Il trionfo di Berlusconi e i gufi di sinistra

Umberto Brindani
16/12/2010

Sui giornali la paura di un nuovo Sessantotto politico e la tenuta dei mercati.

Il trionfo di Berlusconi e i gufi di sinistra

Insomma, questo Terzo Polo è nato davvero. Figlio della necessità, di una sconfitta, non si sa. Lo tiene a battesimo La Repubblica, con un titolo tra l’ottativo e l’ottimistico: «Sfida al premier».
E Massimo Giannini definisce «posticcio» il «trionfo» di Berlusconi alla Camera. Più scettico il Corriere della Sera, che per la penna di Massimo Franco spiega che «la nascita del Polo della nazione sembra rispondere a un riflesso difensivo: impedire che Berlusconi applichi al Fli, e magari anche all’Udc, la strategia del carciofo, ingrossando la maggioranza senza dimettersi».
Si tratta di «una decisione presa in affanno», osserva Franco, «e frutto di un compromesso che prevede una leadership sbilanciata a favore dell’Udc: una sorta di Polo Casini». Difficile fare previsioni, ma mi sa che Franco ha tutte le ragioni, staremo a vedere. Anche se Il Fatto Quotidiano ancora ci spera: «Ce n’est pas Fini», dice Travaglio, «Il martedì nero potrebbe trasformarsi, col tempo, in una bella giornata. Il tempo, anche per ragioni anagrafiche, lavora per Fini».
E siamo sempre a sperare nel coccolone al Cavaliere, pensa te. La dice giusta Il Foglio, che paragona Berlusconi al mitico Ercolino Sempreinpiedi, il famoso pupazzo gonfiabile premio per le raccolte punti della Galbani. Intanto, che aria tira per Fini e soci si capisce bene dai giornali della destra.
Alessandro Sallusti (sempre più «padrone» de Il Giornale, in attesa che Feltri e Belpietro tornino a fare coppia a Libero) la canta chiara: «Dal ribaltone al centrino». E senza neppure trini e merletti. Il titolone del Giornale è un bel siluro al pasdaran numero uno del presidente della Camera: «La denuncia di Bondi: Bocchino mi ha minacciato, voleva soldi per la moglie».
Questa storia è destinata a finire con un duello all’alba dietro il convento dei Carmelitani scalzi, non c’è dubbio. Più tradizionale la posizione di Libero («Fini va’ in Camera tua»), comunque fedele al motto che prevede di bastonare il cane che affoga. Dario Di Vico, sul Corriere, lancia l’allarme su quella che definisce «la macchina della violenza» vista all’opera a Roma nel pomeriggio di martedì: «Bisogna evitare che questa macchina si trasformi in un partito, che all’efficienza distruttiva dimostrata sul campo si cumuli una soggettività politica, una capacità di leggere la crisi italiana e di trovare di volta in volta la chiave per ordire (e legittimare) nuovi assalti al cuore delle istituzioni».
Insomma, provo a tradurre: molti parlano di un nuovo Sessantotto, ma qui il pericolo è un altro Settantasette.

L’economia italiana in bilico tra mercati deboli e criminalità forte

Notizie rassicuranti su fronte dell’economia, sempre sul Corriere, vengono da un’intervista al presidente dell’Eurogruppo, Juncker: «L’Italia non rischia, i mercati non la puniranno». Incrociamo le dita e, per ora, sui massimi sistemi fermiamoci qui. Notizie dal Nord ostaggio della ‘ndrangheta. Ilda Boccassini accusa: «A Milano gli imprenditori non denunciano: è diffuso il fenomeno dell’usura e delle estorsioni di ‘ndrangheta, ma nessuno parla con noi per fare denuncia». Escono libri sul fenomeno (ultimo, «Metastasi» di Nuzzi), se ne parla, magari a sproposito, anche per il giallo di Yara Gambirasio: forse prima o poi qualcuno dovrà rivalutare Saviano…
Notizie su Brembate: Michele Serra nella sua Amaca nota che nel pomeriggio di martedì, mentre Roma brucia, le reti tv italiane si occupano appunto di Yara, e per avere informazioni e riprese in diretta bisogna andare sui canali esteri: «Il vero caso mediatico, in Italia, sono i media». Già. La Stampa celebra i sessant’anni del telecomando, nato negli Usa poco prima del Natale 1950 con il nome di «Lazy Bones Remote Control». Altro che Zuckerberg uomo dell’anno, è stato il telecomando a cambiare davvero il nostro modo di vivere, anche perché, nota il quotidiano di Torino, «ora nella casa hi-tech ce ne vuole uno per ogni gesto, dal frigo al condizionatore».
Notizie consolatorie per i maschi dal Giornale: Ryan Reynolds, incoronato uomo più sexy del mondo, viene piantato da Scarlett Johansson: «Come tutti». Infine, una citazione «de core» per la Gazzetta dello Sport, che titola finalmente «Finalmente Inter». Abbiamo battuto i coreani, vabbè. Ora occhio ai congolesi: se i nerazzurri sabato perdono con il Mazembe chi li tiene i cacciaviti?