Il lato B dell’amore

Barbara Ciolli
15/10/2010

Studio Usa: cade tra le ragazze il tabù della sodomia.

Il lato B dell’amore

Giovani, emancipate e talmente audaci da infrangere anche l’ultimo tabù: raccontare senza ritrosie di avere avuto rapporti anali con il proprio partner. O, comunque, di aver provato l’esperienza almeno una volta nella vita. Non sono poche le donne che ne parlano, anzi sono sempre di più. E, secondo i dati dell’ultima ricerca Usa sul sesso, sono addirittura più degli uomini.
Nel dossier 2010 sui gusti erotici degli americani, divulgato il 4 ottobre dal Centro per la ricerca della salute sessuale (Cshp) dell’Università dell’Indiana, il 20% delle intervistate tra i 18 e i 19 anni ha confidato di aver avuto almeno un rapporto anale in passato, contro il 10% dei ragazzi. Dai 20 ai 25 anni, la percentuale sale al 40%, contro il 24% degli uomini.
Un bel balzo in avanti rispetto ai dati del precedente rapporto Cshp del 1994, quando appena il 16% delle ragazze tra i 18 ai 24 anni raccontò di aver praticato atti di sodomia. Termine demodè che oggi non fa più paura, visto che, stando alle testimonianze raccolte dai ricercatori, questo costume demonizzato nella Bibbia si sta rapidamente diffondendo, almeno negli Usa.
«Il che è plausibile», ha affermato a Lettera43 Emmanuele Jannini, docente di sessuologia medica all’Università dell’Aquila che ha svolto attività di ricerca insieme ai luminari dell’Università dell’Indiana, «la società è estremamente fluida. Bisogna tener conto che i costumi sessuali sono fortemente condizionati dalle pressioni sociali. Se queste cadono, l’uomo si libera».


Domanda. In confronto però i due volumi sul sesso del Rapporto Kinsey, che negli anni ’50 scandalizzarono l’America puritana, erano noccioline.
Risposta. Ridimensionerei abbastanza il peso delle dichiarazioni degli adolescenti e, soprattutto, il presunto divario tra uomini e donne sul sesso anale. È evidente che una delle due parti ha mentito, o quanto meno ingigantito i racconti. Sono dati da prendere con le pinze.
D. Possibile che sia il “sesso debole” ora a gonfiare?
R. Appunto, mi torna poco. D’altra parte è anche strano che i ragazzi abbiano sminuito le loro esperienze. A meno che non abbiano frainteso la domanda: rapporti anali passivi, non attivi.
D. Le risposte su rapporti omosessuali sono separate, almeno nelle tabelle allegate al dossier. I suoi colleghi saranno stati attenti anche nel porre le domande.
R. Non ne dubito. Allora potrebbe esserci una seconda spiegazione. Le ragazze hanno esagerato perché hanno visto troppe puntate di Sex and the City. Lo stile di vita della superdonna metropolitana che racconta decine di esperienze intime alle amiche, infarcendole di dettagli piccanti…a forza di vantarsi, si finisce per millantare. Del resto, è risaputo che la critica più grande mossa al Rapporto Kinsey fu quella di aver raccolto balle.
D. Allora ammette che questi dossier, per quanto accademici, non siano attendibili.
R. Lo sono, se si leggono con le lenti giuste. Fare uno studio ogni 16 anni significa prendere misure e contromisure. Sono inchieste ponderate con scrupolosità, da cui emerge una fotografia a grana grossa della società che sta cambiando. Guai a perdersi nei dettagli, sarebbe fuorviante. Non si tratta di analisi scientifiche. Sappiamo benissimo che gli interpellati mentono con facilità: nel sesso, come in politica, si bluffa. Occorre coglierne il loro grande valore sociologico, non cercarvi dati oggettivi .
D. Alternative?
R. Non ne abbiamo, se non l’opinionismo diffuso: il vero cancro della sessuologia. Non c’è niente di peggio che trarre leggi universali da esperienze personali. In questo modo le convinzioni diventano dogmi: il sesso invece è una variabile per definizione. Meglio allora inviare questionari alla popolazione, mettendo in conto un buon margine di imprecisione.
D. L’Europa ha importato la società dei consumi dagli Stati Uniti. Sta accadendo lo stesso anche per i gusti sessuali?
R. Ci andrei cauto con le generalizzazioni. Il Vecchio Continente non si è ancora fatto fagocitare dalla cultura americana, densa di contraddizioni. Negli Usa il divario tra provincia e città è ancora enorme: in alcune zone la mortalità infantile è addirittura più alta che in Europa. Esistono,inoltre, sacche di mentalità puritana, che estremizzano ulteriormente un quadro tutt’altro che omogeneo. Se leggiamo il dossier in questo contesto, non dovremmo più stupirci di trovare incongruenze, anche vistose.
D. E in italia come si vive il sesso?
R. Direi che, in generale, lo stile sentimentale e sessuale degli americani è più meccanico, meno passionale di quello degli italiani. Da noi, inoltre, il quadro è molto meno frammentato.
D. Le sutirolesi calienti come le siciliane?
R. Oddio, differenze anche in Italia ce ne sono. Ma niente di paragonabile agli States.