Lollobrigida non vede, Meloni non parla: l’imbarazzante immobilismo del governo sul caso Ilaria Salis

Redazione
30/01/2024

Il ministro dell'Agricoltura dice di non aver ancora guardato le immagini dell'italiana in catene a Budapest, la premier resta zitta per non infastidire l'euro-alleato, Tajani giustifica Orban che non c'entrerebbe con la magistratura ungherese. Che infatti è nota per la sua indipendenza...

Lollobrigida non vede, Meloni non parla: l’imbarazzante immobilismo del governo sul caso Ilaria Salis

Non vedo, non sento, ma purtroppo parlo. Forse dev’essere una tattica quella della destra al potere: mettere la testa sotto la sabbia per provare disperatamente a evitare di fare figuracce, eppure farle lo stesso. La strategia dell’astensione. Ci aveva già tentato il presidente al Senato Ignazio La Russa, che commentando il grido «viva l’Italia antifascista» durante la Prima della Scala ha provato a smarcarsi con la risposta più vecchia del mondo: «Non ho sentito». Peccato che la Digos sì, e benissimo anche, tanto da identificare l’autore della pacifica protesta. L’ultimo caso però sposta l’asticella ancora più in là, per merito di Francesco Lollobrigida, cognato d’Italia e ministro con portafoglio e con riporto. Alla domanda su cosa ne pensasse delle immagini della 39enne italiana Ilaria Salis in catene davanti ai giudici in Ungheria, Lollo ha replicato così davanti ai giornalisti a Montecitorio: «Non le ho viste, vado a vederle. Non commento cose che non ho visto». Eh già, d’altronde era complesso accorgersene, serviva uno sguardo vispo: dopo il servizio del Tg3 da Budapest, le foto sono semplicemente finite sulle prime pagine e nelle home page di quasi tutti i giornali italiani. Con quelle manette a mani e piedi e una specie di guinzaglio in bella vista, strappo giustificato al codice deontologico dei giornalisti che vieta che le persone vengano mostrate con ferri o manette ai polsi, a meno che non sia necessario per segnalare abusi. E più abuso di questo era difficile trovarne.

Le «fette di salame ungherese» sugli occhi di Lollo

Ma il punto resta che il ministro dell’Agricoltura che ha avuto fiato per commentare, tra le altre cose, i poveri che mangerebbero meglio dei ricchi, lo spettro della carne sintetica che si aggira per l’Europa, il ritocchino al suo cuoio capelluto, la pasta spaziale al Tg1 come sfida alla space economy e le sinistre e i giornalisti «cresciuti a champagne, lontani dal letame», non ha trovato niente di più arguto da dire sulla nostra connazionale maltrattata dagli ungheresi che un “no comment” per mancanza di immagini. Mandatelo al Var. Quelli di +Europa, per bocca del segretario Riccardo Magi – lo stesso quasi menato da Ettore Prandini di Coldiretti, grande amicone di Lollo, durante un sit-in dopo il voto sulla coltivazione di carne in laboratorio – lo hanno perfidamente infilzato: «Probabilmente il ministro dell’Agricoltura si è messo due fette di salame ungherese e non Made in Italy sugli occhi».

Lollobrigida non vede, Meloni non parla, l’imbarazzante immobilismo del governo sul caso Ilaria Salis
Giorgia Meloni e Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

La celeberrima indipendenza della magistratura ungherese…

Se lo può consolare, la premier Giorgia Meloni ha fatto pure peggio, buttandosi in trincea e facendo calare il silenzio più totale sulla vicenda, non sia mai che l’alleato Viktor Orban si infastidisse e facesse reboare in aria un altro veto in sede europea sugli aiuti all’Ucraina. Quello più temerario di tutti, per dare l’idea della reazione d’impeto del governo, è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che mentre la Farnesina convocava l’ambasciatore ungherese, si è spinto a dire: «Non si può intercedere sul processo, noi possiamo soltanto fare delle proteste per quanto riguarda il trattamento del detenuto. Se vogliamo parlare in punta di diritto, Orban non c’entra niente. Non è che il governo decide il processo. La magistratura è indipendente». Peccato che una risoluzione appena approvata a larga maggioranza dal parlamento europeo chieda di non sbloccare i fondi all’Ungheria proprio perché non soddisfa i requisiti per l’indipendenza della magistratura. E che qualcosa in quel sistema giudiziario non funzioni lo si capisce anche solo leggendo delle condizioni disumane e di degrado in cui è rinchiusa Salis da un anno, tra topi, cimici, scarafaggi e in stato di malnutrizione, col rischio di essere condannata a 11 anni di reclusione per aver partecipato a una contro manifestazione per opporsi al raduno neonazista e accusata di aggressione. Lo si intuisce a occhio nudo, insomma. Basta aver visto le immagini.