Il testamento sul web

Adelaide Pierucci
03/02/2011

Una giovane si impicca a scuola: l'aveva scritto su Facebook.

Il testamento sul web

 

Prima l’annuncio su Facebook, poi il suicidio. È ormai allarme tra psichiatri e sociologi lo sfogo sul web di adolescenti che si chiude nel peggiore dei modi. Venerdì 4 gennaio alle porte di Roma, l’ultimo choc.
Una diciassettenne si è tolta la vita nel bagno della scuola a Monterotondo con una corda portata da casa (leggi la notizia). «Paradiso sto arrivando» ha scritto in bacheca qualche giorno prima.
IL MESSAGGIO IN BACHECA. Uno sfogo rimasto incompreso. Non era sembrato troppo sospetto per una ragazza che da tempo si era registrata con nome, cognome e la parola Cry, pianto. Ora sul social network 1.555 amici la piangono leggendo e rileggendo i suoi ultimi sfoghi, in particolare un video dove dice «Vorrei riprendermi, stare bene, ma non posso» e le 244 foto.
INSOSPETTABILE MALESSERE. Biondina, all’apparenza solare, la mascotte della scuola, ribattezzata dagli amici più intimi “Pavesina”. «Eri fissata x la linea… avevi un corpo bellissimo e tutte te lo invidiavamo. Eri fissata x i voti a scuola ed eri la sekkiona della classe», ha scritto una compagna di classe sulla sua pagina Facebook a poche ore dal ritrovamento del corpo. «Copiavamo tutti da te. Ti prokkupavi delle amicizie…ne avevi anke troppe e tutti ti volevamo bene…. la tua vita poteva anke nn essere perfetta ma nn era quello il modo di rimediare!». UN BIGLIETTO DI CONGEDO. La motivazione del suicidio però la 17enne, figlia di due immigrati, l’ha lasciata in un biglietto scritto metà in italiano e metà in polacco in cui saluta genitori e amici: «Lui ha preferito un’altra».

Attraverso la Rete si cerca l’attenzione degli altri

Al centro di prevenzione del suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di Roma ricordano che il suicidio è la «seconda causa della morte tra i giovani, dopo gli incidenti stradali». Lo psicoterapeuta romano Luca Saita si dice allarmato dal collegamento tra il disagio giovanile e gli sfoghi su Facebook. «Il suicidio è un messaggio per attirare l’attenzione degli altri, Facebook rischia di essere un modo per amplificarlo».
I PRECEDENTI SUL WEB. A Torre del Greco nell’ottobre del 2009 è stato un adolescente di 15 anni a lasciare il suo ultimo post su Facebook. «Meno uno, sto arrivando all’aldilà», purtroppo riuscendoci, in casa. Faceva il conto alla rovescia da tre giorni. Per poi lasciare su un foglio l’addio a tutti.
«Mamma, papà, amici: non è stata colpa vostra». «Scusaci, non abbiamo capito il tuo disagio», anche le scuse sono arrivate via web. Dietro allo sfogo su Facebook, spesso, si cela l’ultima disperata richiesta di aiuto.
AMICIZIE VIRTUALI. Che purtroppo spesso resta inascoltata. «Perché spesso le amicizie del web sono virtuali, illusorie», ha spiegato Stefania Martinelli, esperta in temi adolescenziali dell’Accademia di Psicoterapia della famiglia. «Certi annunci di farla finita sul web sono segnali lanciati quindi all’infinito un po’ nel vuoto. Facebook non è un contenimento affettivo reale, vero e solido. Maschera la difficoltà di gestire emozioni, di accettare rifiuti e di tenere relazioni. Il numero degli amici si può rivelare inversamente proporzionale a quello reale. Una situazione che si aggrava con la banalizzazione della morte».
GESTI ESTREMI NON PRESI SUL SERIO. Amicizie chieste e date? La dice lunga la storia riportata dal Daily Mail i primi di gennaio. Il giorno di Natale una 42enne inglese Simone Back ha deciso di farla finita e ha comunicato la decisione ai suoi 1.048 amici di Facebook: «Ho preso tutte le pillole, sarò morta presto, addio a tutti». È stato l’ultimo aggiornamento del suo profilo. Nessuno dei suoi 1.048 “amici” ha mosso un dito per salvarla. La storia agghiacciante è stata raccontata dalla madre della donna, Jennifer Landgridge. Anzichè aiutare la figlia, alcuni “amici” hanno scritto messaggi di presa in giro. 
L’INCOMPRENSIONE DEGLI AMICI. Uno l’ha chiamata bugiarda: «Fa sempre overdose e racconta bugie». Oppure: «Spero che menta anche stavolta sennò domani avremo tutti sensi di colpa». Diciassette ore più tardi la polizia ha fatto irruzione nella casa della Back a Brighton, ma Simone era morta. Non è chiaro nemmeno se la donna abbia visto i commenti in bacheca prima di lasciarsi andare. Rimanendo sempre in ambito nazionale, l’anno scorso la Rutgers University, negli Stati Uniti, era rimasta sotto choc per la morte di uno studente di origini italiane che aveva aggiornato il suo profilo facendo sapere che si sarebbe buttato dal ponte di George Washington a New York. Poco dopo il suo cadavere veniva ritrovato nel fiume. 
ATTENZIONE AI MESSAGGI. Ecco perché lo piscoterapeuta Luca Saita invita alla massima attenzione: «Certi messaggi su Facebook vanno colti subito. Non bisogna mai sottovalutare altrimenti più che un social network rischia di diventare un testamento. Il suicidio infatti è un messaggio, è un’aggressione agli altri duplice, contro se stessi e gli altri. Con Facebook si amplifica il messaggio e la richiesta di aiuto». L’estate scorsa è capitato a un 29enne di Grosseto. Quando gli amici hanno capito che il messaggio lanciato in bacheca era davvero allarmante era già troppo tardi. Due mesi prima invece carabinieri e la polizia postale sono riusciti a salvare una 45enne di Garbagnate, nel milanese, che aveva annunciato di volerla fare finita sul web. Era in casa, disperata.