Il mastellismo al confronto è nulla

Fabrizio D'Esposito
11/12/2010

E poi l'arroganza maschilista nei confronti della Bongiorno e il sesso di Dini

Il bunker del Cavaliere è ormai un presepe di Natale e la fiducia del fatidico 14 dicembre 2010 potrebbe trasfigurarsi in un’Epifania anticipata. Miracoli dell’Unto del Signore. Un voto che va, un voto che viene e non c’è nulla di nuovo sotto il sole, come recita l’Ecclesiaste. Compresa l’inchiesta della procura di Roma sul presunto mercimonio di casacche parlamentari.
La Befana, se Befana sarà, porta tre re magi al di là di ogni immaginazione. Il fotogramma più surreale di questa Seconda Repubblica. Tre onorevoli e un partito nuovo. L’ex dipietrista Domenico Scilipoti detto Mimmo, gli ex democrat Bruno Cesario e Massimo Calearo. La fantasia al potere. Movimento di Responsabilità Nazionale. Tre fondatori e tre posizioni differenti: a favore del governo (Cesario), contro (Scilipoti), astensione (Calearo). Si può? Certo che si può.
In confronto persino il mastellismo, la degenerazione più vituperata del trasformismo, appare materia per educande. Il vero protagonista del MRN è Mimmo Scilipoti che ha annunciato di avere un «continuo travaglio interiore». Motivo: «La coscienza è una cosa seria». Qui il trasformismo è alla ricerca di una giustificazione etica quasi metafisica. Insomma, siamo tra Totò e De Chirico. Tra una pernacchia e un capolavoro onirico.

Dal travaglio interiore alle doglie. La questione è decisamente più seria, ma non meno surreale. Tre donne parlamentari incinte, e per questo probabili assenti al voto della fiducia. Accade. Ma contro la natura si erge la maligna e meschina arroganza maschilista. Illazioni, battute, frecciatine. Così una di loro è costretta addirittura a fare una nota ufficiale. È la finiana Giulia Bongiorno, deputata e avvocata.
Le sue parole fanno arrossire e rendono ancora più incredibili questi giorni di caos: «Definire politica una gravidanza evidentemente non esente da qualche problema non è solo una manifestazione di grande disprezzo nei miei riguardi ma esprime – ed è ancora più grave – una percezione maschilista della gravidanza, declassata a strumento di falsificazione del reale e di fuga dai propri doveri e dalle proprie responsabilità. Simili insinuazioni non possono che provenire da chi non si rende conto che una donna, nemmeno la più menzognera e vigliacca, non userebbe mai la gravidanza come un alibi». Ogni commento è superfluo.

Terzo e ultimo caso surreale di questo presepe anticipato, dove la sostanza è antipolitica. Il sesso degli anziani. Il Palazzo e il sesso degli anziani. Berlusconi c’entra, ovviamente. Ma nei panni della spalla che non fa la figura migliore. A parlare è il suo coetaneo Lamberto Dini che alla radio confessa: «Continuo ad avere un’intensa vita sessuale, senza aiutini. Berlusconi? Non so, forse lui avrà qualche aiuto, userà qualche prodotto di quelli che aiutano e che si vendono nei negozi o nelle farmacie. Io no».
La fiducia come Viagra contro il ribaltone? A suo tempo, Dini fu campione della specialità ribaltonesca. E nella sua dichiarazione c’è il pregiudizio atavico che il berlusconismo ha sempre bisogno di aiutini, nel sesso come nella politica. Non è mai autosufficiente. Ma è l’immagine di Dini che fa sesso a rapire cuore e menti e a dare una speranza all’impossibile.
L’Italia non sarà un paese normale, ma è straordinario nel bene e nel male. L’alcova di Dini mancava all’album di questa Seconda Repubblica, che volge al tramonto. Non ci siamo fatti mancare nulla. Spettacolo vero, coi colori della farsa e i toni della tragedia. Il resto è politica. Poca, molto poca. Il 14 dicembre vinca il peggiore.