Il vero premier

Alessandro Da Rold
15/10/2010

Tra Berlusconi e Tremonti tanti scontri. Che vince Giulio.

Il vero premier

È sempre più il governo di Giulio Tremonti. Mentre i ministri del Popolo della Libertà continuano a lamentarsi con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il professore di Sondrio ha presieduto, in sostituzione del premier in convalescenza dopo un’operazione alla mano, il Consiglio dei ministri di giovedì 14 ottobre, disposto i tagli alla Finanziaria e annunciato il voto di fiducia alla Camera.
Un vero capo dell’esecutivo, che il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha subito paragonato a Otto Von Bismarck, il cancelliere di ferro che nel 1871 fu artefice della riunificazione della Germania. Il Senatùr non poteva trovare paragone migliore per definire  l’economista di Sondrio, dal 1994 non solo guida economica del centrodestra ma pure fulcro delle polemiche interne a Forza Italia e Pdl.
D’altra parte, se Berlusconi propone, Tremonti dispone. Nel senso che tutto passa dal dicastero di XX settembre, non solo i fondi per i ministeri, ma l’intera stabilità della coalizione, fondata sull’asse Bossi-Berlusconi di cui è garante proprio Tremonti.
E infatti problemi interni alla maggioranza sono spesso nati dopo le disposizioni del Bismarck della Valtellina, portatore degli interessi del nord in contrapposizione a quelli di buona parte del Pdl, con il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta sempre  impegnato nel ruolo di pompiere e pontiere tra le due sponde della coalizione.
Bastava leggere i commenti di due giornali di centrodestra come il Foglio e il Giornale venerdì 15 ottobre, all’indomani del via libera alla finanziaria in consiglio dei ministri, per capire come le anime pidielline siano spaccate sul tremontismo.
Da una parte il quotidiano di Giuliano Ferrara, rassicurante sul fatto che Tremonti avrebbe un accordo di massima con Berlusconi; mentre quello di Vittorio Feltri, preoccupato e impegnato a raccogliere tutti i dubbi del Cavaliere sulle manovre di potere del ministro dell’Economia.
E dopo l’uscita di Gianfranco Fini dal partito, con la creazione di Futuro e Libertà, il ruolo di Tremonti appare ancora più rafforzato, tanto da suscitare la domanda, nel Pdl, su chi sia davvero il primo ministro.

Tutti contro Giulio

Persino Letta non è riuscito a convincere Berlusconi a frenare Tremonti.Nel 2008, appena insediato il Berlusconi quater, fu il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dare il via ai litigi con il ministro dell’Economia. Gli screzi sono continuati in questi due anni e mezzo, finora rimasti nascosti dalle polemiche sulla frattura tra Gianfranco Fini e il Cavaliere.
Nel 2008 quando il governo aveva appena tre mesi di vita, durante l’ennesima discussione sui tagli alla spesa pubblica, Lett colse l’occasione per dare una stoccata a Giulio, quando, rivolgendosi a Berlusconi, lo esortò a dire «a tutti i ministri che non si può parlare di federalismo e poi “provar fastidio” nel parlare con le regioni. Chi crede nel federalismo, e lo vuole, deve comportarsi di conseguenza». Parole che non hanno scalfito il professore valtellinese, impegnato per mesi in un serrato braccio di ferro con la Conferenza stato-regioni.
Ed è sempre stato Tremonti a vincere le prove di forza con le altre anime della coalizione o con gli altri componenti del governo e persino con lo stesso Berlusconi.
Nell’ottobre del 2009, dopo una nuova trafila di polemiche nel Cdm, si arrivò persino alla minaccia di dimissioni da parte di Tremonti, con il premier pronto a prendere l’interim del dicastero economico. Durante una riunione di Arcore il 26 ottobre, insieme ai coordinatori Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi, Berlusconi sbottò: «Tremonti è fuori dal Pdl».
La questione girava intorno a polemiche molto simili a quelle di questi giorni, sul fatto che in fin dei conti, la politica economica la decide il premier che poi è quello che ci mette la faccia davanti agli elettori. Poi si trovò un accordo, anche perché in privato Tremonti non nascondeva la convinzione che dopo di lui potesse  esserci solo «un semplice prestanome».
Superbia che ha dato ragione al Bismarck della Valtellina, che negli ultimi anni ha continuato a rafforzare la sua leadership, facendo digerire a Berlusconi manovre economiche di ogni tipo.
Prima di quella del 14 ottobre, ci sono stati gli screzi di luglio, poi conclusi con una conferenza stampa riparatrice, contornata dalla ormai consueta nota di Paolo Boaniuti, portavoce di palazzo Chigi. Comunicato, arrivato puntuale anche venerdì 15 ottobre.  «È un classico di tutte le finanziarie la scarsità di soldi da distribuire: è scontato qualche malumore quando ci sono poche risorse».

L’unica sconfitta nel 2004

Del resto, con il suo rigore il professore di diritto Tributario a Pavia, in questi anni ha costruito intorno a sé una solida schiera di nemici. Dall’attuale presidente della Camera Fini, fino a Renato Brunetta, dalle diffidenze dei ministri Prestigiacomo o Giancarlo Galan, a Roberto Formigoni e Letizia Moratti.
Celebre un siparietto in consiglio dei ministri nel 2003, quando alla Moratti, che in Consiglio dei ministri insisteva per ottenere i fondi a favore della sua riforma, Tremonti replicò con una battuta di cui poi ha detto di non essersi pentito: «Cara Letizia, devi capire che lo Stato non è tuo marito».
Ripetuti gli scontri con il governatore lombardo, sulla manovra finanziaria e i tagli alla finanza regionale.
Anche Roberto Maroni, ministro dell’Interno, più volte nel 2010, ha dichiarato di non aver digerito i tagli alle forze dell’ordine, voluti da Tremonti. In entrambi i casi il Cavaliere non ha potuto che prendere atto del decisionismo tremontiamo.
Dopo il decreto sulle quote latte a favore della Lega Nord, lo stesso Galan si sentì dire da Berlusconi: «Di Tremonti ci si può fidare ma fino a un certo punto», con tanto di paternale da parte dello stesso Letta sul rischio di una multa da parte dell’Ue. ma anche in quel caso ….
Insomma, inattaccabile. Anche perché «Chi tiene stretta la borsa, tiene stretto il potere», come ha ricordato il 14 ottobre 2010 Bossi.
L’unica sconfitta risale al 2004, quando fu defenestrato da Berlusconi su consiglio di Beppe Pisanu e dopo le insistenti pressioni di Fini.Fu sostituito da Domenico Siniscalco, ma dopo qualche mese fu richiamato in servizio. I cronisti, allora, commentarono: «Tremonti, l’ex con tanti amici, ma all’estero».