Il Pd come una maionese impazzita

Sabino Labia
13/10/2010

La sinistra in cerca di uomini e Papi stranieri.

Il Pd come una maionese impazzita

 

Lo scorso 21 settembre il quotidiano spagnolo El Pais ha dedicato un lungo articolo alla situazione del Partito democratico definendolo «una maionese impazzita di ex democristiani ed ex comunisti, in coma e senza respiratore». Forse il giornalista iberico Miguel Mora, che ha redatto il pezzo, è andato un po’ troppo sul pesante nella raffigurazione, ma certo non gli si può dare tutti i torti leggendo quello che i vari esponenti democratici hanno dichiarato negli ultimi due mesi.
Riavvolgendo il nastro ci si rende conto che la vicenda della casa di Montecarlo non ha rappresentato soltanto una resa dei conti all’interno della maggioranza di governo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, ma senza ombra di dubbio ha avuto un impatto deflagrante anche, se non soprattutto, proprio nel Partito democratico che si è trovato spiazzato per il precipitarsi improvviso degli eventi.
Fino all’inizio dell’estate l’argomento elezioni era più che un discorso accademico da scambiare alla bouvette della Camera o del Senato in vista della pausa estiva. Improvvisamente è arrivato il D Day, l’ormai famoso 29 luglio, giorno dell’espulsione dei finiani dal Pdl, che, come il classico fulmine a ciel sereno, ha scompaginato i piani di tutti, a cominciare proprio da quelli dell’opposizione.
A quel punto si è subito scatenata la corsa alle possibili alleanze e soprattutto alla ricerca di quello che da più parti è stato definito il Papa straniero capace di assumere l’incarico di guidare un “comitato di liberazione nazionale” o “un’alleanza democratica”, che includesse Pd, IdV, Udc, Api, SeL, FeL e tutti coloro che ne avessero voglia, con il compito esclusivo di mandare a casa il Cavaliere.

Bersani non ci crede

Se si va a scorrere lo stillicidio di dichiarazioni rilasciate dalla fine di luglio a oggi ci si rende conto che, come è solito dire in questi casi, le idee sono poche, ma confuse; lo stesso segretario Bersani in più di un’occasione ha mostrato di non credere a una coalizione guidata da lui, e questo la dice lunga sulla situazione.
Comunque, ritornando al Papa straniero, i nomi che si sono fatti sono stati i più vari, ma quello che più di tutti ha catalizzato l’attenzione del mondo politico è stato quello di Luca Cordero di Montezemolo. Però, Montezemolo ha dichiarato, proprio a Lettera43, di non avere alcuna intenzione di entrare in politica, anche se in questo ambito, come si sa, le smentite sono spesso sinonimo di mezze ammissioni, basta guardare il sito internet di Italia Futura in queste ore per leggerne il manifesto.
Tuttavia, chiedere al presidente della Ferrari di assumere un incarico a termine, come ha fatto da ultimo Goffredo Bettini (ma si legge Walter Veltroni) per “compiere un atto di servizio, disinteressato e a termine” è come chiedere a un commissario liquidatore di occuparsi del fallimento dell’Italia.
Comunque, ipotizzando pure che il commissario liquidatore decidesse di accettare l’incarico, le domande che sorgono spontanee sono: quali dovrebbero essere gli uomini e le donne in grado di affiancarlo nell’impresa una volta raggiunto l’obiettivo? Ma soprattutto, dopo? A questo punto converrebbe lasciar perdere le risposte perché forse sono proprio queste che la maionese democratica non è stata ancora in grado di recepire.