Il trasloco di Mobilia

Alessandro Da Rold
21/12/2010

A rischio la poltrona dell'ex cognato di Fini al San Carlo.

Il trasloco di Mobilia

C’è un uomo preoccupato che in questi giorni si aggira per i corridoi dell’Ospedale San Carlo di Milano. È il direttore generale Antonio Mobilia che giovedì 23 dicembre 2010 potrebbe non vedersi confermata la sua carica dalla giunta lombarda del presidente Roberto Formigoni. Giovedì prossimo, infatti, si conosceranno i nuovi nomi della sanità lombarda (leggi l’articolo sulle Asl lombarde). A Mobilia, sposato con la sorella di Daniela Di Sotto, prima moglie del presidente della Camera Gianfranco Fini, non sembrano essere bastate le raccomandazioni di Romano La Russa, fratello di Ignazio, sua ultima sponda al grattacielo Pirelli. Il suo posto andrà con tutta probabilità a un uomo della Lega Nord, già individuato in Giuseppe Rossi, chitarrista della band del ministro dell’Interno Roberto Maroni.
UN INSEGNA DA 200 MILA EURO. Del resto, Mobilia, non lascia un ospedale in salute. Poco apprezzato da infermieri e medici per i suoi metodi repressivi in accoppiata con il direttore sanitario Savina Bordoni, durante il suo mandato, oltre a un’insegna nuova dell’ospedale costata più di 200 mila euro, ne sono successe di tutti i colori.
Venerdì 17 settembre 2010, (di certo il giorno non ha scaramanticamente aiutato), uno dei nove ascensori è andato in caduta libera per oltre trenta metri. E i passeggeri sono rimasti chiusi all’interno per un’ora abbondante. D’altra parte, gli impianti risalgono al 1967, quando all’inaugurazione presenziò l’allora presidente del Consiglio Aldo Moro. I costi di manutenzione secondo una stima approssimativa si aggirano intorno ai 2 milioni di euro. Ma in questi anni Mobilia ha pensato ad altro, visto che al momento tre ascensori sono ancora bloccati.

Il passato di Mobilia

Abruzzese dell’Aquila, il momento d’oro dell’attuale direttore generale del San Carlo risale al 1999 quando fu messo a capo della Asl citta di Milano. I dipendenti di corso Italia ricordano soprattutto il suo braccio destro, la già citata Bordoni, che brillava per la sua intransigenza: quando qualcuno protestava veniva spostato in altri reparti. Al termine del suo mandato Mobilia precipitò pure nella classifica regionale dei migliori manager della sanità lombarda. Ma l’ex cognato del presidente della Camera se lo ricordano anche al tribunale di Milano, quando i pm che indagavano sullo scandalo Santa Rita, l’ospedale degli orrori, intercettarono una sua telefonata con il socio unico della Clinica Francesco Pipitone.
L’OSPEDALE DEGLI ORRORI. «Se ci stanno a intercettà ci arrestano tutti e due», si raccontavano l’un l’altro nel 2007. Mobilia, infati, fino al dicembre di quell’anno non solo firmava il contratto di finanziamento con il Santa Rita per l’Asl, ma decideva anche sulla eventuale sospensione della convenzione in caso di problemi. A settembre di quello stesso anno, infatti, l’uomo in quota An, sospese l’accreditamento del Reparto di chirurgia toracica del Santa Rita, dopo una verifica dei Noc (Nuclei operativi di controllo) dell’anno prima, ma poi riaccreditò l’istituto dopo soli due mesi.
Persino dopo lo scandalo delle operazioni fasulle per gonfiare i contributi regionali lui e Pipitone rimasero in ottimi rapporti. Tanto che nel maggio del 2008, in un’altra intercettazione, fu lo stesso notaio della clinica a raccomandare un dirigente da assumere nella direzione sanitaria. Scampato al pericolo Santa Rita, da cui è uscito indenne, Mobilia ha trovato casa al San Carlo.

Dal bunker all’eliporto

«Qui i problemi sono tanti. L’ospedale cade a pezzi», dice a Lettera43.it il sindacalista Gianni Santinelli, del Collettivo lavoratori ospedalieri. «Dal 1992 chiediamo di intervenire sul problema dell’amianto. Al momento abbiamo una vertenza con l’amministrazione per arretrati di circa un milione e 400 mila euro». Nel maggio del 2008, quando arrivò, disse che l’ospedale andava completamente rifondato. Tutt’ora i muri esterni, per un ospedale da 537 posti letto con 18 mila ricoveri all’ anno, sono a rischio sgretolamento.
In realtà, dopo tre anni, le cose sono rimaste più o meno le stesse, a parte l’assunzione di almeno 60 uomini della Asl di Milano, una ristrutturazione degli uffici dei manager (circa 180 mila euro) tra cui il «bunker» personale del direttore generale, la creazione di un eliporto (che costa ogni mese 12 mila euro) e svariati appalti esterni per circa 200 mila euro ciascuno.
GLI APPALTI IN SICILIA. L’appalto per la costruzione e gestione dell’eliporto è stato affidato a Elisicilia, che ha sede a Raganzino, provincia di Ragusa, in Sicilia. A proposito di appalti, al San Carlo se ne occupa l’ex direttore amministrativo della Asl milanese, Giuseppe Grisolia. In pensione da qualche anno, a Grisolia è stato assicurato uno stipendio di circa 49 mila euro l’anno.
L’ufficio di Mobilia, invece, è difficilissimo da “espugnare”. Un medico che chiede l’anonimato racconta che «è praticamente impossibile raggiungerlo. Ci sono telecamere dappertutto e una segretaria che sorveglia chi entra e chi esce».
Nel giro di tre anni l’ospedale, che costa circa 200 milioni di euro l’anno con un fatturato di 190, è andato a picco sui conti. Attualmente il buco è di circa 40 milioni di euro, ma non è detto che nel frattempo non si sia approfondito: per avere un quadro bisognerà aspetterà gennaio con la chiusura del bilancio 2010. Se ne occuperà ancora Mobilia oppure il maroniano Rossi? «Il punto non è Mobilia», conclude Santinelli, «sono gli uomini che sono arrivati insieme a lui: ci vorrebbe un pullmann per portarli via».