Il Marchionne di fabbrica

Redazione
27/12/2010

di Silvia Zingaropoli Tutti parlano del nuovo contratto di Mirafiori. In tanti gridano al sacrilegio, altri mormorano che «in fondo,...

di Silvia Zingaropoli

Tutti parlano del nuovo contratto di Mirafiori. In tanti gridano al sacrilegio, altri mormorano che «in fondo, in fondo poteva andar peggio», altri ancora mettono in guardia sui possibili rischi per la salute. In pochi sanno però cosa cambierà veramente per gli operai della Fiat con il nuovo “contratto della discordia”, approvato da gran parte dei sindacati e in attesa di referendum. E quelle 36 pagine più allegati che cambieranno le linee base delle future relazioni industriali, a prima vista, non promettono tanto bene: licenziamento in tronco per chiunque protesti a intesa fatta, ricorso massiccio agli straordinari e ai turni di notte, tempi di pausa decurtati, rigide norme “anti-assenteismo”, taglio del cordone ombelicale con la Confindustria…

A confronto per capire meglio il nuovo contratto

Lettera43.it ha messo a confronto due opposte fazioni sindacali, Fiom-Cgil contro Fim-Cisl, Enzo Masini contro Giuseppe Farina. Due modi diversi di interpretare l’accordo, due fronti contrapposti nella gestione dell’uragano Marchionne.
LA FIOM-CGIL. «È un accordo totalmente negativo», ha sottolineato senza mezzi termini Enzo Masini, coordinatore nazionale Fiom-Cgil Fiat e componentistica auto, che da mesi segue le trattative. «Si tratta di un accordo che  peggiora le condizioni dei lavoratori dal punto di vista della prestazione, degli obblighi sullo straordinario e, soprattutto, che impedirà ai lavoratori di avere una loro libera rappresentanza», ha spiegato il rappresentante Fiom, che ha precisato: «Dal 2012 quello di Mirafiori sarà uno stabilimento fuori dalle regole: verrà interdetta ai lavoratori la possibilità di votare e scegliere la propria rappresentanza.
«È chiaro che ciò dovrà anche fare i conti con la Costituzione». Ne è convinto anche Giorgio Cremaschi, il presidente del Comitato centrale della Fiom, secondo cui l’accordo di Mirafiori «è il più grave atto antidemocratico verso il mondo del lavoro» dal fascismo (leggi le dichiarazioni di Cremaschi).
LA FIM-CISL. E se, a giudicare dalle parole di Masini, l’accordo è una catastrofe, secondo il segretario generale Fim-Cisl la colpa è proprio della costola Cgil: «Se la Fiom avesse aderito all’accordo di Pomigliano», ha spiegato infatti Farina, «questo problema non si sarebbe posto, perché è proprio il comportamento della Fiom che, con la sua linea di opposizione intransigente, ha spinto Marchionne a portare il tema della governabilità fuori dalle regole fino a questo punto». Insomma la “singolar tenzone” tra sindacati, protagonista della scena  negli ultimi mesi, continua oggi online.

Il ruolo e la responsabilità dei sindacati nella trattativa

Se per la Fiom l’atteggiamento di Marchionne in tema di sindacati è anticostituzionale, altrettanto lo è il fatto che sia previsto il licenziamento per chiunque protesti contro le norme del contratto ad intesa avvenuta: «Mi sorprende», ha affermato infatti Masini, «che le altre associazioni sindacali intendano sottoscrivere una norma del genere: è una violazione aperta ai nostri principi di base. Del resto questa regola era già prevista per Pomigliano, ma la Fiat si affrettò a farla sparire: il fatto che la reintroduca per Mirafiori conferma tutte le nostre preoccupazioni» ha aggiunto il coordinatore Fiom-Cgil Fiat.
LA REPLICA DI FARINA. Alle parole di Masini, ha replicato ovviamente Farina, visibilmente contrariato: «l’accordo di Mirafiori non aveva alternative, la posta in gioco era troppo alta, sia per i lavoratori che  per l’industria italiana». E se le condizioni poste da Marchionne sono impegnative per i lavoratori e per il sindacato, ha aggiunto Farina, «abbiamo comunque cercato di adeguare al meglio queste condizioni, cercando di tutelare i nostri diritti: abbiamo reso l’accordo il migliore possibile». E qui il segretario Fim-Cisl ha lanciato la stoccata: «il comportamento della Fiom è sbagliato, perché gli accordi vanno valutati in base ai pro e i contro, e soprattutto vanno valutati in base a quello che accadrebbe se l’accordo non ci fosse: e le assicuro che sarebbe stato un vero disastro. Sono sconcertato dall’irresponsabilità della Fiom», aggiunge Farina in un crescendo emotivo, che non tiene minimamente conto del disastro che si sarebbe verificato se l’accordo non fosse stato raggiunto».

Cosa dice davvero il contratto: dagli straordinari ai turni di notte

Tra i vari punti del contratto che entrerà in vigore alla nascita della nuova joint-venture tra Fiat e Chrysler, nel 2012, il ricorso massiccio agli straordinari e ai turni di notte è uno dei punti che più ha sollevato polemiche: secondo i sindacati che hanno accolto l’accordo come un fatto positivo, questo porterà più soldi nella busta paga degli operai. Ma i detrattori dell’intesa tuonano, bollando l’aumento delle ore di lavoro come «affermazioni fuori dal mondo». «È normale che se un operaio fa gli straordinari o il turno di notte venga retribuito con delle maggiorazioni», ha sottolineato Masini, «È lapalissiano: ma non c’è nessun aumento salariale previsto». 
LE NUOVE CONDIZIONI DI LAVORO. A queste parole, ha ribattuto ancora una volta il Fim-Cisl: «L’accordo prevede senz’altro condizioni di lavoro più impegnative, ma prevede anche una maggiore retribuzione: le maggiorazioni dell’indennità di turno, essendo detassate, determinano una maggiore retribuzione: la vera differenza è che oggi si può guadagnare di più continuando a lavorare 40 ore», ha chiosato Farina. Da un estremo all’altro, la ragione probabilmente sta nel mezzo. Ma andando avanti nel labirintico contratto, a parte i dieci minuti in meno di pausa al giorno, un vespaio di polemiche si è scatenato per la “norma antiassenteisti”, ovvero: se il tasso di assenteismo è giudicato eccessivo, non si paga il primo giorno di malattia a chi si sia ammalato subito prima di un giorno di riposo o di ferie, negli ultimi 12 mesi.
IL PUNTO CRUCIALE. Inoltre, tra i tasti dolenti dello strappo-Marchionne, c’è di nuovo che il contratto di Mirafiori non aderirà al sistema confindustriale: in fabbrica non ci sarà, quindi, alcuna elezione di delegati.  Uno smacco per Emma Marcegaglia. E anche se da viale dell’Astronomia definiscono «positivi» gli ultimi passi avanti verso l’intesa, in molti continuano a vedere dietro questa esclusione un’ulteriore prova della crisi dell’organizzazione degli industriali.
FUORI DAL SISTEMA DI REGOLE ITALIANO. «Il disegno di Marchionne è molto chiaro, ossia vuole fare uscire il sistema delle relazioni industriali non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa: secondo l’amministratore delegato della Fiat, un’azienda, siccome è globale, non può stare nel sistema di regole dei singoli paesi: su questo presupposto si è sviluppato lo stesso accordo di Pomigliano», ha ribadito Masini. Il rischio, dunque è che il “metodo Marchionne” si estenda a macchia d’olio in tutto il sistema industriale italiano, «è un precedente estremamente pericoloso».  

Conflittualità interna: Susanna Camusso (Cgil) non appoggia la Fiom

Dopo aver definito Marchionne «autoritario» (leggi le dichiarazioni) e aver teso la mano a Cofindustria, il segretario Cgil Susanna Camusso,  non ha risparmiato le sue critiche alla Fiom: «Non può continuare a collezionare sconfitte senza cambiare linea», Masini ha risposto: «La sua è un’impostazione totalmente sbagliata. La Camusso ha seguito insieme a noi  tutta la vicenda di Pomigliano come questa di Mirafiori: sa bene che non si tratta di un problema di conduzione della vertenza. È un attacco violento ai diritti dei lavoratori e bisogna avere la forza di resistere». La tempesta dunque, è arrivata anche in casa Cgil: e da questo “tutti contro tutti”, come sempre, saranno i lavoratori a uscirne più ammaccati.