Il lobbista non paga il pieno

Redazione
31/01/2011

di Giovanni Creso Provate a fare un pieno di benzina. Ci vuole coraggio (e il portafoglio rinforzato) di questi tempi....

di Giovanni Creso

Provate a fare un pieno di benzina. Ci vuole coraggio (e il portafoglio rinforzato) di questi tempi. Con il prezzo della verde che segna ben oltre quota 1,5 euro per un litro, sul display digitale alle stazioni di servizio il prezzo fila che è una meraviglia (si fa per dire). E puntuale come un orologio svizzero, ogni volta che la benzina s’impenna, ecco spuntare su tivù e giornali Pasquale De Vita. Classe 1929, il presidente della Up, Unione Petroliferi, è l’incarnazione del perfetto lobbista: ha in testa un solo concetto e da anni lo ripete fino alla noia, senza cambiare una virgola. Ricorda Nick Naylor, il protagonista del film cult Thank You for Smoking: quando la benzina sale a prezzi record (leggi articolo), tutti gli danno addosso, ma lui si difende con maestria e arguzia, senza mai fare una piega. Non nasconde la verità, semplicemente la raffina.
D’altronde se da 13 anni ininterrotti (superando di gran lunga il predecessore Gianmarco Moratti ritenuto un decano) siede a capo della potente associazione dei petrolieri italiani e se nessuno lo ha mai sostituito, un motivo ci sarà.
UNA VITA TRA I BARILI. Ex uomo delle partecipazioni statali, sembra che qualcuno lo abbia imbalsamato: sempre uguale a sé stesso, viene tirato fuori dalla teca alla bisogna, per poi riporlo nella formalina. Quella di De Vita è stata tutta una carriera passata tra i barili di greggio: 42 anni trascorsi dentro l’Agip di Enrico Mattei, da boiardo della corrente di Antonio Gava, esponente di peso della Dc in Campania.
E fu proprio dall’Eni, con la benedizione dell’allora amministratore delegato Franco Bernabè, che arrivò la sponsorizzazione a numero uno dell’Up. Dalla cui poltrona, da 13 anni, canta la medesima solfa: la benzina in Italia è tra le più care d’Europa perché il nostro mercato è inefficiente. E poi è sempre o colpa dell’Opec che strozza l’offerta o delle omnipresenti tensioni internazionali (che sono vecchie quanto il mondo) o dei cambi internazionali: ma chissà perché quando il petrolio sale, i rincari alla pompa di benzina sono immediati, quando scende tutto tace e i prezzi rimangono gli stessi.

I rincari? Tutta colpa della rete distribuitiva

Era l’autunno del Duemila, inizio del nuovo millennio, e la benzina in Italia volava sopra le 2.200 lire al litro (che farebbe circa 1,2 euro), un prezzo mai visto prima. Qual era la colpa de rincari? De Vita non aveva dubbi: in Italia ci sono troppi e troppo piccoli impianti di distribuzione.
Insomma, il mercato è inefficiente e bisogna ridurre il numero di distributori. Dieci anni e rotti dopo, la benzina sfonda quota 1,5 euro e di chi è la colpa? Della mancata razionalizzazione della rete di pompe di benzina, spiega l’inossidabile De Vita.
L’ultima settimana di gennaio 2011 ha dimostrato, numeri alla mano, che se si diminuissero le stazioni di servizio, il prezzo del carburante italiano potrebbe ridursi di due centesimi di euro, allineandosi alla media europea.
IMPIANTI IN CALO. Ora, a parte che due centesimi di litro sono nulla, negli ultimi tempi sono stati chiusi centinaia di impianti in Italia. Da anni il numero di distributori è in calo, ma per le compagnie petrolifere, di cui De Vita è la voce e la faccia, non è mai abbastanza e il mercato è sempre inefficiente. Eppure i gestori delle pompe di benzina sono l’anello più debole (e come sempre quello contro cui si scaglia l’ira dei consumatori, che vedono soltanto i terminali della catena dei poteri forti), perché il loro aggio (cioè il guadagno) è lo stesso da sempre: 3,5 centesimi al litro, indipendentemente dal prezzo al litro e da quanto venduto.
E di chi è la proprietà delle stazioni di servizio? Di quelle stesse compagnie che ne lamentano il numero eccessivo. E allora, volendo cedere alla malizia, verrebbe da pensare che se non lo fanno è perché, nonostante tutto, c’è un interesse a tenere in vita un numero di pompe superiore al dovuto. C’è da scommettere che passata la buriana di questi giorni, di De Vita e dell’Unione Petrolifera non sentirete più parlare, né lo vedrete in giro. Almeno fino al prossimo rincaro della benzina. È l’eterno ritorno dell’uguale.