Il nuovo sogno americano

Vita Lo Russo
26/01/2011

Obama: «Insieme per il futuro del Paese».

Il nuovo sogno americano

L’America deve tornare a sognare. E per farlo c’è bisogno che democratici e repubblicani la smettano di litigare, e appoggino riforme bipartisan, anche dolorose, che permettano al Paese di conservare il primo posto tra le economie del mondo.
Il quadro economico attuale non è molto dissimile da quello dei tempi della corsa allo spazio, quando nella sfida con l’Urss, l’America fu prima battuta nel lancio del satellite artificiale, lo Sputnik, ma poi, a denti stretti, con coraggio e tanti sacrifici, riuscì a sorpassare lo sfidante dell’Est mandando il primo uomo sulla luna.
OBIETTIVI FUTURI. Le sfide economiche sono quelle di tutti: riduzione del deficit, indipendenza dal petrolio, meno tasse alle imprese e più posti di lavoro. Bisogna rimodulare, secondo il presidente americano, le spese. Meno soldi all’impalcatura governativa, più investimenti nella ricerca e nell’innovazione per raggiungere uno sviluppo fondato sull’energia pulita, sui trasporti ad alta velocità e sulle nuove tecnologie. Questi sono stati i punti salienti del discorso sullo Stato dell’Unione di Barack Obama (leggi le anticipazioni del discorso dello State of the Union).  Un discorso che è piaciuto anche a Velma Hart, un’elettrice modello di Obama che, dopo aver perso il lavoro, aveva denunciato la sua rabbia pubblicamente contro il suo presidente. Hart dopo aver ascoltato le parole di Obama, si è detta pronta ad accordargli ancora fiducia.

Più competitivi riducendo il deficit

È vero che la peggiore recessione degli ultimi anni è ormai alle spalle, ha detto il presidente, ma è ancora presto per farsi illusioni. Ora che è chiaro a tutti che «le regole dell’economia mondiale sono cambiate, gli Stati Uniti devono essere competitivi per mantenere la leadership». Per questo, anche se «l’economia è tornata a crescere e i profitti delle aziende aumentano», per vincere davvero bisogna affrontare nuove sfide. A cominciare dalla riduzione del deficit (leggi l’articolo sul debito federale degli Usa).
TAGLI PER 400 MILIARDI. Il presidente ha proposto ai rappresentanti del Congresso di congelare le spese domestiche per i prossimi cinque anni in modo da ridurre «il deficit di oltre 400 miliardi» nel prossimo decennio e riportare le spese ai livelli record, come ai tempi di Dwight Eisenhower. Misure che non devono impedire alle imprese di continuare a crescere e ricominciare ad assumere personale.
«Il governo non può spendere più di quanto incassa», ha sottolineato Obama, aggiungendo poi che «il rigore di spesa servirà ad accumulare risorse per affrontare le vere sfide del futuro: energia verde e trasporti ad alta velocità».
PER L’ENERGIA PULITA. «Invece di stimolare l’energia di ieri, investiamo in quella del domani», ha detto Obama. Si potranno risparmiare «miliardi di dollari» tagliando i sussidi che vengono concessi alle società petrolifere. Quelle risorse potranno essere impiegate nell’innovazione e nella ricerca. Nel suo discorso, infatti, il presidente ha ricordato i due target cui il Paese deve puntare: l’80% dei consumi da fonti rinnovabili entro il 2035 e, più a stretto giro, 1 milione di veicoli elettrici sulle strade entro il 2015. Obiettivi importanti secondo Barack, che renderebbero gli Usa indipendenti dal petrolio.
Nel futuro verde auspicato dal presidente, ci sono anche trasporti puliti ed efficienti. Treni ad alta velocità, strade e ponti rimessi a posto, internet superveloce per tutti. «Entro 25 anni l’80% degli americani potrà accedere ai treni ad alta velocità», ha detto. Per poi aggiungere che alle vie di comunicazione via terra, andranno garantite alle nuove generazioni anche le ‘autostrade’ informatiche: «puntiamo ad ampliare la copertura di internet senza fili ad alta velocità al 98% degli americani».

«È giunto un secondo momento Sputnik»

Questo è un altro Sputnik, ha detto poi il presidente. Fuor di metafora, gli Usa devono tornare ad essere competitivi, come quando superarono l’Unione Sovietica nella corsa allo spazio. Erano gli anni d’oro degli investimenti nella ricerca dai quali nacque «la grande America» quella della Nasa, delle aziende di successo, dei college e delle università. «Siamo ancora l’economia più prosperosa al mondo», ma bisogna investire nella ricerca se non si vuole perdere lo scettro.
I rimandi ai gloriosi anni americani non si sono esauriti nel rimando allo Sputnik. «Come ci ha insegnato Robert Kennedy», ha detto ancora Obama, «il futuro non è un regalo, ma è una conquista». Per appoggiare il sogno americano non basta lo status quo. Ogni generazione ha dovuto rispondere con lotte e sacrifici alle sfide del proprio tempo.
APPELLO BIPARTISAN. Le sfide del futuro, secondo il presidente potranno essere superate solo con un senso di responsabilità condivisa tra democratici e repubblicani. Ai rappresentanti del popolo ha chiesto, infatti, di superare i conflitti e appoggiare proposte bipartisan. La posta in gioco non è una vittoria elettorale, ha sottolineato, «ma nuovi posti di lavoro, industrie competitive e i sacrifici della nostra gente. L’America», ha ricordato nelle ultime battute, «non è solo un posto su una cartina ma un faro nel mondo».
Unità tra repubblicani e democratici, in nome anche della tragedia di Tucson, che è costata la vita a sei persone e il ferimento di 14 (tra cui la deputata Gabrielle Giffords, leggi la notizia della strage di Tucson): «Siamo una sola famiglia, condividiamo speranze comuni. I sogni di una ragazzina a Tucson non sono molto diversi da quelli dei nostri figli, e tutti meritano la possibilità di essere realizzati».
CONTRO IL TERRORISMO. Non è mancato, nel suo discorso, il colpo secco al terrorismo. Prendendo spunto dagli scontri che da un mese agitano l’area nordafricana, Obama ha infatti detto a gran voce che «gli Stati Uniti d’America stanno con i tunisini», assumendo una posizione contraria al regime e a favore delle aspirazioni democratiche di tutti i popoli.
Per questo si è impegnato a non abbassare la guardia sui fronti caldi del pianeta dove sono in gioco la libertà e la democrazia. «Sconfiggeremo Al Qaeda in Iraq, Afghanistan e Pakistan», ha ricordato Obama lanciando un messaggio ai terroristi: «Non vi lasceremo in pace, non vacilleremo e vi sconfiggeremo».