Il ritorno delle Tigri

Redazione
12/10/2010

Sono ancora in questura i 138 serbi fermati nella notte dopo gli scontri allo stadio Luigi Ferraris di Genova in...

Sono ancora in questura i 138 serbi fermati nella notte dopo gli scontri allo stadio Luigi Ferraris di Genova in occasione della partita Italia-Serbia, valida per le qualificazioni ai campionati europei del 2012 e sospesa al sesto minuto. Dopo avere identificato gli uomini, la polizia sta valutando le loro posizioni; si trovavano sullo stesso autobus in cui era nascosto, all’interno del vano motore, Ivan Bogdanov, il capo ultras “incappucciato” che è stato arrestato.
Oltre a Bogdanov sono state denunciate e già rilasciate 35 persone; altre due saranno processate per direttissima quest’oggi a Genova. Si ritiene che tutti facciano parte di gruppi ultranazionalisti che si ispirano alle Tigri di Arkan, il movimento paramilitare attivo in Jugoslavia durante le guerre degli anni ’90, e famoso per la propria brutalità (vai all’approfondimento). Fermato anche un 18enne italiano, ultras del Genoa.
Il bilancio della serata di violenza è di 16 feriti, di cui 14 serbi e due carabinieri, tutti ancora ricoverati negli ospedali della città. Gli scontri hanno attirato la ferma condanna del ministro dello Sport serbo Snezana Samardzic Markovic: «Lo Stato deve fare i conti con questa gente in modo estremamente preciso», ha dichiarato. «Gruppi di persone che si presentano come tifosi hanno gettato cattiva luce non solo su loro stessi, ma anche su tutta la Serbia». Un senso di vergogna condiviso dall’ambasciatore serbo in Italia, che si è scusato con il nostro Paese.
Gli scontri tra le forze dell’ordine e gli ultras serbi si sono protratti per ore anche dopo la sospensione dell’incontro. La violenza era iniziata già nel pomeriggio quando i tifosi avevano assalito il pullman della squadra serba, appena uscito dall’hotel Savoia per dirigersi allo stadio, dopo aver tirato bottiglie all’indirizzo della polizia. Poi, dentro lo stadio di Marassi, gli ultras avevano cercato di tagliare la rete di recinzione che divide il settore ospiti da quello occupato dal pubblico azzurro.
I primi incidenti, insieme al lancio di fumogeni e petardi, hanno fatto slittare di 45 minuti l’inizio della partita,poi sospesa e assegnata a tavolino all’Italia per 3 a 0, dopo che le forze dell’ordine in assetto antisommossa erano state costrette a schierarsi in mezzo ai tifosi serbi.
Il commissario tecnico (Ct) della nostra Nazionale Cesare Prandelli, al termine del breve incontro, ha affidato alla stampa il sospetto che gli incidenti non siano stati casuali: «La sensazione è che tutto fosse organizzato». Il Ct ha poi precisato: «Abbiamo fiutato che qualcosa non andava quando siamo entrati nello stadio e abbiamo trovato nel nostro spogliatoio Stojkovic, il portiere titolare della Serbia, che tremava come una foglia. Non capivamo cosa ci facesse lì, pallido e tremante. Attraverso l’interprete», ha proseguito l’allenatore, «ci ha spiegato che i suoi tifosi l’avevano minacciato e avevano tentato di assalire il pullman: allora ci siamo convinti che la partita era a rischio e non ci avrebbero fatto giocare. I primi a dirlo erano i giocatori serbi».
Complessivamente i serbi giunti a Genova per la partita sono stati circa 3.000. Nel pomeriggio di lunedì un rapporto riservato della polizia serba aveva avvertito i colleghi italiani dell’arrivo di centinaia di ultras di estrema destra; un’informazione che non è comunque sta sufficiente a fermare la violenza.
Il responsabile per la sicurezza della nazionale, Roberto Masucci, ha commentato: «Ci avevano avvertito dl numero dei tifosi ma non della loro pericolosità». Di tutt’altro parere Tomislav Karadzic, presidente della Federcalio serba: «La polizia italiana sapeva che sarebbero arrivati hooligan».

 

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