Il Regno Unito resta a terra

Redazione
22/12/2010

di Lorenzo Berardi «Sono frustrato per conto di tutti quelli che sono stati colpiti da questi disagi». David Cameron si...

Il Regno Unito resta a terra

di Lorenzo Berardi

«Sono frustrato per conto di tutti quelli che sono stati colpiti da questi disagi». David Cameron si schiera dalla parte delle migliaia di viaggiatori che, a causa dei disagi provocati dall’ondata di gelo abbattutasi sul Regno Unito, sono stati costretti a rivedere i propri piani per le festività natalizie.
In una conferenza stampa convocata martedì 22 dicembre, il primo ministro britannico è stato costretto a prendere una posizione sul caos dei trasporti che ha paralizzato il Paese. Una situazione che ha evidenziato le lacune del sistema britannico dei trasporti, mettendo a nudo la vulnerabilità della rete autostradale e ferroviaria e trasformando le hall di Heathrow in un bivacco per centinaia di persone costrette a terra da cancellazioni e ritardi. Dopo l’azzeccata decisione di non trascorrere il Natale in Thailandia, presa con largo anticipo, Cameron non è stato personalmente toccato dal blocco dei trasporti ma ha sentito ugualmente il bisogno di manifestare il suo disappunto, pur riconoscendo l’eccezionalità della situazione e senza addossarsi alcuna responsabilità diretta dei disagi.

Aeroporti bloccati e treni nel caos

Mentre Cameron e i ministri del suo governo si interrogano su ciò che non ha funzionato, la stampa britannica pare avere individuato il proprio capro espiatorio: la British airport authority (Baa) che gestisce, fra gli altri, gli aeroporti di Heathrow e Stansted. Alla Baa si rimprovera di non avere adottato adeguate contromisure per prevenire i disagi soprattutto nel caso del grande hub londinese, dimenticando inoltre di fonire informazioni tempestive e puntuali ai viaggiatori in attesa di capire se il loro volo sarebbe o meno decollato.
HEATHROW PARALIZZATO. Di fatto, è bastata una tormenta di neve nel tardo pomeriggio di sabato per paralizzare il traffico aereo su Heathrow con inevitabili ripercussioni a catena anche sugli altri tre aeroporti della Capitale oltre che sugli scali del resto del Paese. È stato infatti nel maggiore scalo del Paese e d’Europa per numero di viaggiatori in transito (66 milioni solo nel 2009) che le conseguenze delle recenti nevicate e delle successive gelate hanno creato e stanno tuttora determinando i maggiori problemi. A distanza di cinque giorni, le conseguenze di quei tredici centimetri di neve sulle piste del grande hub londinese nel giro di un’ora continuano a farsi sentire. Baa è stata criticata dai media per non essere stata capace di rimuovere il manto nevoso tempestivamente, costringendo alla chiusura di entrambe le piste di atterraggio dello scalo.
IL DISCORSO DI CAMERON. Bbc News  si è occupata della vicenda, dando ampio spazio al discorso di Cameron che si è concentrato proprio sulla situazione dell’aeroporto di Heathrow. Un intervento che non assomiglia affatto a un mea culpa e che non lancia alcuna accusa diretta al ministro dei Trasporti Philip Hammond. L’inquilino del numero 10 di Downing Street preferisce piuttosto vestire i pesanti panni invernali del cittadino qualunque, criticando dall’esterno la situazione. Se da un lato il primo ministro ha preso le difese della Baa, definendo «comprensibili i disagi vista la quantità di neve caduta su Heathrow», dall’altro non ha potuto negare che «sta occorrendo troppo tempo perché la situazione migliori».
TRENI IN TILT. Se la situazione negli aeroporti di Heathrow, Gatwick, Stansted e Luton è stata caotica, non è andata meglio a chi ha scelto per tempo o all’ultimo momento di partire in treno. Non si può dire, infatti, che l’Eurostar, tradizionale ancora di salvezza ed extrema ratio dei viaggiatori britannici diretti in Europa, abbia rappresentato un’alternativa facilmente percorribile. Lo testimoniano le attese e i ritardi venutisi a creare negli ultimi giorni nelle stazioni londinesi, fra le quali St.Pancras, dove la fila dei viaggiatori in partenza ha raggiunto il chilometro di lunghezza (guarda il video sui disagi).  

Le colpe della British airport authority

Una solenne bocciatura all’operato della Baa arriva invece sulle colonne del Guardian a firma di Neil Clark, che fa risalire le responsabilità delle inefficienze venutesi a creare addirittura a Margaret Thatcher. Secondo il giornalista del Guardian, infatti, i problemi per Heathrow sono cominciati con la privatizzazione della British airport authority, oggi passata in mani spagnole, decisa a seguito dell’Airport Act del 1986 varato proprio dalla Lady di Ferro.
L’AIRPORT ACT. Un atto che, ricorda Clark, si proponeva di «liberare la gestione degli aeroporti da ogni interferenza politica, consentendo agli operatori di rispondere direttamente alle esigenze delle propria clientela invece che di delegare il tutto alla classe politica». Allo stesso tempo, si garantiva che «migliori servizi sarebbero stati garantiti a tutti i passeggeri in transito o in attesa negli aeroporti». Parole che non trovano riscontro nelle estenuanti attese spesso in assenza di aggiornamenti o ragguagli sulla situazione alle quali sono stati costretti tutti coloro che avevano deciso di partire da Heathrow nel weekend.
NAZIONALIZZARE GLI AEROPORTI. Per questo motivo il Guardian auspica che l’opposizione laburista si schieri a favore di una ri-nazionalizzazione non solo dei maggiori aeroporti, ma anche delle «inefficienti ferrovie privatizzate che sono andate in tilt per via del grande freddo». Clark contesta il principio secondo cui ogni attività e servizio del Regno Unito debba mirare al profitto. Un concetto che «può funzionare per negozi e supermercati, ma ha effetti catastrofici sulle infrastrutture e i trasporti del Paese, come si è potuto notare nell’ultima settimana».
L’articolo attacca apertamente la politica della Baa che «sembra guidata da un’unica preoccupazione: massimizzare i profitti per la sua proprietaria, la spagnola Ferrovial». Una politica che, secondo Clark, ha determinato la decisione di non ordinare abbastanza spazzaneve per consentire di tenere aperte le piste di Heathrow. A sostegno di questa tesi, il quotidiano londinese ricorda come a fronte di profitti pari a un miliardo di sterline stimati per il 2010, «Baa abbia investito solo 500 mila sterline nell’acquisto e nella manutenzione di mezzi e materiali per tenere pulite le piste di atterraggio».