Il vento di Mosca in Europa

Redazione
01/10/2010

Sono le elezioni dello scontento quelle si terranno il 2 ottobre in Lettonia. Le prime dall’inizio della crisi economica che...

Il vento di Mosca in Europa

Sono le elezioni dello scontento quelle si terranno il 2 ottobre in Lettonia. Le prime dall’inizio della crisi economica che ha trascinato l’ex “Tigre del Baltico” in una delle peggiori recessioni dell’Unione europea. Stremata dalle misure di austerity imposte dal governo, insoddisfatta del comportamento della classe politica, la popolazione potrebbe portare al governo un partito filo-russo. Sarebbe la prima volta in 19 anni, da quando cioè la Lituania è diventata indipendente dall’Urss nel 1991.

Il voto dello scontento

Le ultime legislative risalgono al 2006, quando a Riga e dintorni tirava completamente un’altra aria: il piccolo Paese ex sovietico di 2,2 milioni di abitanti era entrato da due anni nell’Ue e vantava ritmi di crescita economica a due cifre. La destra del partito del Popolo al potere non faticò a guadagnarsi la riconferma, malgrado già circolassero i primi moniti sul pericolo di surriscaldamento dell’economia. 
Secondo i dati Fmi, dal 2008 il Paese ha avuto un calo del 25%, un crollo record a livello mondiale, mentre la disoccupazione è triplicata, arrivando al 20%. Anche se il Paese oggi si avvia lentamente alla ripresa, non c’è alcuna certezza di vittoria assoluta per il premier di centrodestra Valdis Dombrovskis, regista di un durissimo programma di austerità nel quadro di un piano di salvataggio da 7,5 miliardi di dollari concordato nel 2008 con il Fondo monetario internazionale (Fmi) e l’Unione europea. Alla vigilia del voto, i sondaggi registrano, infatti, un 46% di elettori indecisi o pronti a cambiare idea. 
Gli analisti si dicono possibilisti: la coalizione guidata da Dombrovskis, Unità (Vienotiba), potrebbe rimanere al potere, ma per contare su una solida maggioranza dovrà aprire al partito Armonia di centro (Saskanas Centrs, Sc). La formazione, che rappresenta i russofoni lèttoni, circa un terzo dell’intera popolazione, non ha mai fatto parte del governo lituano. In questa tornata elettorale, invece, si contende il maggior la vittoria con Unità. Lo scenario che sembra profilarsi è quello di un governo di larga maggioranza con lèttoni e russofili, che possa attuare quelle riforme impopolari ma necessarie per tirar fuori il Paese dalla profonda crisi economica in cui versa.

La falce e martello che piace ai giovani

Nato nel 2005 dalla fusione di alcuni piccoli partiti di orientamento socialdemocratico con qualche presenza di alcuni esponenti del passato regime sovietico, Sc è di tendenza russofila, anche se meno radicale del Pctvl, il partito dei tradizionalisti e radicali russi, nelle cui file alle ultime europee si era candidato anche l’italiano Giulietto Chiesa. Dopo essersi ripulito l’immagine dalla falce e martello, scegliendo posizioni più moderate e meno apertamente filo Cremlino, Armonia di centro ha guadagnato consensi, attirandosi persino le preferenze dei giovani.
Il suo candidato premier, è il 51enne Janis Urbanovičs. Ex ingegnere e con un lungo passato alla Saeima (il parlamento unicamerale lituano), Urbanovičs ha dichiarato di voler collaborare con il Fmi e ha garantito il proseguimento della partecipazione lettone alla missione Nato in Afghanistan. Il suo partito si oppone, invece, al taglio delle pensioni previsto dal governo attuale e mira a ridurre il deficit pubblico, in parte, combattendo la corruzione. Se Armonia di centro salisse al governo, sarebbe la prima volta che ai vertici di un Paese Ue siedono politici russofoni.