Il valore della casa di Montecarlo è congruo

Redazione
13/10/2010

Sono state le autorità di Montecarlo a definire congruo il valore (l’equivalente di circa 240 mila euro in franchi francesi)...

Il valore della casa di Montecarlo è congruo

Sono state le autorità di Montecarlo a definire congruo il valore (l’equivalente di circa 240 mila euro in franchi francesi) che fu dato all’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte 14, occupato oggi da Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera Gianfranco Fini ed ereditato da Alleanza Nazionale nel 1999 dalla contessa Anna Maria Colleoni. L’informazione è arrivata alla procura di Roma che nella seconda rogatoria aveva sollecitato l’integrazione di una serie di documenti per individuare l’esatto valore da attribuire all’immobile monegasco e capire poi se la vendita, avvenuta intorno ai 300 mila euro nel 2008, avesse danneggiato qualcuno.
Il dato sarà ora analizzato dal procuratore Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Pierfilippo Laviani, titolari degli accertamenti avviati, contro ignoti, per truffa aggravata, con altri documenti arrivati da Montecarlo previa rogatoria internazionale. Tra le carte arrivate dovrebbero esserci anche le valutazioni, specie sotto il profilo fiscale, fatte dall’ufficio del registro di Montecarlo fino alla cessione dell’immobile a una società off-shore. «Ora ci divertiamo con le querele», ha commentato Gianfranco Fini, «era la notizia che aspettavo, hanno gettato solo fango, ora c’è chi dovrà pagare».
«Il tempo è galantuomo» ha commenta Benedetto Della Vedova, vicepresidente dei deputati di Fli, conversando con i cronisti a Montecitorio. «Non canto nessuna vittoria, io non ne dubitavo» ha aggiunto Della Vedova, «Fini aveva spiegato esattamente come erano andate le cose anche in quelli che erano i punti più difficili per lui. In ogni caso aspettiamo il giudizio conclusivo». Anche il finiano Fabio Granata si è rallegrato per la notizia: «Non avevo alcun dubbio su questa vicenda, sono stato sempre convinto che era in atto un meccanismo di diffamazione, riuscito, e un tentativo di delegittimazione, fallito, ai danni della terza carica dello Stato». 

Troppa fretta di archiviare il caso

A commentare in maniera meno positiva la comunicazione di Montecarlo è stato il senatore del Pdl, Achille Totaro «Non capisco l’esultanza di Della Vedova e Granata, perché le autorità di Montecarlo hanno riconosciuto congruo il valore di circa 300 mila euro ai soli fini catastali della casa di Montecarlo nel 1999 al momento del passaggio di proprietà dalla defunta contessa Colleoni ad Alleanza Nazionale. Infatti non hanno mica detto che tale valore era congruo nel 2008 al momento della vendita fatta da Fini alla società offshore indicata dal cognato Giancarlo Tulliani. Quindi mi dispiace per Della Vedova e Granata che cercano di sollevare un polverone per fare confusione. Anzi riproponiamo a loro il quesito: come fa una casa valutata circa 300 mila euro nel 1999 a valere solo 300 mila euro nove anni dopo?».
Anche la reazione del leader della Destra, Francesco Storace, non è in favore di Fini: «Credo sia necessarie due valutazioni: una tecnica e una politica» ha dichiarato, « In primis il fatto che una non conosciuta autorità monegasca indichi che il valore del passaggio nel 1999 fosse congruo non cambia nulla rispetto a ciò che è accaduto 10 anni dopo. E poi, se hanno tutta questa fretta di archiviare, viste le numerose indiscrezioni della Procura, lo facciano. Chi ha denunciato avrà così la possibilità di accedere agli atti e verificare con quanto scrupolo sono state condotte, riservandosi la possibilità di ricorrere ad indagini difensive di parte come previsto dal Codice».

Il nipote della contessa non ci sta

Intanto il nipote della contessa Anna Maria Colleoni, Paolo Fabri sbotta: «Valore congruo? Forse c’è uno sbaglio… Le autorità di Montecarlo, come sto leggendo ora in agenzia, giudicano congruo il valore, indicato nel 1999 nel passaggio di proprietà, ma non può essere congruo al momento della vendita. In dieci anni è impossibile che non ci sia stato un aumento neanche di un centesimo. Già solo con l’euro i prezzi si sono raddoppiati».
Fabri, romano, architetto a Bergamo, quindi resta della sua idea: impugnare il testamento. «Ho dato l’incarico a uno studio legale di valutare se ci sono gli estremi per impugnarlo. Mia zia, che era una grande idealista, ha nominato erede universale An “come contributo alla giusta battaglia”. A lei l’affare Montecarlo è sembrato in questo senso?», chiede. Le perizie sbandierate dalla Destra, estromessa dal tesoretto, nei giorni scorsi riportavano la cifra di un milione e 600 mila euro. Il nipote della contessa, che si è dovuto accontentare del legato su un modesto appartamento, ora invita a visitare la “perla” dell’eredità, l’unico bene del patrimonio Colleoni rimasto invenduto.  «Vada a Roma, in via Paisiello, al civico 40 vedrà quello che trova». Un palazzo elegante dei primi del ‘900. Lì la contessa aveva un appartamento con 14 vani, più box.