Il racconto sbagliato della sinistra che non capisce il Paese

06 Marzo 2018 08.15
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E se non fosse, quello che ci è stato consegnato il 4 marzo, l’istantanea di un’Italia rancorosa, becera, xenofoba e populista ma quella di un popolo impaurito in cerca di protezione e rassicurazioni? Se l’italiano su due che ha votato di Maio o Salvini fosse uno che alla tavola dei benestanti non si è mai seduto accontentandosi di raccattare qualche avanzo nei cassonetti, o uno che invece ci sedeva ma si è visto dall’oggi al domani escluso, qualcuno insomma del famoso ceto medio impoverito? Siccome la politica dovrebbe essere anche la capacità di interpretare la way of life delle persone e intercettarne domande e aspettative, possiamo dire senza essere tacciati di piaggeria verso i vincitori che forse Movimento 5 stelle e Lega hanno saputo dare risposte o, meglio, fare promesse più convincenti anche se più illusorie?

Alla base della sconfitta della sinistra c'è un errore di prospettiva e di conseguenza del racconto imbastito per sostenerla

Credo che alla base della sconfitta della sinistra, e in parte anche del deludente risultato di Berlusconi, non ci sia l’antipatia o l’arroganza del giovane fiorentino piuttosto che la fanfaronaggine dell’anziano Cavaliere, ma un errore di prospettiva e di conseguenza del racconto imbastito per sostenerla. Per dirla con parola che ora forse i nuovi padroni del Paese archivieranno, di uno storytelling sbagliato. Prendiamo Renzi. Ha impostato tutto sull’esaltazione di un futuro di magnifiche sorti e progressive, di gente che deve solo guardare avanti e tenere in mano un trolley sempre pronta a partire.

UNO STORYTELLING ELITARIO. Ma se non sai cosa metterci dentro quel trolley, se il presente ti inchioda a dove stai e ti inibisce di alzare lo sguardo, a chi stai parlando? A una élite economica e culturale, a una minoranza che vive in una bolla di auto referenzialità, che non ha mai messo piede nelle periferie delle città, fatto la coda alle Poste o parlato con i padroncini dell’Italia produttiva, gli eredi del vecchio miracolo, che si sono visti negare credito in banca e hanno dovuto subire il dumping dei prodotti cinesi. E che, non ultimo, ha vissuto l’immigrazione percependola come una minaccia, un’invasione che ne mette in discussione radici territoriali e patrimonio.

È un’Italia impaurita e in preda a sindrome da accudimento, che va a berciare in televisione per nascondere il suo stato di impotenza e paura, e che alla fine guarda a grillini e leghisti in chiave di assistenzialismo (il reddito di cittadinanza) e di recupero del potere d’acquisto (flat tax). È una tragica illusione, perché adesso li voglio vedere Di Maio e Salvini governare e mantenere le loro prodigali promesse con un debito pubblico che mentre festeggiavano la vittoria sfiorava i 2.300 miliardi, e programmi elettorali il cui rispetto richiede un pesantissimo allargamento del deficit.

LA SINISTRA RIPARTA DALLE PERSONE. Però siccome la politica è fatta di suggestioni (che è un modo di vestire bene le bugie) e rassicurazioni, forse è bastato che qualcuno le blandisse, che dimostrasse di interessarsene, che parlasse con la famosa o famigerata 'gente' o che anche solo la ascoltasse, per essere votato in massa. Se la sinistra ha qualche ambizione a ricostruirsi, sommessamente le suggeriamo di guardarsi allo specchio e partire da qui.

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