Il mistero del “caso B”

Redazione
27/01/2011

di Alessandro Carlini È la domanda da 1 milione di dollari che i commentatori americani, e quelli del resto del ...

di Alessandro Carlini

È la domanda da 1 milione di dollari che i commentatori americani, e quelli del resto del  mondo (leggi i commenti allo scandalo Ruby del Times e gli affondi contro Berlusconi della stampa internazionale) continuano a farsi: come mai la maggioranza degli italiani non reagisce agli scandali sessuali in cui è coinvolto Silvio Berlusconi?
Il New York Times, per dare una spiegazione a questo fenomeno, ha dedicato ampio spazio nella sua sezione dibattiti, la Room for Debate, a un gruppo di scrittori, giornalisti, ricercatori, soprattutto italiani.

Manca un’alternativa credibile

«In una democrazia matura, i leader del Popolo della Libertà avrebbero detto a Berlusconi di fare un passo indietro per il bene del partito. Ma in Italia, lui possiede il suo partito. L’opposizione dovrebbe essere un’alternativa credibile, ma non è così», ha commentato Federico Varese, professore di Criminologia all’Università di Oxford.
«ITALIANI SVEGLIATEVI». Varese ha riassunto per gli americani la situazione: le televisioni sono controllate dal premier, l’opposizione è relegata alla carta stampata, ed è continuamente delegittimata, una certa parte di imprenditori preferisce, poi, comunque Berlusconi a un governo di sinistra. «La speranza», ha concluso Varese, «è che gli italiani si sveglino presto».
«SESSISMO INSOPPORTABILE». L’atteggiamento del premier nei confronti delle donne è stato, invece, al centro dell’intervento di Chiara Volpato, professore di Psicologia sociale all’Università di Milano-Bicocca.
L’accusa è andata alle «attitudini sessiste che Silvio Berlusconi ha mostrato sin dall’inizio della sua carriera politica». «La situazione», ha aggiunto Volpato, «è degenerata nel corso gli anni fino a diventare la parodia del Satyricon di Fellini». Dall’analisi della Volpato esce un quadro inquietante della società italiana, soprattutto della sua componente femminile: «In una società in cui le donne giocano un ruolo subordinato, qualcuna cerca di migliorare la propria vita intraprendendo relazioni con uomini potenti».
GENDER GAP RECORD. Certo, non manca l’indignazione da parte di molte, ma spesso si perde nella politica e non riguarda principi condivisi da tutte. Senza parlare della televisione, in cui il ruolo della donna è totalmente «decorativo». I risultati sono nero su bianco. Volpato ha ricordato che l’Italia è al 74esimo posto nella classifica del  gender gap del World Economic Forum, che valuta la disparità fra i sessi basandosi sulle opportunità che ha una donna di studiare, entrare in politica, avviare un’impresa. Ma non è finita qui. «Meno del 50% delle italiane lavora fuori casa, mentre la media europea è del 57%».

Stille: «Decisivo il controllo dei media del Cavaliere»

Resta sempre aperto l’interrogativo di come il fenomeno Berlusconi continui a prosperare dopo i tanti scandali sessuali in cui il premier è stato coinvolto.
Secondo Alexander Stille, professore della Columbia University e scrittore, la spiegazione è da cercare nell’abitudine degli italiani a questo stato di cose. «Resa possibile», ha affermato lo scrittore, «ancora una volta dal controllo dei media da parte del primo ministro. Basta pensare che il 70-80% degli italiani si informa solo dalla tivù» (guarda il video con le incursioni telefoniche di Berlusconi nei talk show televisivi). E ovunque viene diffusa l’idea del “così fan tutti”, del qualunquismo all’italiana che alla fine può giustificare tutto, compresi gli scandali.sessuali.
«HA CONQUISTATO I MODERATI». Eppure Berlusconi sopravvive, verrebbe da dire. Secondo Maurizio Molinari, corrispondente della Stampa da New York, è necessario considerare tre fattori per spiegare il ‘caso B’. «Prima di tutto il vuoto a sinistra, con un’opposizione incapace di sfidare il premier sui temi caldi come la disoccupazione, l’immigrazione e l’energia» (leggi l’articolo sulla mancanza di alternative nella politica italiana). Poi, cosa da non sottovalutare, «manca un leader, in un’epoca in cui la politica, questo a livello mondiale, conta su figure forti». In terzo luogo, Berlusconi col suo partito è riuscito a conquistare i moderati, la maggioranza degli italiani che votava Democrazia Cristiana negli anni della Prima Repubblica, e che dopo si è ritrovata a mettere la croce su Forza Italia prima e Pdl dopo.
Non va poi sottovalutata, secondo Molinari, «l’abilità di Berlusconi di difendersi quando è attaccato e, come ora, accerchiato. Tutte spiegazioni valide, ma resta sempre una domanda aperta: come si può costruire un mondo diverso da questo? (leggi l’articolo sulla controffensiva di Berlusconi).
UNA «REALTÀ DISTORTA». Un mondo che si liberi di questa «realtà distorta», come l’ha definita Eloisa Morra, che scrive per la Women’s International Perspective. Ebbene la soluzione sarebbe, per assurdo, apprendere qualche segreto dalla strategia mediatica del premier, e usarla contro di lui. Un esempio può essere la risposta della deputata Rosy Bindi all’offesa che le aveva fatto il premier, definendola «più intelligente che bella». Lei aveva risposto: «Non sono una donna a sua disposizione». Uno slogan, come i molti che usa il premier, finito su magliette indossate da migliaia di donne nei giorni successivi.