Il Marx più segreto

Bruno Giurato
02/02/2011

Vita privata del pensatore che ha cambiato il mondo.

Il Marx più segreto

Prendi un eroe del pensiero. Uno imbullonato di materialismo
antico, travato di dialettica hegeliana, putrellato di studi
economici, portafinestrato di letteratura d’ogni tempo. Il
palazzo Karl Marx è stato la cerniera sicura di un terzo del
mondo per ottant’anni e da un po’ è anche un riferimento
del pensiero liberale contemporaneo. Un pensiero laico-prometeico
che non si sottomette a nulla, se non alle scoperte della
ragione. Gode alla caduta di ogni Dio.

Tra scarafaggi e pantegane

Prendi un eroe del pensiero e guardalo dal buco della serratura,
con l’occhio del cameriere. Sguardo fasullo quello del
cameriere perché, come diceva Goethe, «per riconoscere un
grande ci vuole un grande». Ma in fondo le biografie malevole
sono solo una magra consolazione per i detrattori e un piacere
per gli affezionati. Ritrovare gli stessi difetti propri nel
gigante poi, sarebbe un passo avanti nella strategia marxiana:
forse godrebbe, il filosofo di Treviri, anche nella caduta del
suo monumento. O Almeno nel vederci intorno un po’ di
scarafaggi e pantegane. Eccoci qui.
IL MARX CRISTIANO. Il filosofo della
‘religione oppio dei popoli’ in giovinezza era un
cristiano. Marx scrisse nella sua tesi Considerazioni di un
giovane sulla scelta di una carriera: «
La religione stessa
ci insegna che l’Ideale verso il quale tutti tendono,
sacrificò Se stesso per l’umanità, e chi mai oserà
contestare questa aspirazione? Se abbiamo scelto la posizione
nella quale possiamo compiere quanto è più possibile per Lui,
allora non potremo mai essere schiacciati dal nostro fardello,
perché sono soltanto sacrifici fatti per il bene di tutti».

Pronunciava sputando la parola ‘borghese’

E sono svolte, contraddizioni che fanno parte del cammino, della
corsa e dei disastri. Di pensiero e anche di vita. La vita del
gigante di Treviri fu, come è noto, travagliatissima. I suoi
anni londinesi furono miseri: due stanzette nel quartiere
malfamato di Soho, due figli persi per impossibilità di far
fronte a cure costose, fino a 18 ore al giorno al British Museum
a studiare e lavorare.
INFIAMMAZIONE ALLE NATICHE. La posizione seduta
gli portò un’infiammazione alle natiche, che Marx avrebbe
messo in conto, come diceva, alla borghesia. La sua figura fisica
fu molto significativa; con la capacità di diventare
un’icona. Karl Schwartz, che lo conobbe nel 1848, lo descrive
così: «un uomo basso e forte, dalla fronte larga, i capelli
color pece, la barba lunga, gli occhi oscuri e scintillati
attirano subito l’attenzione generale. Ciò che diceva era
logico e chiaro. Ma non conobbi mai un uomo di un’arroganza
così offensiva e insopportabile: pronunciava quasi sputando la
parola “borghese”».

Storie di capitale (e di braghetta)

E in effetti le simpatie di Marx bypassavano la borghesia, si
rivolgevano al proletariato. Anche nei panni della cameriera
Helene Delmuth, una ventenne bionda, fresca, gentile,
ingravidata. La responsabilità fu addossata a Friedrich Engels,
che se la prese, salvo in punto di morte ormai afono, scrivere su
una lavagnetta che quel figlio era di Marx. Ma in effetti la
simpatia principale era per la nobiltà. La moglie Jenny
(devotissima, gelosissima, sei figli in dodici anni) era una von
Westphalen, di antica ascendenza scozzese: conti d’Argyll.
Bella. Su di lei non un comune ingegno ma il poeta tedesco
Heinrich Heine osservò: «È magica». Non ebbe problemi ad
adattarsi alla vita bohème di Marx.
JENNY, LA MOGLIE DEL DIAVOLO. Tra gli altri lo
racconta la biografa Françoise Giroud, in Jenny Marx, la
moglie del diavolo.
Un libro uscito nel 1992 che dopo anni
di brachetta ideologica aveva mostrato il lato intimo del
monumento Marx. Il libro della Giroud riporta anche un rapporto
di Wihlelm Stieber, dei servizi segreti di Bismark. Il suo
scritto, destinato al ministro degli Interni di Prussia,
Ferdinand von Westphalen (il cognato di Marx!), è un documento
di prima mano sulla vita quotidiana in Dean Street. Comincia con
un ritratto di Marx, allora 34enne: «Nella vita privata, è
estremamente disordinato, caustico, conduce un’esistenza da
bohèmien. Lavarsi, prendersi cura della sua persona, cambiare
biancheria sono eventi piuttosto rari a casa sua. Spesso è
ubriaco, spesso ozia per tutta la giornata. Ma quando deve
svolgere un lavoro, vi si dedica notte e giorno. Non ha ore fisse
per dormire e alzarsi, resta frequentemente in piedi per tutta la
notte e magari a mezzogiorno si stende su un sofà ,
completamente vestito, e dorme fino a sera, indifferente al
movimento di persone che entrano ed escono attorno a lui».

Marx, ‘du camere e cucina’

Ed ecco l’appartamento dei Marx. «Non c’ è un mobile
intatto. Tutto è a pezzi, brandelli, coperto di polvere, ovunque
regna il massimo disordine. In mezzo alla stanza, su un grosso
tavolo traballante, giacciono manoscritti, libri, giornali,
giocattoli dei bambini accanto ai lavori di cucito, e ancora
bicchieri, una pipa olandese, cenere di tabacco, il tutto buttato
lì alla rinfusa… Sedersi è un’impresa pericolosa. Marx e
la moglie non sono per niente imbarazzati da tutto questo. Si è
ricevuti nel modo più affabile, vengono offerti pipa, tabacco,
tutto ciò che c’ è nella casa, con grande cordialità. Il
fascino di una brillante conversazione fa dimenticare le carenze
domestiche e rende il disordine tollerabile».
Insomma, a voler guardare dal buco della serratura si torna alla
considerazione prosaica della madre del filosofo: «Invece che
scrivere il Capitale avrebbe dovuto accumularlo».
Ma sarebbero, appunto i conti della serva, polvere di stella
filosofica, scarafaggi e pantegane intorno al sacro palazzo
dialettico.