Il mostro da abbattere

Fabio Chiusi
31/01/2011

È polemica su come ridurre il debito pubblico italiano.

Il mostro da abbattere

Domanda: come si dimezza in tre anni un debito pubblico di 1.867 miliardi di euro, pari al 121% del prodotto interno lordo? Saranno le voci di una manovra lacrime e sangue da 135 miliardi di euro in tre anni (leggi l’articolo), ma i tentativi di risposta si stanno moltiplicando.
I toni di scontro che hanno caratterizzato il dibattito negli ultimi mesi sembrano destinati a ripetersi. Da una parte il cosiddetto ‘partito della patrimoniale’, tra i cui esponenti spuntano politici come Giuliano Amato e Walter Veltroni, economisti ed ex banchieri come Pellegrino Capaldo e Luigi Abete, e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.
Dall’altra quello che potrebbe identificarsi nel motto «prima sul mio corpo». Ovvero, tutto fuorché una tassa sui patrimoni. Di questo avviso sono Confindustria e un coro di economisti che va da Oscar Giannino a Francesco Giavazzi. E, naturalmente, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Che sulla promessa di una rivoluzione liberale ha costruito il suo ingresso e la sua fortuna in politica.

Amato: un italiano su 3 paghi 30 mila euro

Oggi, a distanza di 17 anni, il Cavaliere torna a parlare della necessità di una «economia decisamente più libera», e quindi di «una irriducibile avversione» strategica, finanziaria e politica al ricorso a una patrimoniale. E tende la mano a Pierluigi Bersani, così da costruire «un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana».
Offerta respinta al mittente dalle opposizioni, forse insospettite dalle promesse non mantenute, in termini di riforma del fisco, dal 1994 a oggi. Ma in qualche modo il debito pubblico va abbattuto, lo chiede l’Europa. Che fare?
ABBATTERE IL DEBITO DI UN TERZO. A innescare il dibattito è stato Amato, sul Corriere della Sera del 22 dicembre 2010. «Per l’Italia il nostro debito totale ammonta a circa 30 mila euro per italiano», ha calcolato l’ex presidente del Consiglio, «non è così gigantesco: un terzo di questo debito abbattuto metterebbe l’Italia in una zona di assoluta sicurezza». Fatti due rapidi conti, «Significherebbe pagare 10 mila euro a cittadino. Ma siccome gli italiani non sono tutti uguali, potremmo mettere la riduzione a carico di un terzo degli italiani». La conclusione è aritmetica: «A quel punto sarebbero 30 mila euro per un terzo degli italiani. Magari in due anni». Meno il giudizio: «Secondo me è sopportabile».

Veltroni: patrimoniale e immobili pubblico

Secondo altri, la situazione non è così grave. Walter Veltroni, per esempio. Lo stesso giorno l’ex segretario Pd, ritornato protagonista, dal palco del ‘Lingotto 2’ ha ipotizzato una misura più leggera. Con l’obiettivo di portare il debito pubblico a quota 80% del Pil in dieci anni. Con tre mosse: ricostruzione dell’avanzo primario (fino al 5% del Pil) e utilizzo del patrimonio pubblico. Ultimo, ma non per importanza, un contributo straordinario a bassa aliquota da chiedere a quel 10% della popolazione che detiene metà della ricchezza nazionale. In sostanza, una patrimoniale.
L’ALTOLÁ DEL PARTITO: LOTTA ALL’EVASIONE. L’ipotesi non è piaciuta affatto al responsabile economia del partito, Stefano Fassina, che si è affrettato a far circolare un documento a uso interno, ma finito sulle pagine del Foglio, in cui si afferma che «la via maestra per abbattere il debito passa per l’innalzamento del potenziale di crescita attraverso le riforme strutturali e passa per il recupero dell`evasione, elemento questo assente nel Lingotto 2».
Anche se non manca chi, come ItaliaOggi, ha fatto notare le «amnesie» di Fassina, che con una mano prende le distanze da Veltroni e con l’altra, in qualità di responsabile scientifico del centro studi Nens, fornisce il lasciapassare a indagini che auspicano l’«adozione del modello francese». Ossia di un sistema di tassazione a due binari, con un’imposta sul proprietario e una sull’inquilino di un immobile, per una aliquota totale dello 0,5%. E un gettito di «almeno due punti del Pil», assicura lo studio.

Capaldo: imposta straordinaria su tutti gli immobili

Amato è stato tuttavia criticato in due direzioni: una prima che ha ipotizzato un intervento troppo severo, largamente maggioritaria. Una seconda, al contrario, sicura che l’intervento non sarebbe abbastanza pesante. Di questo secondo avviso è Pellegrino Capaldo, che in una delle rare interviste concesse, il 23 gennaio 2011, ha proposto l’introduzione di un’«imposta straordinaria sulle plusvalenze immobiliari» con l’obiettivo di dimezzare il debito pubblico.
SU OGNI CASA IL 12,5% DEL SUO VALORE. Che significa? «Secondo dati attendibili», afferma Capaldo, «il debito pubblico è pari grosso modo al 25% del patrimonio immobiliare italiano espresso in valori correnti. Ne deriva che per dimezzare il debito pubblico occorrerebbe che su ogni immobile venisse trasferito mediamente un debito pari al 12,5% del suo valore corrente».
Ma non si tratta di una patrimoniale, assicura Capaldo, perché il titolare dell’immobile potrà scegliere se pagare tutto subito, magari ottenendo uno sconto, oppure in un arco determinato (3-4 anni) o indeterminato (alla vendita) di tempo.

Confindustria: «Lo stato venda gli immobili pubblici»

Inutile dire che la proposta non ha incontrato i favori degli economisti e dei politici che vedono, al contrario, nella misura un tappo alla crescita. E un sopruso del «revanchismo statalista». Così il numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia, per esempio, preferisce puntare sulla vendita di parte del patrimonio pubblico: «Ci sono 500 miliardi», ha detto, «di cui 385 di immobili vendibili».
SUBITO 325 MILIARDI DI EURO. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’economista Oscar Giannino, a cui il «modo di ragionare» di chi vuole una patrimoniale «fa orrore». Le cifre sono incongruenti, ma il messaggio è lo stesso del leader degli industriali: «Lo Stato ceda subito i 325 miliardi di euro che il Tesoro ha stimato essere il patrimonio immobiliare pubblico dismissibile. Sono pur sempre oltre 20 punti di Pil di debito in meno».

Scilipoti: «Noleggiamo le opere d’arte»

Più fantasiosa l’ipotesi del neoacquisto della maggioranza, il discusso Domenico Scilipoti. La cui proposta è di noleggiare le opere d’arte a disposizione dello Stato italiano: «Abbiamo migliaia di capolavori catalogati ma inutilizzate, giacenti nei magazzini e nei depositi museali o in altre sedi: noleggiamoli per un periodo decennale, promuovendo contemporaneamente l’arte e la cultura italiana nel mondo. I proventi derivanti dal noleggio verranno assegnati», afferma l’ex Idv, «per il 50 %, al fondo per la Riduzione del debito pubblico e, per il rimanente 50%, al ministero dei Beni culturali per repertare, catalogare e restaurare le altre opere d’arte ad oggi non esponibili».