Il ritorno di Barbanera

Barbara Ciolli
25/01/2011

Dall'ammutinamento dei cadetti tedeschi ai nuovi pirati.

Prima il processo ai pirati somali, che ha fatto catapultare
Amburgo nel 1600, quando davvero i personaggi dei romanzi di
Stevenson popolavano, in carne e ossa, le corti di giustizia
della grande città mercantile. Poi l’attacco alla
Traumschiff (“nave dei sogni”, ndr), la
nave utilizzata anche nell’omonima serie tivù, una sorta di
Love boat tedesca, assaltata dai bucanieri tra il
Madagascar e Zanzibar. Infine, un’altra storia, dai risvolti
drammatici, venuta a galla con le indagini della commissione
parlamentare sulla morte della cadetta (leggi l’articolo
sulla morte della cadetta tedesca Sarah Lena Seele) che ha riportato in voga
una parola ormai dimenticata: ammutinamento.
STORIE D’ALTRI TEMPI. Le cronache del gesto di
insubordinazione degli allievi della Gorch Fock, l’Amerigo Vespucci
di Germania, contro l’odiato comandante Norbert Schatz,
tentato lo scorso novembre al largo delle coste brasiliane,
stanno avvincendo l’opinione pubblica tedesca, che da parecchie
generazioni non assisteva all’accavallarsi di notizie che
richiamano trame di film e paesaggi esotici.
Il pensiero è subito andato ai racconti fantasiosi di vecchi
classici alla Jules Verne. In realtà, le tre storie del nuovo
millennio hanno poco della romantica Ballata del mare
salato
(1967) di Corto Maltese, marinaio bersagliato dai
pirati e vittima lui stesso di un ammutinamento, e molto di
contemporaneo. A partire dalla massiccia copertura mediatica, in
un clima da Grande Fratello.

Le cadette vessate del
“veliero-bordello”

«Un maxi bordello in alto mare, negli ambienti della marina
ormai la Gorch Fock è descritta così», si è sfogata l’ex
cadetta Maria S. (il nome è di fantasia) con la
Welt
,
che ha raccolto la sua testimonianza
anonima. Durante il corso per aspiranti ufficiali, «le
proposte sessuali più che esplicite erano all’ordine del
giorno. Da alcune di noi venivano vissute come vere e proprie
molestie», ha raccontato l’ex recluta al quotidiano tedesco,
«soprattutto le donne, ultimo anello della gerarchia, erano
succubi di continui episodi di nonnismo e di pesanti
intimidazioni: un clima di durezza e maschilismo
insopportabili».
MOLESTIE E NONNISMO. Poche ore di riposo
notturno stesi sulle amache, poi, hanno riferito i cadetti alla
commissione, l’ordine di pulire le stanze anche con gli
spazzolini da denti e il mobbing continuo dei superiori: «Sali
sull’albero senza protezione o ti rispedisco a casa e addio
carriera», era una delle minacce durante gli addestramenti;
«sulla nave è come in prigione, matricole proteggetevi il
culo» erano le urla nelle docce.
Fino a che, il 7 novembre 2010 la 25enne Sarah Lena Seele non è
caduta a 27 metri di altezza da uno dei tre alberi del veliero.
Nel 2008, un’altra allieva 18enne era morta annegata,
perdendo l’equilibrio dal ponte dove si trovava di
vedetta.
I CADETTI RIBELLI. Il capitano Schatz aveva
liquidato gli episodi senza gentilezze: «Poche ciance, ci sono
aerei che precipitano e auto che vanno a sbattere. Anche qui
capitano incidenti». E, davanti a quelle parole, parte degli
allievi non ci ha visto più e si è rifiutata di arrapicarsi
sugli alberi.
Esplosa la rivolta, quattro cadetti sono stati accusati di
«mancanza di cooperazione» ed espulsi per «ammutinamento e
incitamento all’insubordinazione»: un reato che in Germania
prevede fino a dieci anni di carcere.

Gli emuli del Bounty e della corazzata Potëmkin

Dopo aver attraccato nel porto di San Salvador de Bahia, tutti i
70 allievi sono stati imbarcati su un aereo diretto in Germania,
e la Gorch Fock ha preso la rotta del rientro con a bordo solo
l’equipaggio d’ordinanza. In passato, neppure nei casi di
altri lutti era stata presa la decisione di interrompere il
viaggio.
LE INDAGINI DEL MINISTERO. Sulle motivazioni
della scelta, insabbiate dagli alti gradi ed emerse nel corso
delle indagini, il ministro della Difesa Karl Theodor zu
Guttenberg, travolto dal pesante scandalo, ha deciso di far luce
inviando quattro funzionari ministeriali in avanscoperta.
Davvero le condizioni di vita sulla nave, fiore all’occhiello
della marina tedesca dal 1958, ora ormeggiata in Argentina, erano
così «antidiluviane» come lamentato dagli aspiranti ufficiali?
E il comandante Schatz, rimosso dall’incarico da Zu
Guttenberg, era così cinico?
I PRECEDENTI STORICI. Di certo (e per fortuna),
gli ammutinati del 2010 sono ben più abituati agli agi e molto
meno ai precetti militari dei leggendari ribelli del Bounty
(guarda la photogallery), la fregata mercantile della
marina britannica che, nel 1789, si sottrasse ai dettami del
capitano Blight. Dei 22 insorti a colpi di baionetta, che hanno
ispirato numerosi film, solo uno, John Adams, sopravvisse, gli
altri rimasero uccisi in vendette incrociate o giustiziati con
l’impiccagione.
Anche lo storico ammutinamento del 1905 a bordo della corazzata
Potëmkin, innescato prima dal rifiuto dell’equipaggio di
mangiare carne infestata da vermi poi da quello del plotone
d’esecuzione di fucilare gli insorti, scatenò alla fine una
spirale di rappresaglie. I capi della nave in rivolta, che
attraccò a Odessa battendo bandiera rossa e sparando cannonate
contro lo zar, furono processati dalla corte marziale russa e
fucilati per insurrezione.
TRA LE GUERRE. Così come, in Germania, furono
mandati a morte i marinai che, il 5 maggio del 1945, si
ribellarono a bordo del Sonderborg Denmark: prima dei fatti del
novembre 2010, l’episodio era considerato l’ultimo
ammutinamento nella storia dell’esercito tedesco, dopo quello
della flotta di Wilhelmshaven, nell’ottobre del 1918, che
portò alla fine della Prima Guerra mondiale.

Il processo mediatico ai filibustieri moderni

Altra storia, altri tempi, anche per i pirati somali alla sbarra
(leggi la notizia sul processo ai pirati somali) ad Amburgo per
aver sequestrato il cargo Taipan, battente bandiera tedesca, che
la scorsa primavera si trovava nel famigerato golfo di Aden
infestato dai predoni del mare.
I dieci assaltatori, tra cui il 16enne Abdelkader Ahmed Warsami,
furono catturati armati di kalashnikov, lanciarazzi e numerose
munizioni, durante uno spettacolare blitz della marina olandese,
che il 5 aprile liberò i 15 membri dell’equipaggio.
DALL’AFRICA ALLA GERMANIA. Dopo un breve
passaggio in Olanda, i pirati sono finiti in Germania, primo
Paese occidentale a processare i moderni bucanieri. Finora i
dibattimenti per gli assalti dei pirati a imbarcazioni mercantili
e civili si erano tenuti in Kenya e alle Seychelles, che nel 2010
hanno detto basta: Nairobi decidendo di non confermare
l’accordo del 2008 che predeveva lo svolgimento dei processi
ai pirati catturati dalla flotta dell’Unione europea, la
Repubblica dell’arcipelago africano annunciando di avere le
carceri piene.
L’ASSALTO DEI GIORNALISTI. La corte di
Amsterdam, da parte sua, escluse categoricamente che il processo
fosse a carico del Paese che aveva liberato la nave, piuttosto,
andava fatto nello Stato di nazionalità del cargo. Ognuno si
prenda i suoi, insomma. E il caso ha voluto che il proprietario
della Taipan fosse proprio l’armatore Komrowski di Amburgo.

Impiccagioni e teste mozzate nella vecchia
Europa

All’apertura del processo, in un’aula affollatissima e
assediata dalle telecamere, alla richiesta dell’età, uno
degli accusati ha risposto di «essere nato sotto un albero», in
un anno imprecisato.
Al di là dello scalpore mediatico sollevato dall’evento, è
chiaro che all’armata dei filibustieri chiamati a giudizio
nella civile Europa andrà di lusso, sia rispetto ai colleghi
rinchiusi nelle galere di Stati asiatici o africani, sia rispetto
agli antesignani, giustiziati nei secoli scorsi dalle rispettive
madrepatrie.
PROCESSO DELUXE. Di fronte alla legge tedesca il
gruppo rischia al massimo 15 anni per “rapina e sequestro sotto
ricatto” e “attacco al traffico navale”, reati rispolverati
dal codice penale del 1600, poiché l’attuale giurisprudenza
non contempla il delitto di pirateria in mare.
Passare qualche anno nelle celle europee sarà una bazzecola, in
confronto al trattamento riservato nel 1717 al britannico Edward
Teach, il temibile Barbanera padrone del mar dei Caraibi,
martoriato dai colpi d’arma da fuoco della marina inglese che
poi appese la sua testa sulla punta della nave, in segno di
trofeo.
Nel 1701 il pirata scozzese William Kidd era stato impiccato a
Londra, di fronte a una folla acclamante, che lo puniva per aver
accumulato il più grande tesoro di tutti i tempi: 400 tonnellate
d’oro, depredate in gran parte alla Compagnia delle Indie.

Nel 2010, bottini per circa 50 milioni di
dollari

Nel 2010, secondo il Piracy
reporting centre
, l’organismo internazionale che monitora i
casi di pirateria, una settantina di assalti riusciti, con la
tradizionale tecnica dell’arrembaggio, ha fruttato un bottino
di circa 50 milioni di dollari.
Lungo la fascia costiera somala, nel 2009, gli assalti sono stati
409, di cui 215 nel golfo di Aden, l’imbuto da cui passa il
14% del trasporto mondiale di merci e il 30% del carico di
petrolio (guarda la
mappa
del golfo di Aden). L’Ufficio marittimo
internazionale ha stimato che 23 navi sono attualmente nelle mani
dei pirati somali.
ASSALTI SVENTATI.
I tentativi falliti sono innumerevoli:
nel mirino, anche il mercantile napoletano Bottiglieri,
registrato a Torre del Greco , che lo scorso 14 dicembre è stato
attaccato nel golfo di Oman, lembo di mare della penisola
araba.
Più a sud, nell’Oceano Indiano, meno di un mese dopo, il 13
gennaio, è toccato alla famosa nave utilizzata anche nella serie
tivù Traumschiff, oggi impiegata per lussuose
crociere.
I 300 ospiti a bordo, scossi dal fuoco degli assalitori mentre
banchettavano a cena, sono stati messi in salvo dal capitano, che
se l’è data a gambe, azionando i motori al massimo.
Se fosse stata una puntata della serie, c’è da scommettere
che avrebbe fatto il boom d’ascolti.