Il Festival dei Vecchioni

Redazione
21/12/2010

di Daniela Faggion Il mantra è noto, Sanremo è sempre Sanremo, e puntuale si torna a ripetere ogni anno nel...

Il Festival dei Vecchioni

di Daniela Faggion

Il mantra è noto, Sanremo è sempre Sanremo, e puntuale si torna a ripetere ogni anno nel grande rituale collettivo che è il Festival della Canzone Italiana, giunto alla sua 61esima edizione. Nel 2011 si svolgerà dal 15 al 19 febbraio e già ieri sono stati comunicati i nomi dei nuovi partecipanti. Certo, per molti nuovi non è l’aggettivo più calzante, visto che c’è chi, come Al Bano, sarà alla 15esima partecipazione, ma anche questo, si sa, fa parte della kermesse. Ogni anno chi la organizza e chi la conduce mostra la presunzione di migliorarla e cambiarla, ma in realtà conosce bene (o impara in fretta) le rigide regole contro le quali non si può andare.
«Il cast di Sanremo è una macedonia», afferma con il suo piglio schietto Giò Alajmo, giornalista del Gazzettino di Venezia, critico musicale, già 32 volte inviato all’Ariston e tra gli inventori del Premio della Critica nell’82: «Ogni anno si mette insieme diversa frutta di stagione, facendo attenzione di mescolare sapori classici e particolari, forti e morbidi, cercando poi quell’elemento di curiosità che distrae. Quest’anno, ad esempio, c’è la moglie di Alonso, Raquel del Rosario, in coppia con Barbarossa». Lo schema è chiaro, dunque: ci vuole una composizione funzionale allo spettacolo televisivo, con qualcosa di vecchio, qualcosa di giovane, qualcosa di raffinato…
ARISTON UNO SPETTACOLO GIÀ VISTO. In effetti, ogni anno una percentuale di vecchie carampane sul palco dell’Ariston deve salire (perché tutti in conferenza stampa vi diranno che l’obiettivo è «aprire finalmente al pubblico dei giovani…», ma poi si sa che la ciccia degli ascolti la fanno coloro che vogliono ascoltare Al Bano, «la Patty Bravo» (che poi è Pravo) e Anna Oxa. Il motivo? Proprio far dire: «Ma non è ora che si ritiri?», «Vediamo come si veste questa volta», «Certo che ha sempre una bella voce»… E il risultato è garantito. Quest’anno, fra l’altro, la dose di partecipanti agé è corroborata anche da due degni rappresentanti del cantautorato d’élite: Franco Battiato, che accompagna Luca Madonia e debutta in gara in prima persona dopo essere stato autore e ospite del Festival, e Roberto Vecchioni, che sul palco dell’Ariston era passato quasi quarant’anni fa.

I grandi ritorni

Alla quota dei grandi vecchi si aggiunge la quota degli sprinter, cioè quegli artisti disposti ad affrontare una settimana di delirio fra prove, serate, interviste a rullo e notti insonni per lanciare il nuovo disco e non dover poi essere inseguiti dai singoli giornalisti. Quest’anno per la categoria c’è la giovane veterana Anna Tatangelo, neo-mamma che arriva al festival sull’onda trainante della partecipazione a X Factor in veste di giudice; il timido Tricarico che, stravolto dal ritmo sanremese nel 2008, ne ha poi apprezzato i “benefici” di promozione nel 2009; e l’annunciato Luca Barbarossa, che dal festival manca dal 2003 dopo un periodo di intensissime partecipazioni a cavallo dei due decenni precedenti. Sul carrozzone del festival è salito di nuovo anche Max Pezzali, dal 2007 fermo con gli album inediti anche per avere un po’ più di tempo per la famiglia. «Ormai nessuno può permettersi di snobbare il festival perché è l’unico spazio rimasto per presentare le novità al grande pubblico», prosegue Alajmo: «Il Festivalbar non si fa più, le piazze sono chiuse per i tagli alla cultura… è logico che l’opportunità dell’Ariston diventa sempre più ghiotta».
DAI TALENT A SANREMO. I nomi nuovi non sembrano tanti, se è vero che La Crus sono musicisti navigati, mentre Nathalie, Emma e Giusy Ferreri rappresentano il nuovo che avanzadai talent show. «Anche in questo caso: se i talent sono l’unico spazio rimasto per chi vuole farsi conoscere – perché nessuno rischia più su un giovane per fargli fare la gavetta – è naturale che dai programmi televisivi da cui arrivano le nuove voci passino poi al palco televisivo del Festival», dice Alajmo. Anche il dialetto comasco di Davide Van de Sfroos è meno rivoluzionario di quanto annunciato: «Il dialetto a Sanremo c’è sempre stato, solo che stavolta è lombardo anziché napoletano», continua.

Al Bano ever green

Insomma, tutto da buttare? «Assolutamente no», dice Alajmo, anzi. «Partendo dal presupposto che Sanremo è un gioco con regole ben precise (che non sono quelle della gara, ma appunto quelle si uno spettacolo tv che deve fare ascolti) non bisogna dimenticare che, per una grande parte degli Italiani il Festival è l’unica finestra che durante l’anno si apre sul panorama della musica popolare nel nostro Paese per conoscere anche qualcosa di diverso. Quelle novità che magari perdono la gara ma vincono alla radio e in classifica».
FORMULA INOSSIDABILE. Parola d’ordine, dunque: macedonia, e se molti si scocciano di ritrovare l’immancabile banana Al Bano, dovrebbero fare un salto all’Ariston nei giorni della gara, per osservare da vicino il codazzo di fan che con il leone di Puglia si fanno fotografare. Piaccia o no, anche questa è l’Italia e anche questo è Sanremo.