Il Vaticano cade sull’Ici

Redazione
12/10/2010

di Alessandro Da Rold e Vita Lo Russo Nel 2005 il governo Berlusconi ter approvò una norma che assicurava alla...

Il Vaticano cade sull’Ici

di Alessandro Da Rold e Vita Lo Russo

Nel 2005 il governo Berlusconi ter approvò una norma che assicurava alla Chiesa l’esenzione totale dal pagamento dell’Imposta comunale sugli immobili (Ici) e del 50% dell’Imposta redditi societari (Ires). Nel 2006  il governo Prodi, anche sotto la spinta delle prime critiche Ue, provò a limitare il privilegio, ma senza successo.
Ora la situazione potrebbe cambiare. Perchè la Commissione europea ha avviato un’indagine sui vantaggi competitivi che alcune attività della Chiesa hanno sul mercato italiano e comunitario. L’ipotesi di Bruxelles è che l’esenzione Ici e lo sconto Ires possano essere considerati a tutti gli effetti aiuti di Stato e che quindi distorcano la concorrenza, mettendo in una posizione di svantaggio competitivo le aziende laiche che operano negli stessi settori.

Uno sconto di 2 miliardi di euro

La Chiesa risulta proprietaria di circa 100 mila immobili: di questi 9 mila sono scuole, 26 mila strutture ecclesiastiche e quasi 5 mila strutture sanitarie. Per l’agenzie delle entrate significa una una perdita secca di introiti pari a due miliardi di euro all’anno. E sono proprio le attività di assistenza sanitaria, quelle legate all’istruzione e quelle socio-aggregative sotto accusa.
«La Commissione ritiene che gli immobili in questione potrebbero essere usati anche per attività commerciali e che tali esenzioni fiscali potrebbero pertanto distorcere la concorrenza», si legge in una nota. L’inchiesta aperta da Bruxelles il 12 ottobre dovrà appunto appurare che nessuna delle attività svolte in quelle sedi e gestite direttamente dal Vaticano abbia carattere commerciale, e quindi non produca profitto.
A portare la questione sui tavoli degli euroburocrati sono stati il radicale Maurizio Turco e dal fiscalista Carlo Pontesilli, segretario di anticlericale.net, assistiti dall’avvocato Alessandro Nucara.

Una vicenda che si trascina dal 2005

Dopo una prima denuncia nel 2005 la Commissione europea aveva chiesto informazioni ulteriori al Governo italiano. Nel 2006 è poi intervenuta una modifica alla legge da parte del governo Prodi e la allora commissaria Neelie Kroes aveva per ben due volte, nel 2008 e nel 2010, archiviato il caso. In molti sostengono per via delle forti pressioni di Oltretevere su Bruxelles.
A quel punto i radicali hanno chiamato in causa direttamente la Corte di giustizia europea di Lussemburgo e il nuovo Commissiario alla concorrenza Joaquin Alumnia ha deciso di riaprire il fascicolo perché «non si può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato».
Entro 18 mesi Bruxelles dovrà decidere se assolvere o condannare l’Italia con multa ed eventualmente porre fine ai privilegi e disporre il rimborso all’erario delle tasse non pagate in cinque anni dagli enti ecclesiastici.