Il Monte dei Paschi crolla: identikit del colpevole

05 Luglio 2016 15.48
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Il crollo del Montepaschi in Borsa ha un colevole.
Per ora ignoto, ma ce l’ha.
Si tratta della persona che ha sentito il bisogno di fare una fotocopia della lettera fatta pervenire una dozzina di giorni fa dalla Vigilanza della Banca centrale europea (Bce) al vertice dell’istituto di credito senese, e darla al giornalista del quotidiano la Repubblica Andrea Greco.
REAZIONE A INCENDIO. In quella missiva non si dice nulla di particolare e di nuovo, ma è bastato sparare la notizia ed ecco che, come una sigaretta accesa in un deposito di benzina, è divampato l’incendio della reazione emotiva e della conseguente pioggia di vendite dei titoli Mps a Piazza Affari.
Le domande a cui occorre rispondere sono dunque due: chi è stato e qual è il movente che lo ha spinto a fare un gesto di cui non poteva non essere chiara la conseguenza, visto che ormai qualsiasi notizia che trapeli da Francoforte, e a maggior ragione dopo Brexit, è in grado di provocare un tsunami sul mercato e di minare (ulteriormente) la fiducia dei risparmiatori.
Vediamo di rispondere a entrambi i quesiti.

Quattro ipotesi: talpa nel cda, alla Bce, dentro Bankitalia o al Tesoro

Sull’autore del gesto scellerato si possono fare quattro supposizioni.
La prima è che sia uno (o una) dei membri del consiglio d’amministrazione di Mps, a cui doverosamente i vertici operativi della banca hanno dato contezza della lettera proveniente da Francoforte.
Possibile? Tutto è sempre possibile, ma francamente sarebbe un gesto di tale masochismo e vigliaccheria che resta difficile anche solo pensarlo.
FRANCOFORTE? POSSIBILE… La seconda ipotesi è che sia stato qualcuno dei funzionari della Bce che hanno avuto a che fare con il dossier, o che comunque ne erano a conoscenza.
Una decina di persone, non di più. Che hanno, chi più chi meno, direttamente o indirettamente che sia, rapporti con il mondo giornalistico italiano.
Diciamo dunque che se fossimo investigatori – e la vostra Lince in qualche modo lo è – considereremmo questa come una pista possibile.
SPIFFERATA DI CASA NOSTRA. La terza e quarta ipotesi rimandano alle istituzioni italiane cui Siena ha, anche in questo caso doverosamente, girato in copia la lettera: Bankitalia e il ministero dell’Economia.
Può essere stato qualcuno di via Nazionale ad aver compiuto l’insano gesto?
Occhio di Lince non crede a questa possibilità. Non perché abbia una gran considerazione della statura professionale e morale dei dirigenti di Bankitalia, ma perché non avrebbero il coraggio di fare una cosa del genere. E sarebbero privi di movente.
Può essere allora qualche inquilino di via XX settembre? Questo è già molto più plausibile. I funzionari di ogni ministero, e quelli del Tesoro non solo non fanno eccezione ma sono sempre stati in cima alla classifica, sono avvezzi all’indiscrezione, alla spifferata, al dossieraggio.

Il movente: favorire un acquisto a pochi cent o colpire il governo

Ma per compiere azioni di questo genere occorre qualche motivazione forte.
E a ben guardare una ce la potevano avere, sia alla Bce sia al ministero.
VALORE SOTTO I 900 MILIONI. Quale? Salvo non ci siano di mezzo questioni personali impossibili da individuare, sulla carta sono solo due: o favorire qualcuno che ha interesse a comprarsi il Montepaschi a pochi centesimi – la capitalizzazione è scesa sotto i 900 milioni, una cifra che non copre nemmeno il valore della preziosa quadreria dell’istituto – o assestare una botta alla terza banca italiana per colpire il governo, facilmente accusabile di non aver saputo proteggere il sistema creditizio nazionale.
MALCONTENTO VERSO RENZI. È evidente che la prima è facile immaginare possa essere nella testa di qualcuno alla Bce, mentre la seconda è ovvio si annidi in quella di qualche papavero scontento del trattamento che Renzi riserva a lui o in generale alla Casta di via XX settembre. Il cerchio si stringe…


(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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