti un efficacissimo anticoncezionale.
Senza contare i dati desolanti sulla ripresa che si sono rivelati al di sotto delle pur modestissime aspettative. Nel secondo trimestre del 2016 il prodotto interno lordo è rimasto invariato rispetto ai primi tre mesi dell’anno (quando era cresciuto dello 0,3%) ed è aumentato dello 0,7% nei confronti del secondo trimestre del 2015.
A questo punto forse il miglior piano per favorire la natalità e sostenere la fertilità anche per i più giovani è rammendare o rianimare questo Paese. Lasciando al contempo libertà di scelta e garantendo i diritti di tutti.
Senza scomodare politiche nataliste già viste o la Bibbia e i suoi più moderni esegeti.


Twitter @franzic76

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