Il Nippo buco

Redazione
24/01/2011

di Manuela Sasso Esiste un Paese occidentale in cui Mark Zuckerberg, il 26enne creatore di Facebook, è poco conosciuto. Possibile?...

Il Nippo buco

di Manuela Sasso

Esiste un Paese occidentale in cui Mark Zuckerberg, il 26enne creatore di Facebook, è poco conosciuto. Possibile? Sì, e per paradosso questo Paese è il Giappone, all’avanguardia tecnologica. Insomma, il social network che veleggia verso i 590 milioni di utenti in tutto il mondo, nello stato del Sol Levante ha poco appeal.
Il motivo? I giapponesi sono strenui difensori della propria privacy e non amano apparire in Rete con nome e cognome. A maggior ragione con una foto. Preferiscono nickname e avatar.
UNA CAMPAGNA PUBBLICITARIA. La notizia è rimbalzata sui siti dei quotidiani stranieri, Herald Tribune in testa. Anche perché ‘il danno’ per Zuckerberg non è solo di prestigio, ma soprattutto economico. Sembra infatti che i grandi investitori (come la Goldman Sachs che su Facebook vorrebbe puntare almeno 450 milioni), abbiano consigliato alla società di correre ai ripari.
Zuckerberg li ha presi in parola: prima di tutto farà realizzare ai propri collaboratori una campagna pubblicitaria estesa e capillare.
GELOSI DELLA LORO PRIVACY. Ma in due anni, mentre nel resto del mondo l’invenzione di Zuckerberg diventava una moda e si diffondeva a macchia d’olio, gli utenti nipponici restavano molto freddi.
Eppure il Giappone è uno dei Paesi più cablati al mondo. E, per chiarezza, gli utenti nipponici sono appassionati di social network. Quelli costruiti a loro misura, però. I dati, prima di tutto: mentre i competitor di Facebook nel paese del Sol Levante vantano una media di 20 milioni di iscritti, Zuckerberg si ferma ad appena due milioni. Molto poco, perché la cifra corrisponde a circa il 2% della popolazione giapponese.

In un Paese dove in Rete l’identità resta nascosta

Vale la pena di fare un confronto con i social network che in Giappone vanno per la maggiore. C’è Gree che ha già raggiunto circa 22 milioni di utenti. Nella classifica ideale di chi raccoglie più adepti, segue Mobage-Town, con poco più di 21 milioni di fedelissimi. L’uno e l’altro permettono lo scambio di opinioni (nella stessa modalità di Twitter per intendersi) e di foto.
NICKNAME E AVATAR, LA PRIORITÀ. Mobage-Town dà agli utenti più possibilità di giocare rispetto al rivale. Insomma, a ben valutare né l’uno né l’altro sono così distanti da Facebook. Se non per un elemento: i social network giapponesi tengono nascosta l’identità degli utenti. Nickname ed avatar sono una regola anche per Mixi, probabilmente il social più amato del Giappone anche perché è il più anziano: è nato nel 2004 e per come è strutturato potrebbe essere considerato il papà di Facebook. Anche in questo caso gli utenti veleggiano intorno ai 21 milioni.
ALLO STUDIO UNA NUOVA PIATTAFORMA. Insomma, Zuckerberg non può ignorare né il Giappone né il mercato della pubblicità online che qui è più sviluppato che altrove. Tra poco partirà la campagna pubblicitaria per sostenere la diffusione di Facebook tra i giapponesi. Si capirà presto su quale tipo di comunicazione Zuckerberg vuol puntare. In ogni caso sarà capillare.
C’è da dire che già da qualche mese nel quartier generale di Facebook si lavora per rendere i social network più familiare agli utenti nipponici. Come?
PAROLA D’ORDINE SEMPLIFICAZIONE. Creando una multi-piattaforma a partire da quegli elementi standard di Mixi che sono disponibili e ‘free’ per tutti gli sviluppatori (anche rivali), ha spiegato Kumiko Hidaka, responsabile della comunicazione di Facebook in Giappone. Grazie a questa applicazione Zuckerberg e soci sperano di semplificare il collegamento e la condivisione con amici che utilizzano altre piattaforme social.