Il Pdl attacca Fini e chiude a Casini

Redazione
26/01/2011

Duro il giudizio che Silvio Berlusconi ha espresso su Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini durante il vertice Pdl organizzato...

Il Pdl attacca Fini e chiude a Casini

Duro il giudizio che Silvio Berlusconi ha espresso su Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini durante il vertice Pdl organizzato a Palazzo Grazioli la sera del 25 gennaio per fare il punto sulla situazione politica attuale. Insieme al presidente del Consiglio, i coordinatori del partito Denis Verdini e Ignazio La Russa (Sandro Bondi non si è visto), i ministri Angelino Alfano, Maurizio Sacconi, il sottosegretario Gianni Letta e i capigruppo del Pdl (Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello e Massimo Corsaro) ed infine l’avvocato-deputato Niccolò Ghedini.
PUNTARE SUL FEDERALISMO. «I numeri per fare le riforme, anche se risicati, ci sono come dimostra il voto sullo stato della giustizia di qualche giorno fa» è stato il ragionamento del premier. «Per questo dobbiamo puntare sul cambiamento del paese a cominciare dal federalismo, dalla riforma della giustizia e dal fisco». Berlusconi ha infine sottolineato che il rapporto con Bossi è solido e terrà.
ALLARGARE LA MAGGIORANZA, MA NON ALL’UDC. Ma è anche consapevole, hanno riferito alcuni partecipanti al vertice, che l’unico modo per evitare le elezioni anticipate sia quello di allargare la maggioranza, non certo all’Udc che «sta dimostrando di voler solo logorare il governo», ma a tutti quei parlamentari (anche del centrosinistra) che vedono nel voto un danno per il Paese e per gli italiani. Il premier, riferisce chi c’era, avrebbe perso le speranze di convincere Pier Ferdinando Casini a sostenere in modo continuativo e strutturale il governo. Berlusconi si è convinto che il leader centrista si sia mosso solo tatticamente, forse solo per partecipare alla partita delle nomine nelle aziende pubbliche. Non meno duro il giudizio su Gianfranco Fini.
IL GIUDIZIO SU FINI. Nonostante avesse promesso di dare le dimissioni nel caso in cui si fosse dimostrato che la casa di Montecarlo era di proprietà del cognato, la sensazione prevalente è che non si dimetterà, proseguendo nell’anomalia di un presidente della Camera che è anche leader di un partito dell’opposizione. Il premier lo ritiene complice del tentativo dei pm di sovvertire il voto democratico, ma lo giudica anche completamente dipendente da Casini.
IL CASO RUBY. Il premier ha affrontato anche il caso Ruby e si è detto convinto che la bufera passerà, che la gente è ancora con lui, anche grazie a quelli che ha definito «abusi continui e ripetuti» da parte dei pm milanesi.