Il telefono traditore e gli epiteti irriferibili

Umberto Brindani
26/01/2011

Nei quotidiani le intercettazioni che riguardano Nicole Minetti e gli amori segreti della Boccasini.

Il telefono traditore e gli epiteti irriferibili

Un giorno bisognerà pure chiedersi se c’è un istinto autodistruttivo che anima le ragazze del Bunga bunga e lo stesso presidente del Consiglio. Secondo le nuove carte (227 pagine) mandate dalla procura di Milano al Parlamento, poco più di dieci giorni fa (e cioè a scandalo Ruby appena esploso) tutte le ragazze risultano convocate ad Arcore «alle 19», e «ci sono gli avvocati».
A scandalo appena esploso Nicole Minetti ne ha dette di ogni al cellulare gratificando il suo benefattore Berlusconi di epiteti che una volta sarebbero stati definiti «irriferibili», e che invece adesso, in questo scorcio di fine Impero, su tutti i quotidiani diventano riferibilissimi: «pezzo di merda», «culo flaccido», e via così, con eleganti giri di parole, diciamo.
OSTAGGIO DEI CELLULARI. E se Piero Ostellino ha ricordato che queste ragazze «sono sedute sulla loro fortuna», forse sarebbe ora di ricordare loro che la sfortuna ce l’hanno costantemente attaccata all’orecchio, o in mano per digitare sms, per una inchiesta che senza gli onnipresenti telefonini non sarebbe stata neppure pensabile. 
Questo è il menu che ci offrono i quotidiani del 27 gennaio. È palpabile la soddisfazione con cui La Repubblica titola su tutta prima pagina: «Ruby, così Berlusconi pagava le donne», con il commissario Davanzoni che conclude la sua articolessa così: «Il Cavaliere è in un vicolo cieco». E vai con il «libro mastro di Ruby», trovato in una perquisizione, libro mastro dal quale si evincerebbe che tra soldi dati e soldi promessi «entro due mesi» i famosi 5 milioni di euro che Ruby avrebbe chiesto al premier in cambio del silenzio sono qualcosa di più di una ipotesi investigativa.
E vai con i dettagli raccontati dalla danzatrice del ventre: «Il presidente le tocca e loro lo toccano nelle parti intime, si avvicinano anche a Emilio Fede che le tocca nelle loro parti intime, tutte si avvicinano al presidente che le tocca nelle parti intime…». Roba da vietare ai minori i quotidiani del 27 gennaio (e per fortuna che i giovanissimi non leggono…). Poi spunta la cocaina, trovata a Marystelle Garcia Polanco (ma la droga è del suo ex fidanzato, «tal Ramirez Della Rosa»). Spunta un’imbarazzante corsia preferenziale concessa alla Polanco nientemeno che dal prefetto di Milano («E mi saluti il presidente»).
LA STRATEGIA DIFENSIVA. Viene fuori di tutto, ed è difficile star dietro alle rivelazioni più o meno piccanti. Intanto, sul Corriere della Sera, la Minetti inventa una inedita stragia difensiva. Beccata dalle intercettazioni a dire cose pesantissime (parla pure di «reati»), l’ex igienista dentale del Cav. cerca di cavarsela in sostanza dicendo: quelle cose non le ho dette, e se le ho dette non le pensavo. «Non sono una maitresse da quattro soldi» giura la consigliera regionale, nel frattempo invitata a comparire dai magistrati di Milano.

Il Caso Fini-Tulliani e le carte arrivate dai Caraibi 

Cherchez la femme (ma in questo caso soltanto una) anche nel «caso della casa di Montecarlo» che inguaia l’avversario del Cav, Gianfranco Fini. Sono arrivate dai Caraibi le carte che documentano la reale proprietà dell’appartamento monegasco. È di Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini.  Il presidente della Camera aveva detto che si sarebbe dimesso se fosse stato dimostrato che quella casa era di Tulliani. Poveraccio, si sarà fidato di Elisabetta, come Berlusconi si è fidato di Nicole, e di Ruby, e di Marystelle, ecc. Sulla vicenda si lancia Libero: «Lite in casa Fini: le nuove carte sulla proprietà del pied-à-terre scatenano una discussione in famiglia».
Scrive Tommaso Montesano: «È finita con il cognato che sbatte la porta e se ne va di casa. La lite tra i due (Fini e Tulliani, ndr) è stata violenta. Con tanto di oggetti finiti in frantumi, almeno a giudicare dai tonfi provenienti dall’appartamento in cui vive il presidente della Camera». Poraccio due volte: per sapere gli affari di casa Fini non c’è neppure bisogno delle intercettazioni. Basta un vicino con le orecchie aperte.
GLI AMORI DELLA BOCCASSINI. Meraviglioso e surreale scoop ‘storico’ del Giornale. Titolo: «Amori privati della Boccassini». Scrivono Chiocci e Greco: «Ilda Boccassini nel 1982 fu sorpresa in “atteggiamenti amorosi” con un giornalista di Lotta Continua e finì al Csm. Contro chi la accusava, si difese invocando la sua privacy. E quella di Berlusconi allora?». Dite la verità: non è fantastico tutto cio? Ripescare un «bacio per strada» di trent’anni fa di una giovanissima pm e confrontarlo con i Bunga Bunga del presidente del Consiglio datati 2010! Questa è professionalità, chapeau.
LA MOZIONE A BONDI. Sui giornali c’è anche altro, d’accordo. Il ministro Bondi ‘salvato’ dal Parlamento, Il Pdm (Partito democratico masochista) che riesce a farsi male da solo con le primarie di Napoli, l’incredibile condanna di Raniero Busco 21 anni dopo il delitto di via Poma, il caos in Egitto (lo zio Mubarak nei guai). Ma dopo il caso Ruby, tutto il resto è noia.