Il Patto di stabilità divide l’Europa.

Redazione
01/10/2010

Reazioni diverse nel vecchio continente alla proposta della Commissione europea di inasprire le sanzioni nei confronti dei Paesi che non...

Il Patto di stabilità divide l’Europa.

Reazioni diverse nel vecchio continente alla proposta della Commissione europea di inasprire le sanzioni nei confronti dei Paesi che non tengono sotto controllo i propri conti pubblici. La versione riveduta e corretta del Patto di stabilità interviene su due elementi: il deficit e lo squilibrio eccessivo.
Sul primo fronte si richiede agli Stati che abbiano un debito che supera il 60% del prodotto interno lordo (Pil) di ridurre del 5% all’anno la differenza tra il debito e il livello di riferimento fissato; chi non dovesse  intervenire, dopo i primi tre anni concessi per mettersi in regola, sarà sottoposto a una procedura d’infrazione che prevede il prelievo dello 0,2% del Pil, da redistribuirsi ai membri più virtuosi.
Lo squilibrio eccessivo è, invece, un parametro che valuta nel complesso la politica economica della nazione e la capacità di intervenire sui fattori che producono competitività; secondo la proposta, gli Stati che avranno problemi interni tali da destabilizzare l’economia europea  saranno “puniti” con un prelievo dello 0,1% del Pil.
I quotidiani europei commentano le proposte in arrivo da Bruxelles con accenti diversi, ognuno preoccupato per i fattori di debolezza nazionali.

Gli spagnoli con poca autostima

In Spagna, nell’occhio del ciclone per la rigidità del mercato del lavoro e le difficoltà finanziarie del post-bolla immobiliare, i conservatori di El mundo scrivono piccati: “La Ue non è stata capace di farsi valere su Sarkozy che pone restrizioni alla libertà di movimento delle persone già ampiamente approvata nel continente, come pensa di poterlo fare sui temi economici? Di certo non lo farà mai con i membri più grandi. Forse proverà a fare la voce grossa con i più piccoli, ma non sono loro a essere un problema vero per le finanze europee. […] Inoltre ci sarebbe da discutere se quanto realmente necessita oggi l’Europa siano misure più restrittive o azioni che stimolino la domanda”.
Anche El Pais ci va giù pesante. “Il tema del momento è rafforzare il Patto di stabilità e noi che facciamo? Il governo non approva e non contesta. L’opposizione tace. […] Alle 6 proposte della Commissione hanno contribuito alcuni grandi come Germania, Italia, Francia e Regno Unito ma anche alcuni gnomi come l’Estonia e la Slovacchia… persino la Bulgaria! Per la prima volta in 25 anni la Spagna è incapace di dire una parola, scrivere una proposta, formulare un’idea. Così la torta è la seguente: vince la Germania, il pontefice dell’ortodossia, per via dell’ampiamento dei meccanismi di vigilanza. […] Ma la resistenza della Francia (insieme all’Italia e al Belgio) fa sì che le sanzioni come il ritiro dei fondi strutturali o del diritto di voto siano rimandate a un pacchetto legislativo successivo”.

Orgoglio teutonico

In Germania il titolo del giornale più letto, laSüddeutsche Zeitung, è “Più veloci contro i peccatori”. Nel pezzo si legge: “I Paesi europei più deficitari devono adeguarsi a misure più dure e rapide. Molti Stati membri sono ostili a questo provvedimento. La Francia rifiuta un aumento di potere da parte della Commissione; l’Italia, da anni capolista per debito pubblico, dubita che l’inasprimento dell’Ue possa portare vantaggi. Al contrario, secondo la Germania le sanzioni non sono abbastanza rigide, visto che aveva chiesto di togliere il diritto di voto ai governi recidivi”, scrive il quotidiano di orientamento di centrosinistra.
La Welt, il quotidiano conservatore di Amburgo, titola: “Bruxelles diventa più potente”. All’interno i giornalisti scrivono: “Per difendersi dai debiti provocati dalla crisi, la Ue ha riformato le basi del Patto di stabilità e creato un governo centrale che restringe lo spazio d’azione delle nazioni in materia di politica economica. Allo stesso tempo la Commissione europea ha aumentato le pressione verso Irlanda e Portogallo, i paesi che più soffrono per il peso dei debiti accumulati”.
Sulla stessa linea il commento del principale giornale economico tedesco, Handelsblatt: all’indomani delle misure decise da Bruxelles, “anche se nessun politico vuole ammetterlo, il governo centrale europeo starà con il fiato sul collo dei ministri dell’Economia, che non saranno più padroni in casa loro”.

L’analisi inglese

Sul quotidiano londinese Independent,Hamish McRae, uno dei più autorevoli giornalisti ed editorialisti economici inglesi, si dice scettico sull’efficacia del pacchetto di misure e avverte che alla luce di questa “drammatica settimana” della finanza europea le tensioni interne all’eurozona cresceranno: i  membri “periferici” si sentono sempre più penalizzati dall’adesione mentre vedono quelli del centro beneficiarne.
L’editorialista confronta la situazione dei Paesi che destano preoccupazione per lo stato dei conti pubblici. “La posizione della Grecia è peggiore. I mercati sono convinti che prima o poi risulterà inadempiente al suo debito, mentre pensano che l’Irlanda abbia una possibilità di ripagare la somma totale. Il Portogallo è, secondo la percezione dei mercati, sulla stessa barca dell’Irlanda, mentre la Spagna è in una condizione un po’ migliore. Le differenti percezioni si riflettono nei loro risultati economici. La produttività irlandese si è ripresa, mentre quella greca rimane depressa”.
McRae registra una “crescente tensione tra settore pubblico e privato all’interno dei paesi membri” e parallelamente una “tensione crescente tra i Paesi stessi”. Per esempio, “la Germania ha sofferto di una grave calo della produttività come tutte le grandi economie nel mondo, ma non vi è stato un altrettanto pesante calo dell’occupazione, che anzi ora sale. Per contro, la Francia, dove la produttività è scesa meno, ha perso molto in occupazione, così come l’Italia”. Infine, “per l’Irlanda e la Spagna l’aumento della disoccupazione è ancora maggiore anche perché legato alla bolla immobiliare”.
“Cosa succederà ora?”, si chiede l’editorialista. “Per prima cosa, sono i mercati finanziari che imporranno di disciplinare i bilanci, non la Commissione europea. Non c’è bisogno delle multe della Commissione per costringere i paesi a tagliare i loro deficit; il mercato dei bond sta già imponendo multe…Non è facile avere molta fiducia nei nuovi piani della Commissione, ma la situazione attuale è insostenibile”.
Poi, aggiunge che “ci sarà una sorta di punto di svolta nei mercati dei bond e si accorceranno le distanze tra i Paesi deboli e quelli forti. L’istinto dice che ci saranno diversi mesi di contrattazioni nervose e la possibilità di un incidente è alta”.