Il grande freddo

Daniele Lorenzetti
17/12/2010

Neve, stalattiti urbane e vento. L'Italia è nella morsa del gelo.

Dice chi se ne intende che è tutta colpa (o merito) dello split del vortice polare. Praticamente la trottola fredda che normalmente, di questi tempi, dovrebbe girare all’impazzata intorno al polo è stata spezzata come un’arancia da una lama calda all’altezza della Groenlandia. L’effetto è sotto gli occhi di tutti.
Fa un freddo cane, ce ne siamo accorti. E nevica praticamente un po’ ovunque: a Milano una polvere fine che ti si appicica addosso, spazzata dal vento nei parchi con un fascinoso effetto-Siberia. A Firenze e Pisa a falde larghe, per la gioia di increduli turisti e le maledizioni di qualche automobilista imbottigliato, a Roma a intermittenza mentre le fontane si coprono di ghiaccioli, e poi una coltre sottile a Capri, la costa livornese imbiancata, i luoghi dell’iconografia mediterranea una volta tanto violati dalla zampata dell’inverno.

L’Inverno torna crudo in tutta Europa

A dicembre, un’ondata nevosa di queste proporzioni mancava in Europa da decenni, e segna il passo di stagioni invernali che, negli anni duemila, hanno ripreso a farsi più crude. Un po’ presto, secondo gli esperti, per segnare un cambio di ciclo climatico all’epoca del global warming. Anche se alcuni chiamano in causa le macchie solari che latitano da un bel po’. Altri gli effetti collaterali della Niña. “The day after tomorrow” invece, col suo “split” da glaciazione improvvisa, per ora resta solo un film.
Era il 13 dicembre 2001 quando una tormenta spazzò da est a ovest la pianura Padana, paralizzando in una notte da incubo migliaia di automobilisti. Ma allora il gelo restò confinato alle pianure del Nord. Stavolta invece è stato piuttosto democratico, regalando giornate memorabili da Est a Ovest, da Nord a Sud. Vista dal satellite, tutta la costa adriatica del Belpaese è avvolta nelle spire del “big freeze”. Accumuli d’altri tempi negli ultimi giorni da Cattolica (40 cm) ad Ancona (30 cm) fino a Vasto (40 cm) e alla Puglia.

Aspettando un Natale più mite

A ognuno la sua nevicata. Le più coreografiche, senza dubbio, sono quelle prodotte dall’Adriatico: ricordano, per certi versi, la famigerata “Lake effect” snow dei Grandi Laghi americani, dove il vento freddo si carica di umidità passando sopra l’acqua più calda e scarica impressionanti bufere all’impatto con la terraferma. Lì la neve arriva in un muro di nebbia color antracite, che avvolge in un attimo tutto il paesaggio. E per una volta, il “Bianco Natale” imparato a memoria non sarà la solita filastrocca.
Al Nord-ovest invece, buferine di queste ore a parte, la neve è quasi sempre diversa, gli esperti la chiamano “da addolcimento”. Succede quando un fiume di aria calda proveniente dal Mediterraneo scorre sopra il cuscino d’aria fredda che la Padania ha risucchiato dalla Russia. E sono nevicate meno furiose ma generosissime, a falde larghe a volte come fazzoletti. Se arriverà, quello sarà come sempre l’epilogo struggente del grande freddo italiano.
Prima però godiamoci pure le scene insolite che arrivano dai luoghi dove la neve è l’eccezione da segnare sugli annali. L’Italia dei borghi tornati bellissimi. Au revoir, “Nevicata del ’56”. Arrivederci, nostalgia del 1985. E a proposito: anche allora la colpa fu dello spicchio d’arancia.