Il Pentagono? Paga i nemici

Giuliano Di Caro
08/10/2010

Usa, milioni di dollari finiti ai talebani afghani.

Il Pentagono? Paga i nemici

Un’inchiesta shock del Senato degli Stati Uniti, resa nota l’8 ottobre, fa luce sull’ennesima debolezza della strategia militare americana in Afghanistan.
Gli investigatori del Senate Armed Services Committee, la commissione interna al Senato Usa, hanno affermato che il 90% delle compagnie private di sicurezza ingaggiate dagli Usa per proteggere  le basi militari in Afghanistan, i cosiddetti contractors, hanno legami diretti con i talebani, l’intelligence iraniana o i network criminali locali (come hanno riportato il New York Times e il Washington Post).
Un errore strategico macroscopico che mette a rischio la sicurezza delle forze americane sul campo e «fa il gioco del nemico», ha dichiarato senza mezzi termini il senatore a capo del comitato bipartisan d’inchiesta, il democratico Carl Levin.

Sul libro paga almeno 26 mila afghani

Non bastasse il pericolo per la sicurezza, altro aspetto preoccupante è quello economico. I milioni di dollari che l’esercito statunitense spende per pagare gli almeno 26 mila collaboratori afghani finiscono così, direttamente o indirettamente, nelle casse dei talebani.
Soldi americani che finanziano di fatto i gruppi fondamentalisti e i signori della guerra. «Dobbiamo immediatamente porre fine a questo fiume di denaro statunitense di cui beneficiano signori della guerra che agiscono contro i nostri interessi», ha attaccato il senatore Levin.
Il paradosso è reso possibile dalla miopia del Pentagono, che sull’esercito di subcontractors in Afghanistan ha informazioni incomplete e approssimative. Il rapporto del Senato riporta un episodio emblematico: un raid americano doveva colpire un meeting di talebani che, si è poi scoperto, stava avendo luogo nell’abitazione privata di un subcontractor.
È solo uno dei molti capolavori di autolesionismo denunciati dall’inchiesta. Nel caso di una base della Us Air Force nell’ovest del Paese, gli americani erano addirittura ignari dell’identità dei due signori della guerra che provvedevano alla sicurezza della base.
La firm britannica di sicurezza ArmorGroup, contractor del governo Usa, per 18 mesi ha subappaltato la sorveglianza effettiva della base alle milizie di due warlord soprannominati  Mr. Pink e Mr. White, come i personaggi del film di Quentin Tarantino Le Iene. Fino a quando, in una faida per il controllo del territorio, Mr. Pink ha ucciso Mr White e ha trovato rifugio tra le fila dei talebani. La ArmorGorup ha comunque continuato a utilizzare come personale della base le milizie di Mr. Pink.

Petraeus chiede trasparenza

L’inchiesta ha passato in rassegna 125 contratti del dipartimento della Difesa stipulati dal 2007 al 2009. In due casi i legami con la rete di Al Qada erano addirittura risaputi. Una tara così addentro alla strategia americana che il Generale David Petraeus, a capo delle forze dell’Alleanza, è corso ai ripari e ha definito nuovi e più trasparenti criteri per l’assunzione dei contractor. Personaggi fin qui fuori dalle righe, sui quali né gli americani né il governo afgano hanno esercitato alcun tipo di controllo.
Il distorto meccanismo di finanziamento ai signori della guerra non è un fenomeno nuovo. In Afghanistan si è ricreato, pur adattato al contesto specifico, il medesimo circolo vizioso che storicamente si genera negli spazi umanitari di tutto il mondo, da Goma al Darfur. Vagonate di denaro occidentale speso da organizzazioni internazionali e governi mondiali per rimettere in piedi territori martoriati dai conflitti che in ultima istanza finisce, proprio grazie all’improvvido meccanismo del subcontracting selvaggio, nelle mani dei signori della guerra. Ottenendo effetti opposti a quelli desiderati.
Chi si aspettava che almeno l’imponente rete strategica del Pentagono agisse in maniera più accorta della miriade di Ong sparse per il globo, che spesso lavorano in condizioni proibitive, ha di che essere deluso.