Il trader è colpevole

Redazione
06/10/2010

Reato di abuso di fiducia: colpevole. Responsabile di operazioni fraudolente del sistema informatico: colpevole. Reati di falso e abuso d’ufficio:...

Il trader è colpevole

Reato di abuso di fiducia: colpevole. Responsabile di operazioni fraudolente del sistema informatico: colpevole. Reati di falso e abuso d’ufficio: ancora colpevole. Il 5 ottobre 2010 il tribunale di Parigi ha inflitto una pena di una severità senza precedenti nei confronti di Jérôme Kerviel,  il funzionario informatico di Société Générale che tra il 2007 e l’inizio del 2008 è riuscito a far sparire circa 80 miliardi di euro.
Per i giudici, l’ex trader non ha scuse, è lui il solo responsabile dei 4,9 miliardi di euro di perdite subite da Société Générale a seguito delle sue operazioni fraudolente. È quanto ha raccontato Les Echos.
Lui rispondendo a radio Europe 1, ha commentato: «Sono distrutto dal peso della sentenza. Ho la sensazione che abbiano voluto farmi pagare per tutti e che questo fosse necessario per salvare la banca». Dargli torto è difficile vista l’entità della condanna: cinque anni di prigione, tre dei quali da trascorrere dietro le sbarre, e risponderà personalmente dei danni e dei rischi che hanno minato l’esistenza della banca (cioè 4,9 miliardi di euro). E ancora: non potrà mai più svolgere il mestiere di trader. Un risarcimento mai visto. A 2.000 euro al mese (è il suo attuale stipendio di consulente informatico) Jérôme Kerviel impiegherà 170 mila anni a rimborsare la banca.

Libero ma colpevole

La reazione del suo avvocato Olivier Metzner, non si sono fatte attendere: ha immediatamente annunciato che ricorrerà in appello perché «questa sentenza è inaccettabile e per certi aspetti totalmente eccessiva».
Jérôme Kerviel resterà dunque libero, ma con addosso una sentenza di colpevolezza pesante. Per gli avvocati della banca la decisione del giudice è una specie di riparazione morale e hanno lasciato intendere che non reclameranno la somma richiesta.
Le prime parole del giudice sono state eloquenti: «Nonostante l’assenza di divieti nominalmente fissati da parte di Société Générale (…) il trader non poteva sentirsi esonerato dei suoi doveri di trasparenza nei confronti del suo datore di lavoro; l’assenza di vigilanza della banca non lo dispensava in alcun modo del dovere di informare la sua gerarchia delle violazioni ai suoi doveri».

Un gioco di prestigio da 30 miliardi di euro

Le somme fatte sparire dall’ex trader sono astronomiche: 30 miliardi di euro in due momenti separati nel 2007 e 50 miliardi nei primi 18 giorni del gennaio 2008. Kerviel era riuscito personalmente ad accumulare titoli features agganciati a indici di borsa.
In più di un’occasione ha attinto ai fondi propri della banca. Dunque «con azioni deliberate ha messo in pericolo la solvibilità della banca, istituto per il quale per quale lavorano 140 mila persone il cui futuro è stato seriamente condizionato», si può leggere nella sentenza di 73 pagine.
E per i giudici è certo che «l’insieme degli elementi inutilmente evocati dalla difesa non permettono di dedurre che Société Générale fosse a conoscenza delle attività fraudolente di Jérôme Kerviel e né tanto meno che potesse sospettarlo».
Il giudice ha utilizzato parole dure per descrivere l’ex dipendente della banca. Contraddistinto di «impassibilità illusoria», «sangue freddo permanente», «cinismo nelle operazioni». Le sue azioni hanno addirittura attentato all’ordine economico mondiale. Jérôme Kerviel, ha ascoltato la sentenza a braccia incrociate e sul volto si leggeva solo un leggero fremito sulle labbra. Dopo la lettura del giudizio si è seduto per inviare degli sms.
Nelle tre settimane di udienza, dall’8 al 25 giugno, Jérôme aveva ammesso di aver perso il senso di realtà  nell’ accantonare le somme, ma ha insistito che la banca non poteva non sapere. L’istituto avrebbe tollerato il suo comportamento perché le avrebbe fatto guadagnare altri soldi. Ma una dopo l’altra, Dominique Pauthen il presidente del tribunale ha distrutto queste argomentazioni.