«Il premier pensi all’Italia e si dimetta»

Delia Cosereanu
22/01/2011

Veltroni alla convention del Movimento democratico al Lingotto.

«Dobbiamo coltivare la fiducia che il Paese voglia cambiare». Walter Veltroni ha iniziato così il suo discorso inaugurale al Movimento democratico, la sua corrente all’interno del Pd, davanti alla platea del Lingotto a Torino, il 22 gennaio. 
PER IL RIFORMISMO. L’ex segretario democratico, tornato nel luogo dove lanciò nel 2007 la sua candidatura alle primarie del Pd, non ha usato mezzi termini: «Il berlusconismo non è adatto a governare e a riformare il Paese e la radice del suo fallimento è il populismo, che è la negazione del riformismo». «Il populismo di destra non si combatte con il populismo di sinistra ma con il riformismo», ha aggiunto. «Il motto deve essere ‘cambiare’. Se i democratici si chiudono in difesa subiranno il cambiamento anzichè orientarlo».
Veltroni ha poi attaccato duramente il premier: «O Berlusconi può chiarire tutto davanti ai magistrati, e non credo che sarà in grado di farlo, oppure per una volta non pensi a se stesso ma a 60 milioni di italiani, e faccia un passo indietro e si dimetta». L’ex segretario ha anche ribadito di condividere la linea del Pd per uscire dalla crisi del governo Berlusconi: «Un nuovo governo, non un ribaltone, che comprenda tutte le forze parlamentari, con un premier che sappia garantire un clima istituzionale nuovo. Un governo che si proponga di rasserenare la situazione, fronteggi le emergenze sociali e finanziarie, riformi immediatamente la orrenda legge elettorale».
IL FEDERALISMO. «In questo contesto, e in un clima più sereno e ascoltando le proposte migliorative delle autonomie, si potrebbe portare a compimento l’iter del federalismo, oggi messo a rischio dal clima di scontro in atto», ha aggiunto l’ex segretario del Pd. «Credo che questo, in altri paesi, farebbero forze politiche non egoiste, non dominate dalla furbizie tattiche. Forze che poi, in un clima repubblicano, tornerebbero a dividersi, in un bipolarismo maturo».
A FAVORE DELLE ELEZIONI. Veltroni ha però precisato che pur avendo «sostenuto in questi mesi che andare a votare in questo clima e con questa legge elettorale sarebbe la peggiore delle soluzioni. Lo confermo», ma ha avvertito: «cCe n’è una soltanto di soluzione ancora peggiore: la livida prosecuzione di un governo al tempo stesso inesistente e pericoloso, con un ulteriore imbarbarimento della situazione nazionale. In questo caso si, credo che le opposizioni, unite, dovrebbero chiedere le elezioni».
Intervenendo sull’economia, l’ex segretario del Pd ha definito l’accordo di Mirafiori «doloroso, ma necessario», e ha ribadito che la ripresa del Paese deve partire dalle piccole aziende.
L’APPELLO ALL’UNITÀ. Il titolo della convention che il Movimento democratico è «Fuori dal Novecento. Giusta, aperta, forte, viva, l’Italia». Parola d’ordine: unità. L’ex segretario infatti vuole lanciare un messaggio di unità al popolo del Pd. Senza naturalmente rinunciare alle cinque proposte per l’innovazione che saranno il fulcro del suo discorso di Torino.
Non un «ritorno», ha precisato, ma la volontà di ritrovare l’«ispirazione e la tensione» con cui il Pd nacque con la sua candidatura a segretario, tenendo però conto che «lo scenario politico-istituzionale è del tutto cambiato».
NUOVI SCENARI POLITICI. Infatti, lo scandalo che ha coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riapre la partita di possibili elezioni anticipate o di governissimi che richiedono da parte del principale partito di opposizione una strategia unitaria e compattezza della classe dirigente. Una tregua, dunque, all’interno del Pd tra il movimento nato su impulso di Veltroni, Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni con il documento dei 75 e la maggioranza del partito.