Il presidente dei consigli

Redazione
13/12/2010

«Sono sereno, ottimista e fiducioso come sempre». Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prima di entrare in...

«Sono sereno, ottimista e fiducioso come sempre». Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prima di entrare in Senato per il Consiglio dei ministri e per prendere la parola in Aula dove chiederà la fiducia al Governo. È il primo step della due giorni iniziata lunedì mattina per concludersi martedì 14 dicembre (segui il nostro live blogging). A palazzo Madama Berlusconi chiederà la fiducia, poi oggi pomeriggio sarà alla Camera. (Guarda la cravatta indossata dal premier)
«Abbiamo bisogno di continuità operativa e di una cooperazione politica ampia: abbiamo bisogno di tutto tranne che di una crisi al buio senza che ci siano alternative valide», ha incalzato il premier che è stato accolto al  Senato da un lungo applauso da parte dei senatori del Popolo della Libertà.
A 24 ore dal voto resta molto incerto l’esito di questa maratona parlamentare. Perché c’è anche un’altra incognita: gli astenuti saranno solo tre, il presidente della Camera Gianfraco Fini e i due deputati della Svp tirolese, o al massimo quattro se si aggiunge Calearo? Si verificheranno altre assenze oltre alle possibili defezioni delle tre deputate in maternità?, come ricorda lunedì mattina il Corriere della Sera.

«Non gettiamo via il lavoro fatto»

Grazie alle politiche messe in campo dal governo, l’Italia «ha acquisito reputazione e credibilità sui mercati». È uno dei passaggi del discorso che il premier Silvio Berlusconi ha pronunciato a Palazzo Madama. «L’Italia non è più parte dei problemi dell’economia europea», ha sottolineato il presidente del Consiglio, «ma parte della soluzione di questi problemi».
«Non gettate via quanto abbiamo costruito insieme in tanti anni». È questo l’appello che Berlusconi ha lanciato ai finiani nel corso del suo discorso in Senato.
Il premier si è rivolto a quei parlamentari «che hanno aderito ad altri gruppi» ma che sono stati eletti nel 2008 con il Pdl  che «hanno votato più volte la fiducia e da ultimo il 29 settembre, a chi ha fatto parte del governo e che dunque conosce il tanto che è stato fatto. Sono certo» , ha sottolineato il premier, «che nessuno di voi ha dimenticato la lunga strada che abbiamo fatto insieme dal ’94 a oggi, le tante battaglie, le mete raggiunte. Sono certo che nel vostro intimo sapete bene che il governo non ha demeritato e che quanto è stato fatto è stato tanto».
Il leader del Pdl ha poi fatto appello all’unione delle forze moderate, si è detto pronto ad offrire a tutti i moderati del parlamento un «patto di legislatura» e questo «rinnovando quello che c’è da rinnovare nel programma e nella compagine di governo».
Berlusconi ha citato espressamente l’Udc e ha fatto aperture sulla modifica della legge elettorale, «fatta salva la difesa del bipolarismo».

Tra i banchi manca solo Tremonti

Il governo è presente, quasi al completo, con i suoi ministri e sottosegretari nell’aula del Senato. Spicca un’assenza importante, quella del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
I posti d’onore accanto al presidente del Consiglio sono riservati per il leader della Lega nord, Umberto Bossi e il guardasigilli Angelino Alfano.

I voti delle gestanti (e non solo) in bilico

A questo punto, la forbice quotata per la maggioranza indica un minimo di 312 e un massimo di 316 voti mentre quella indicata per l’opposizione va dai 308 ai 314 voti. La mozione di sfiducia parte infatti da una base sicura di 308 deputati mentre il voto di fiducia può contare su 312 alzate di mano certe, anche se Denis Verdini, coordinatore nazionale del Popolo della Libertà, è arrivato a calcolarne 315.
Questo però non vuole dire che l’esito dello scrutinio previsto per domani alla Camera sia scontato. Perché i quattro incerti, gli imprevedibili astenuti, le possibili assenze e le tre deputate che sono in attesa di partorire, una del Pd e due di Fli, potrebbero fare la differenza, in un senso e nell’altro.
Potrebbe essere decisiva la presenza o meno delle tre deputate in stato interessante, che proprio in queste ore finiscono il tempo della gravidanza. E che sono tutte per la sfiducia al governo. Si tratta di Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza, di Futuro e Libertà, e Federica Mogherini del Pd. Se saranno tutte in aula, potrebbero far pendere la bilancia per l’apertura formale della crisi.
Il deputato del gruppo misto Paolo Guzzanti voterà la fiducia solo se il premier dirà in aula che l’attuale legge elettorale è morta. Ieri il Cavaliere ha parlato di cambiamenti ma ha anche ribadito la necessità del premio di maggioranza, e ciò dovrebbe tagliare la testa al toro: il parlamentare liberale dovrebbe votare no.

Gli scenari: vittorie risicate o pareggio

Gli scenari possibili sono tre. Vittoria «larga» dei filogovernativi, con 316 contro 308 o 311 voti, se Paolo Guzzanti dei liberali, Massimo Calearo transfugo del Pd, dell’Api e del misto, Silvano Moffa Fli e Ricardo Antonio Merlo eletto all’estero e solo di recente confluito nell’Udc, ma corteggiato dal Pdl si schierano a favore di Berlusconi.
Vittoria strettissima del centrodestra, 314 a 313, se le tre deputate in dolce attesa Bongiorno, Cosenza e Mogherini riescono a votare la sfiducia e se, in aggiunta, Moffa Fli e Merlo Udc si allineano alle indicazioni dei rispettivi gruppi. Invece passa di misura la sfiducia 314 a 313 se Paolo Guzzanti liberali si posiziona con il centrosinistra insieme a Moffa e a Merlo.
Ma c’è anche l’ipotesi pareggio, 313 a 313, se Calearo decide di astenersi in solitudine: in quel caso il governo ottiene una fiducia tecnica perché la mozione di sfiducia deve ritenersi respinta.

I finiani sono spaccati

La posizione ufficiale dei finiani per il momento è quella espressa dal coordinatore del partito, Adolfo Urso. Il deputato di Fli, Fabio Granata ha fatto la sua previsione al Corriere della Sera: «La mozione di sfiducia passerà per un solo voto.
Infatti siamo convinti che il gruppo di Futuro e libertà voterà compatto per la sfiducia, non ci saranno defezioni». E sul sostegno al governo annunciato dal collega di partito, Giampiero Catone, ha detto: «Il suo voto non l’ho mai contato».
Tuttavia nelle ultime ore un’altra onorevole di Fli, Maria Grazia Siliquini, ha detto che condividerà la posizione del collega di partito, Silvano Moffa, intenzionato a non votare la sfiducia al premier.
Siliquini ha detto: «Le ultime dichiarazioni di Fini (leggi l’articolo) hanno privato di qualsiasi significato il confronto che invece era indispensabile all’interno del gruppo di Fli dopo la presentazione della nostra proposta di mediazione. Chiederò a Moffa di riunire i firmatari del documento (leggi l’articolo) per giungere ad una posizione comune nell’imminente voto di fiducia».
Intanto il premier non ha perso l’occasione per lanciare un appello accorato «agli amici di Fli». Poco prima di porre la questione di fiducia al governo nell’aula di Palazzo Madama, Berlusconi si é infatti rivolto ai finiani augurandogli di «passare una notte piena di riflessioni» e augurandosi che «la notte porti veramente consiglio».

Le critiche dure dell’opposizione

«I governi tecnici o di transizione sono ipocrisie lessicali che servono solo a coprire una maggioranza posticcia non voluta dagli elettori», ha sottolineato Antonio Di Pietro. Il leader dell’Italia dei Valori non è stato l’unico ad attaccare con vigore il discorso del premier al Senato.
Anche Pier Luigi Bersani ha bocciato il discorso di Silvio Berlusconi. «Niente di nuovo, un po’ di bastone e un po’ di carota», ha detto Bersani, «quel che colpisce è ancora una volta che in tutto quel discorso non vi sia un barlume di consapevolezza dei problemi del Paese. Forse continua a pesare più la compravendita che la sua retorica…». Secondo il segreterario del Pd sarebbe fondamentale invece prendere atto della crisi e «dare vita a un governo di responsabilità istituzionale, di transizione».