Il vento non soffia più

Redazione
08/10/2010

Lorenzo Berardi Mentre in Italia continua a tenere banco la scelta dei siti più idonei per realizzare gli impianti nucleari...

Il vento non soffia più

Lorenzo Berardi

Mentre in Italia continua a tenere banco la scelta dei siti più idonei per realizzare gli impianti nucleari di terza generazione promessi dal governo, il 23 settembre scorso la Gran Bretagna ha inaugurato il più grande parco eolico off shore del mondo.
Situata al largo delle coste del Kent, la Thanet Offshore Wind Farm è stata realizzata dal colosso svedese Vattenfall e, in condizioni ottimali, può soddisfare il fabbisogno energetico di 130 mila abitazioni. Un segnale importante. Un’eredità del governo di Gordon Brown che i leader Conservatori riuniti al Congresso di Birmingham si sono, però, dimenticati di menzionare. 

A rischio 60 mila assunzioni

L’impianto appena inaugurato rientrava in una strategia a medio-lungo termine promossa dai Laburisti. Secondo il Guardian  dell’8 ottobre, questo piano di sviluppo sarebbe ora minacciato dai budget di spesa del nuovo governo.
Una razionalizzazione dei fondi che, avverte il quotidiano, rischierebbe di bloccare sul nascere lo sviluppo dell’eolico britannico. Il risultato immediato di questa empasse potrebbe essere il blocco di 60 mila nuove assunzioni nel settore delle rinnovabili. Siemens e General Electric sono pronte a investire 180 milioni di sterline in due anni per la realizzazione di due nuovi impianti off shore nel Nord Est delle isole britanniche. Investimenti, però, subordinati a una condizione: il governo deve impegnarsi ad adeguare i porti in prossimità dei nuovi parchi eolici con una serie di infrastrutture.
Sul piatto della bilancia ci sono 60 milioni di sterline. È questa la cifra promessa dal precedente esecutivo per realizzare le infrastrutture portuali richieste dagli investitori stranieri. Fondi che devono essere ancora materialmente stanziati e quindi assegnati.
Tim Webb, giornalista del Guardian, dubita che questi fondi possano essere sbloccati, anticipando come il dipartimento per l’Energia e il Cambiamento climatico (Decc), che dovrebbe assicurare la metà della cifra, stia lottando per ottenere i finanziamenti necessari.

La banca verde è rimasta sulla carta

Chris Huhne, il nuovo ministro per l’Energia, è un liberal-democratico che non ha mai nascosto la propria vocazione ambientalista. Tanto è vero che una delle sue prime mosse da responsabile del ministero è stata quella di cancellare 80 milioni di sterline stanziati dal predecente governo alla Sheffield Forgemaster per la realizzazione di componentistica per nuove centrali elettriche nel Paese.
Huhne pensa di istituire una Green Investment Bank per riorganizzare e ridistribuire le risorse necessarie a implementare le rinnovabili britanniche. Questa struttura, però, resta ancora sulla carta. E dunque i 60 milioni di sterline in standby potrebbero attendere ancora diverso tempo prima di essere, eventualmente, confermati. Un’attesa che farebbe slittare gli investimenti di Siemens e General Electric con il rischio che entrambi i gruppi rivedano le rispettive strategie.
Nel frattempo il Guardian sostiene che la maggioranza sta ricevendo pressioni dalla lobby del nucleare britannico. Un comparto economico che non intende rinunciare ai fondi sinora garantiti alla Nuclear Decomissioning Authority (Nda). La Nda è un quango ossia un ente pubblico non governativo che riceve il 60% del proprio budget proprio dal dipartimento per l’Energia e il Cambiamento climatico. La funzione di questa authority è quella di occuparsi della pulizia e della manutenzione degli impianti nucleari britannici, attivando programmi per la riduzione dei rischi e del loro impatto ambientale.

Parchi eolici, navi senza flotta

Il ministro Huhne, dunque, si ritrova fra l’incudine e il martello. Da un lato vi è la necessità di proseguire sulla strada delle energie alternative, dall’altro la consapevolezza che tagliare i finanziamenti alla Nda sarebbe una mossa azzardata, non solo politicamente.
Come se non bastasse, uno degli aspetti su cui i colleghi tory del ministro hanno insistito maggiormente nel corso della tre giorni di Birmingham è stato proprio la riduzione e lo smantellamento dei quango ritenuti costosi e inadeguati enti para-statali.
«Questo sarà il governo più verde di sempre» ha assicurato a più riprese David Cameron, un Primo ministro divenuto celebre anche per i propri spostamenti in bicicletta e per avere trasformato il vecchio e inefficace logo thatcheriano del partito in un albero stilizzato. Investire nelle rinnovabili, non è un mistero, aiuterebbe l’economia britannica a uscire dalla recessione.
Tuttavia, conclude il Guardian nella coalizione di governo si moltiplicano gli scetticismi sulla reale efficacia dei parchi eolici offshore. Il dubbio è che gli investimenti e i tempi di realizzazione richiesti per questi impianti non possano conciliarsi con le esigenze immediate del Paese. L’eolico britannico rischia dunque di ammainare le vele e la Thanet Offshore Wind Farm potrebbe restare un’ammiraglia senza flotta.