Il fisco delle regioni

Fabio Chiusi
08/10/2010

Approvato il maxidecreto. Ma fino al 2019 non cambia nulla.

Il fisco delle regioni

Iva territoriale, addizionale Irpef fino al 3%, possibilità di azzeramento dell’Irap, l’imposta sulle attività produttive, nelle regioni “virtuose” e un primo passo verso la definizione dei costi standard per la sanità. Sono alcune delle misure previste nel maxidecreto attuativo del federalismo fiscale approvato giovedì 7 ottobre 2010 in consiglio dei ministri, che accorpa i tre precedentemente provvedimenti previsti e che, secondo il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, persegue l’obiettivo di «non aumentare la pressione fiscale e introdurre meccanismi di controllo della spesa». In particolare, dall’aumento dell’addizionale Irpef saranno escluse le cosiddette categorie “protette”, cioè lavoratori dipendenti, pensionati e famiglie numerose.

Metà del gettito Iva alle regioni

Più nel dettaglio, il gettito dell’Iva andrà fino al 45% alle Regioni in misura proporzionale ai consumi “locali”. Dal 2013 le regioni potranno variare l’addizionale Irpef, che potrà salire progressivamente fino al 3%, ma non si potrà ridurre l’Irap se l’aumento dell’addizionale supererà lo 0,5%.
Previsto poi un fondo di solidarietà tra le regioni per il finanziamento integrale di istruzione, assistenza, trasporto pubblico e sanità. Materia, quest’ultima, per la quale si prenderanno a “modello” tre regioni: una “virtuosa”, una del Centro e una del Mezzogiorno. Dal 2013, insomma, saranno queste tre regioni il riferimento per determinare costi e fabbisogni a cui rapportare progressivamente il finanziamento complessivo della spesa sanitaria, e non più le spese sostenute in passato.

Ma fino al 2019 non cambia nulla

Nonostante gli annunci, tuttavia, la strada dell’attuazione del federalismo è ancora lunga. Prima di tutto perché il pacchetto dovrà essere approvato anche dalla conferenza Stato-Regioni, poi passare in Parlamento e poi ritornare al vaglio del consiglio dei ministri. Il tutto entro la data limite del 21 maggio 2011. Un percorso irto di difficoltà. Infatti, oltre alle resistenze della politica, riassunte nella posizione del governatore siciliano Raffaele Lombardo («è incostituzionale»), gli analisti sottolineano come manchi del tutto la previsione di meccanismi premiali e sanzionatori per gli amministratori locali, così come l’armonizzazione delle regole di bilancio e la perequazione strutturale. Ma se anche la tabella di marcia dovesse essere rispettata, in ogni caso, il federalismo fiscale sarà a pieno regime solo dal 2019.

Gli economisti bocciano il costo standard: «è inutile»

Quanto alla determinazione dei costi standard per la sanità, gli economisti de La Voce.info Massimo Bordignon e Nerina Dirindin hanno parlato di «novità-non novità» sia per quanto riguarda i criteri di individuazione sia per il loro calcolo, evidenziando da ultimo come la «indeterminatezza» delle misure adottate dal Governo rischi di «favorire la conflittualità fra le regioni e la discrezionalità della peggiore politica».
Critiche ancora più aspre dal docente di economia sanitaria dell’università Statale di Milano Vittorio Mapelli, che, sempre su lavoce.info, argomenta, attraverso una simulazione delle risorse disponibili nel 2012, come il computo dei costi standard sia diventato addirittura «inutile per la ripartizione dei fondi e per stimolare l’efficienza delle Regioni». «I costi standard non c’entrano proprio nulla con il calcolo dei fabbisogni regionali di spesa», scrive Mapelli, «Tanto che la stessa quota regionale si ottiene sia applicando un costo standard basso (delle Regioni più virtuose) sia uno elevato».