Il tesoro di Haider

Barbara Ciolli
17/10/2010

In Austria si cerca l'eredità del governatore.

Una banca salvata in extremis dallo Stato austriaco nel dicembre 2009 in cambio di tre euro, i famosi due soldi, il cui processo civile per i primi risarcimenti si aprirà l’11 novembre. Due nomi ingombranti come Gheddafi e Saddam Hussein finiti nei faldoni delle inchieste, cui lavorano da anni tre procure in Austria, Germania e Lichtenstein.
Almeno 40 milioni di euro andati in fumo, dopo essere stati nascosti su decine di conti segreti. Una voragine di oltre 2 miliardi di debiti e un nugolo di ex ragazzini rampanti che ora giocano allo scaricabarile. Infine, una località e il personaggio attorno a cui ruota tutto: Klagenfurt, capoluogo della Carinzia, roccaforte del defunto Jörg Haider.
Trovare chi ha svuotato la banca carinziana Hypo Alpe Adria, acquistata a peso d’oro nel 2007 dall’istituto di credito bavarese pubblico Bayern Landesbank, ignaro del profondo rosso coperto dai bilanci truccati, e soprattutto capire dove siano finiti i soldi è un rompicapo che gli investigatori non sono ancora riusciti a sciogliere.
Perché chi notoriamente attingeva a piene mani dalle casseforti del gruppo di Klagenfurt, per finanziare progetti politici e campagne elettorali, ha perso la vita in un incidente stradale l’11 ottobre 2008, mentre guidava ubriaco su una strada provinciale a 140 chilometri all’ora.
Speculazioni sospette nei Balcani, riciclaggio di denaro sporco dal traffico di armi e dalla criminalità organizzata, massicce falsificazioni nei conti: «Haider sapeva tutto», ha riferito una fonte interna di Hypo Alpe Aldria al Kurier, autorevole quotidiano austriaco che ha pubblicato l’ennesima inchiesta sul più grande scandalo bancario nella storia dell’Austria.

Molti gossip, nessuna pistola fumante

Solo che non si può indagare un morto. E con la barca che affonda gli ex “Haider boy”, che sotto la sua ala hanno fatto una carriera fulminea nel “partito dei ragazzini” (“Buberlpartei”, il soprannome dell’Fpö ai tempi dell’ascesa di Haider, guarda la fotogallery), sono diventati irreperibili. Oppure si sono dichiarati ignari di tutto.
Tanti indizi, nessuna pistola fumante, almeno a giudicare dalle bocche cucitissime degli investigatori di Klagenfurt. Di certo, nella piccola Austria dove tutti sanno tutto di tutti ma ognuno coltiva il suo orto, da anni si vocifera di un fiume di soldi intascati cash da Haider al ritorno dei suoi incontri con Gheddafi e Saddam Hussein.
Di dittatori che lo avrebbero prezzolato in cambio del suo supporto, come accadde con la celebre “intervista del falco” concessa da Haider ad Al Jazeera nell’aprile 2002, nella quale il politico dell’estrema destra difese strenuamente il raìs davanti alla comunità internazionale.  
Tre viaggi in Iraq nel 2002. E almeno due in Libia, tra il 1999 e il 2000, durante i quali il governatore della Carinzia, oltre che con l’allora braccio destro e compagno di saune Gerald Mikscha (“Gerry”), fu visto uscire dalle tende berbere a braccetto con Wolfang Kulterer, il direttore generale della Hypo Alpe Adria dal 1992 all’autunno 2006, che dallo scorso 13 agosto è agli arresti domiciliari.
Con Saif Gheddafi, il 38enne primogenito di Muammar, stando ai gossip insistenti degli ambienti gay austriaci, Haider avrebbe addirittura «condiviso la stessa capanna durante gli eventi sportivi», dopo averlo conosciuto attraverso Mikscha: l’ex segretario personale, oggi 39enne,che nel 1998 frequentava la stessa università privata viennese di Gheddafi junior.
In realtà, negli anni delle feste private in compagnia di Gerry e Saif, i viaggi di Haider in Libia si sarebbero solo intensificati, mischiando il piacere agli affari, perché fin dal 1988 il dirigente dell’Fpö Harald Göschl, imprenditore del ramo petrolifero sospettato di fornire armi al Colonnello, era l’uomo di collegamento tra il partito nazionalista e Tripoli.
Sempre sul filo del sentito dire, raccontano aKlagenfurt che lo stesso Haider avesse confidato ai suoi fedelissimi di aver messo da parte «un bel gruzzolo» e che, subito dopo la morte del governatore, un paio di compagni di partito abbiano bussato alla porta della vedova Claudia, chiedendole: «Frau Haider, dove sono i soldi?».

Il totomilioni e il documento patacca

A gettare il sasso nello stagno è stato Profil, settimanale indipendente famoso per le sue inchieste, che sulla base di indiscrezioni della procura di Monaco di Baviera, lo scorso 31 luglio ha rivelato l’esistenza, immediatamente smentita dagli inquirenti austriaci, di «46 conti di società di comodo nelle banche di Vaduz», in Lichtenstein, di cui «12 riconducibili a Haider», su cui sarebbero transitati «almeno 45 milioni di euro».
Di questo tesoro sarebbero rimasti in cassa “solo” cinque milioni. Il resto, secondo gli inquirenti tedeschi che indagano sulla frode nella vendita di Hypo Alpe Adria alla Bayern Landesbank, la banca posseduta per il 94% dal Land federale bavarese, sarebbe finito in parte bruciato in spericolate speculazioni finanziare, in parte nelle tasche di qualche fedelissimo del leader populista.
Il teorema che gli investigatori tentano di dimostrare è che Kulterer, tra gli uomini più potenti della Carinzia e grande amico di Haider, abbia concesso finanziamenti senza garanzie sia all’allora governatore del Land, sia a personaggi discutibili raccomandati da Haider, allo scopo di trarne benefici personali e nella piena consapevolezza di danneggiare la banca.
Gli introiti delle operazioni illecite sarebbero stati poi messi al sicuro nelle banche di Vaduz: tra queste, la filiale dell’Hypo Alpe Adria di Schaan (Lichtenstein), impiegata anche come terminale per il riciclaggio di soldi della mafia balcanica.In Lichtenstein, infine, Haider avrebbe anche accumulato i milioni di euro ricevuti in dote da Gheddafi e Saddam.
A riprova dell’enorme giro di denaro sporco, nell’edizione cartacea del 7 agosto Profil ha pubblicato un dossier segreto del ministero dell’Interno iracheno, datato 2008, nel quale un funzionario incaricato di ricostruire i traffici del passato regime annotava che Haider e un compagno di partito, durante la visita a Saddam dal 3 al 6 maggio 2002, avevano «ricevuto cinque milioni di dollari» (l’equivalente di 3 milioni e 500 mila euro).
La settimana successiva il quotidiano Presse am Sonntag ha smontato pezzo per pezzo l’inchiesta del settimanale, sostenendo che, secondo le perizie di esperti, il documento iracheno era una «palese falsificazione»: il sigillo apposto sul foglio non sarebbe stato in uso nel periodo indicato. Per di più, il funzionario citato ha raccontato di non aver mai visto, né tantomeno firmato il dossier.
Nel frattempo Profil aveva raccolto una seconda conferma del flusso di soldi dal raìs verso la Carinzia, parlando con Franz Limpl, dal 1981 rappresentante per il commercio dell’Austria in Iraq e organizzatore dei viaggi di Haider a Baghdad: «Durante la prima visita alla delegazione furono promessi 500 mila dollari.
Dopo il secondo viaggio» ha dichiarato Limpl, «Saddam diede a Haider 2 milioni di dollari».
Quanto alle elargizioni ricevute da Gheddafi, sempre Profil ha riportato la testimonianza anonima di un accompagnatore di Haider durante uno dei suoi viaggi in Libia: «Abbiamo ricevuto i soldi in buste di plastica da 150-200 mila dollari. Poi li abbiamo suddivisi in mazzette più piccole da sette mila dollari l’una. Ricordo che le spese di cambio furono pazzesche».

Il diario che scotta

La storia più gustosa, però, l’ha tirata fuori il settimanale viennese Falter, entrato in possesso del contenuto scottante di un’agenda Moleskine, sequestrata durante una perquisizione disposta per le indagini sul caso Buwog, ennesimo scandalo giudiziario che vede implicati gli “Haider boy”: 62 mila appartamenti di proprietà statale venduti a prezzo di favore ai soliti noti.
L’autore delle memorie è l’imprenditore ed ex politico Walter Meischberger, il 51enne “Meischi” tra i primi prediletti dell’ex governatore della Carinzia. Che attualmente è indagato nell’inchiesta Buwog insieme a un altro pupillo di Haider, considerato l’“uomo più bello dell’Austria”: il suo migliore amico e allora ministro delle Finanze Karl- Heinz Grasser, sposato con l’ereditiera Fiona Swarovski.
Nelle frasi annotate nel novembre 2009, in uno stato d’animo che oscillava tra l’euforia e lo spavento, “Meischi” tirava in ballo l’indiziato numero uno della sparizione del malloppo: Gerry Mikscha, l’uomo che Haider chiamava «la sua coscienza», irreperibile dal 2004 e, pare, oggi domiciliato tra la Svizzera e il Paraguay.
«Franzy (l’ex pasticcere Franz Koloini, succeduto a Mikscha come segretario di Haider), mi ha raccontato storie incredibili! Per esempio su Gerry», scriveva “Meischi” di ritorno da una cena con Koloini. Parte dei soldi, «un versamento di 45 milioni di euro di Gheddafi», sarebbe stata impiegata per oliare personalità influenti, tra cui un bancario che «avrebbe incassato uno o due milioncini».