Il settembre nero di Passera

Antonietta Demurtas
20/08/2012

Le vertenze industriali da risolvere.

Al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera rimane ancora qualche settimana di vacanza per mettere a punto il Piano energia e stanziare i miliardi d’investimenti in infrastrutture per l’estrazione di idrocarburi. A settembre, però, sul suo tavolo il ministero più che l’oro nero troverà un elenco di aziende in crisi. Quella sì nera.
Sono imprese agonizzanti da tempo, a cui neanche il governo tecnico è riuscito a trovare una cura, se non il palliativo dell’ammortizzatore sociale.
FINO A LUGLIO 131 VERTENZE DISCUSSE. Secondo i dati dello stesso ministero dello Sviluppo economico, sino a luglio 2012 sono state 131 le vertenze aziendali discusse al ministero. A gennaio 2011 erano 109.
Vertenze dietro le quali sono appesi i destini di ben 163.152 lavoratori (135.839 a gennaio 2011). Ma i numeri sono ben più alti se si considera che prima di arrivare al tavolo ministeriale, le crisi aziendali vengono prima discusse a livello territoriale. E poi, dopo mesi e mesi di agonia, inserite nel calendario romano.
DAL 2009 CHIUSE CIRCA 30 MILA IMPRESE. Ma spesso è troppo tardi: secondo i dati della Cgil dal 2009 a oggi oltre 30 mila imprese hanno chiuso i battenti. E non c’è settore che non sia stato coinvolto: dall’automotive  alla cantieristica navale, dall’elettrodomestico alla ceramica, dalla chimica al tessile, dall’agroalimentate all’Ict.

L’appuntamento con gli impianti non può essere rimandato

A settembre Passera dovrà quindi fare i conti non solo con Fiat ma, a partire dal caso irrisolto di Termini Imerese, si troverà ad affrontare anche le questioni Eni, Electrolux, Indesit, Vinyls, Alcoa, Euroallumina, Nokia Siemens, Ansaldo Breda.
Ecco solo alcune delle vertenze in attesa di risoluzione.
DA VINYLS ALLA NUOVA PANSAC. A Porto Marghera i 150 lavoratori della Vinyl, ai quali a giugno è terminata la cassa integrazione, aspettano ancora di sapere se ci sarà la cessione di ramo d’azienda e la tanto sperata riconversione industriale a opera dell’Oleificio Medio Piave. Che dovrebbe produrre oli vegetali, farine e biodiesel. Intanto alcuni lavoratori stanno ancora presidiando la fabbrica per garantire la sicurezza degli impianti. E da mesi chiedono invano un tavolo ministeriale per concludere la compravendita.
Alla Nuova Pansac i 735 lavoratori in cassa integrazione straordinaria sperano ancora che il ministero si attivi per trovare acquirenti capaci di rilanciare l’azienda in amministrazione straordinaria. 
IL BLOCCO OCCUPAZIONALE IN ENI. Ma anche per i grandi colossi industriali come per esempio l’Eni, Passera dovrà trovare soluzioni adatte a superare il blocco occupazionale. Due delle tre linee di produzione della raffineria di Gela sono ferme dal 10 maggio, per 10 mesi 400 lavoratori sono in cassa integrazione a rotazione. Ma nell’accordo raggiunto tra Eni e sindacati sull’annunciata fermata degli impianti ci sono investimenti per 480 milioni di euro nel 2012-2015. E il governo dovrà verificare che questi investimenti siano fatti.

Il settore dell’elettrodomestico rischia di andare “in bianco”

Stessa attenzione anche per la crisi in cui versa tutto il settore dell’elettrodomestico. Alla Merloni dopo la cessione dei tre stabilimenti del “bianco” in Umbria e nelle Marche all’imprenditore Giovanni Porcarelli della Qs Group, che si è impegnato a riassumere solo 700 lavoratori alla J&P, il ministero dovrà vigilare sulla messa in pratica dell’accordo di programma per garantire un futuro occupazionale a chi non è rientrato in azienda.
LO STRUMENTO DELL’ESODO INCENTIVATO. All’Elettrolux per evitare circa 800 licenziamenti negli stabilimenti di Porcia (in provincia di Pordenone) e Susegana (Treviso) è stato messo a punto un piano sociale di 30 milioni di euro per esodi incentivati, agevolazioni di part time, riqualificazione, ricollocazione e reindustrializzazione. Ma per ora l’unico strumento utilizzato è stato quello dell’esodo incentivato: 230 lavoratori sono andati via, ma sono ancora 500 quelli in esubero e da ricollocare prima che finisca la Cigs a rotazione.
PRODUZIONE GARANTITA FINO A FINE OTTOBRE. All’Indesit la situazione non è migliore. Dopo la più volte annunciata chiusura del sito di None (Piemonte) per trasferire l’ultima parte di produzione di  lavastoviglie a Ramsko in Polonia, i 360 lavoratori sono riusciti a portare la vertenza sul tavolo del ministero e ottenere un rinvio. La produzione proseguirà fino alla fine ottobre. Ancora due mesi quindi per trovare una soluzione che permetta la reindustrializzazione del sito e la ricollocazione dei lavoratori.
I DOLORI DEL SETTORE FARMACEUTICO. E non c’è antidoto alla crisi neanche nel settore farmaceutico. Oltre ad aver aperto le procedure di mobilità per 83 lavoratori nello stabilimento di Ascoli Piceno, su un totale di 576 addetti, l’industria Pfizer ha richiesto al ministero l’attivazione della cassa integrazione straordinaria per 78 dipendenti della fabbrica marchigiana per 2 anni. Nonostante quindi gli investimenti promessi per altri 13 milioni di euro nel 2012, il problema dell’occupazione rimane irrisolto.
L’INTESA SULLA CASSA INTEGRAZIONE. Anche alla Sigma Tau la vertenza è ancora in cerca di una soluzione poiché l’azienda non ha ancora presentato il nuovo piano industriale, ma solo quello di ridimensionamento. Intanto nello stabilimento di Pomezia (Lazio) è stata raggiunta a febbraio una intesa sulla cassa integrazione che coinvolge circa 400 lavoratori.
Solo un intervento di politica industriale potrebbe decidere il destino dello stabilimento sardo di Portovesme, dove i lavoratori attendono la realizzazione degli investimenti utili alla riduzione dei costi dell’energia. Solo grazie a questi infatti i 530 lavoratori tra diretti e indiretti potrebbero passare dalla cassa integrazione in deroga a quella straordinaria prevista in caso di ristrutturazione.

Alluminio e crisi: Alcoa in cerca di acquirenti

Sperano ancora in un acquirente i circa 1.000 lavoratori (tra diretti e indiretti) dell’Alcoa. Dopo aver lottato tutto l’anno e aver ottenuto il ritiro delle annunciate procedure di mobilità con l’accordo raggiunto il 27 marzo scorso, gli operai chiedono ancora l’intervento del ministero. Che dovrà  affrontare, in caso di cessione dell’attività, la questione legata ai costi delle bonifiche ambientali e quelli dell’energia, oltre alle garanzie occupazionali.
STOP ALL’ALTOFORNO PER LE ACCIAIERIE LUCCHINI. Non sono sereni sul loro futuro neanche i 1.943 lavoratori delle acciaierie Lucchini della Severstal, che hanno comunque ottenuto per 12 i contratti di solidarietà. All’altoforno di Piombino l’azienda ha annunciato lo stop per tutto il mese di agosto e uno più piccolo è previsto a dicembre. Per questo tutti temono l’apertura della cassa integrazione.
Ammortizzatore di cui gli edili usufruiscono ormai da tempo. Il settore dell’edilizia è infatti una delle prime vittima di questa crisi e di conseguenza tutte le aziende legate al settore navigano in cattive acque. A partire dall’Italcementi che ha confermato la chiusura degli stabilimenti di Porto Empedocle (provincia di Agrigento) e Vibo Marina (in Calabria). Per i 176 lavoratori è stata avviata la procedura di mobilità e richiesto il ricorso agli ammortizzatori sociali.
IL DISTRETTO DEL DIVANO IN APNEA. E non c’è da stare comodi neanche nel  distretto del divano da tempo ormai in crisi. A settembre Natuzzi di Santeramo (Matera), produttrice di salotti, chiederà probabilmente la cassa integrazione a zero ore per 1.300 dipendenti (su 2.700 totali), come ha già comunicato ai sindacato. Modificando così gli accordi sottoscritti a Roma l’ottobre scorso. Sono infatti già 700 i lavoratori in cassa a zero ore, mentre gli altri sono a rotazione.

Alcatel Lucent: per l’hi-tech il fallimento è in linea

Grazie anche al tavolo aperto al ministero sulla vertenza Alcatel Lucent, l’azienda dopo aver annunciato 490 esuberi ha ridotto il numero a 245 su un totale di 2.100 addetti. Saranno così salvati gli ingegneri della fibra di Vimercate (Lombardia). Ma resta ancora da siglare l’accordo finale per il piano di rilancio dell’azienda.
LICENZIAMENTI A RAFFICA IN NOKIA SIEMENS. Crisi senza soluzione di continuità alla Nokia Siemens Network, che ha aperto la procedura di licenziamento per 445 dipendenti su 1.104 al lavoro in Italia. La società, attiva nei ponti radio, nelle fibre ottiche e negli scavi per le telecomunicazioni, intende chiudere le sedi di Catania e Palermo (32 esuberi). Oltre che ridurre il personale a Milano con 367 tagli, a Roma con 40 e a Napoli con sei. I licenziamenti di Nokia Siemens Network in tutto il mondo riguarderanno 17 mila persone entro la fine del 2013, in linea con quanto annunciato già a novembre.
LA MOBILITÀ PER I DIPENDENTI ERICSSON. Ancora qualche margine di trattativa c’è con l’azienda di telecomunicazioni Sirti che si occupa di installazioni telefoniche. I sindacati sperano in un accordo per la gestione dei 1.000 esuberi dichiarati nei mesi scorsi.
Da riattivare sono invece le comunicazioni con la Ericsson, che vorrebbe chiudere il rapporto di lavoro con 374 dipendenti e avviare la procedura per la collocazione in mobilità di impiegati e quadri in quasi tutte le sedi italiane.
OM CARRELLI E LA VIA D’AMBURGO. Ancora da definire è la partita della Om carrelli elevatori di Bari. Dopo la decisione dell’azienda, di cui il gruppo tedesco Kion è proprietario, di trasferire la produzione ad Amburgo, è stato trovato una accordo tra le parti per la Cassa integrazione per due anni per i 274 dipendenti dello stabilimento pugliese. Che intanto è stato messo a disposizione della regione o degli imprenditori che volessero subentrare alla Om. Ma per ora, dopo essere sfumata la proposta dell’imprenditore Saltalamacchia con il progetto di taxi ibridi, i lavoratori sperano in un intervento più mirato del ministero.Che dovrà essere ancora più consistente per affrontare la questione Fiat.

La partita aperta di Termini Imerese

 Da Mirafiori dove la cassa integrazione ha già coinvolto circa 5 mila dipendenti, di cui solo 500 operai, a Pomigliano dove l’azienda ha annunciato uno stop dal 20 al 31 agosto. Ma la partita più grossa è ancora quella di Termini dove non è ancora partito il piano di reindustrializzazione atteso da 1.468 lavoratori più quelli dell’indotto.
In attesa di un segno da parte del governo sono anche i 658 operai della Iveco Irisbus della Valle Ufita ancora all’oscuro sulle possibilità di vendite e ricollocazione del personale come stabiliva l’accordo tra azienda e sindacati del dicembre scorso.  
ANSALDO E IL CAPITOLO FINMECCANICA. Passera dovrà capire inoltre anche le intenzioni di Finmeccanica che nel 2012 ha annunciato di voler cedere Ansaldo Breda, vendere Ansaldo Sts e una quota che il gruppo detiene in Ansaldo Energia.
E vigilare affinchè non vada perduta la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino Richard Ginori, messa in liquidazione a causa di enormi debiti. Avviate a luglio le procedure per la Cassa integrazione straordinaria per circa 337 lavoratori che sperano sino all’ultimo in un acquirente.
Per ora sono tre le aziende interessate: la piemontese Sambonet, l’americana Lenox e una cordata di imprenditori del Nordest.
SAFILO E L’OCCHIALE IN UN VICOLO CIECO. Infine sarà un anno di incertezza anche per la Safilo che dopo aver perso il suo cliente migliore, Armani, ha attraversato un periodo nero. Per ora però ha firmato l’ipotesi di accordo con i sindacati sulla gestione dei mille esuberi dichiarati in primavera.